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Federica Brignone, quando il perfezionismo incontra la passione

Campionessa di sci, ma atleta polivante. Dall’acqua alla montagna non c’è uno sport che Federica Brignone non abbia praticato. La guidano perfezionismo e passione: “A 100 all’ora sugli sci, non puoi permetterti di perdere il controllo”

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Federica Brignone, quando il perfezionismo incontra la passione

Onnivora, ma di sport. Federica Brignone li ha praticati tutti e ha dovuto aspettare di salire a diciannove anni sul podio di una gara di Coppa del mondo per capire che lo sci sarebbe stato non il suo sport preferito, ma il suo lavoro. Perché anche oggi, come quando era bambina, la sua passione non è per uno sport solo. Appena scende dagli sci si butta in un’altra disciplina, che adora tanto quanto lo sci, spinta da quella voglia che anima chi, come lei, non sa stare ferma. Le ultime passioni sono hip hop e danza giamaciana. Fare sport per lei vuol dire anche immergersi nella natura e lì Federica Brignone si sente a casa.

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Com’è nata la sua passione per lo sci?

E’ nata in casa da mio papà, maestro di sci, e da mia mamma, ex sciatrice. Con loro, per lavoro, sono sempre stata in contatto con la neve e a un anno e mezzo mi hanno messo un paio di sci di plastica ai piedi.

E da lì non si è più fermata?

In realtà non avevo proprio le idee chiare, perché ho sempre praticato molti sport, mi piacevano tutti. Per di più non li ho mai affrontati con l’idea di diventare una campionessa, li facevo solo perché mi piacevano, mi divertivano. Amo lo sport, sono passata dalla ginnastica artistica al pattinaggio fino all’atletica leggera. Ma anche arrampicata, tennis, golf e tutti gli sport acquatici. Erano le stagioni, inverno ed estate, a indicare la strada migliore per divertirsi. E anche oggi è così.

Quando ha scelto lo sci?

Mi sono accorta che lo sci poteva essere giusto a 15 anni quando ho vinto i campionati italiani, anche se la consapevolezza vera l’ho avuta nel 2010, l’anno in cui sono salita per la prima volta sul podio di una gara di Coppa del Mondo. Ero arrivata terza nella gara di slalom gigante di Aspen.

Qual è stato il successo più bello?

Non me lo posso dimenticare. E’ stato a Plan de Corones nel 2017. L’anno prima avevo dominato in gigante con cinque podi. Ero bloccata non riuscivo a esprimermi al massimo, ero sempre dietro nella seconda manche ed ero uscita dal primo gruppo di merito. Poi è arrivata quella vittoria con una tensione incredibile e un senso di liberazione infinito. La gara perfetta, invece, è stata quella di Aspen, sempre quell’anno. Miglior tempo nella prima e nella seconda manche.

Qual è stato il momento più difficile della sua carriera? E come ne è uscita?

Ci sono stati molti momenti difficili. Il peggiore cinque anni fa, quando per un infortunio avevo saltato la stagione precedente. Avevo sempre male, non riuscivo a calzare bene gli scarponi, avevo problemi in continuazione e pensavo di smettere, perché non mi divertivo più. Invece sono riuscita a rialzarmi ed è  arrivata la prima vittoria in coppa del Mondo a Solden (2015), poi un’altra vittoria ancora e sei podi.

Coppa del mondo, Mondiali e Olimpiadi: cosa sono state per lei?

La coppa del mondo è la chiusura del cerchio, è l’obiettivo per cui si lavora sempre, mentre Mondiale e Olimpiadi sono gare uniche. La prima è una gara a tappe, serve presenza e costanza. Le altre due ammettono un solo risultato e solo per tre atleti, il podio.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

Per il momento penso solo a sciare, tenendo alta la concentrazione. Cerco di spingere sempre al massimo per cercare di vincere dove posso farlo. Solo così riesco a togliermi delle soddisfazioni. Non mi accontento mai, affronto tutto al top, sono una perfezionista. Certo poi, mi piacerebbe vincere la gara di La Thuile, è casa mia.

Come si allena?

D’inverno mi sveglio e vado a sciare, il pomeriggio è dedicato all’atletica, una sorta di mantenimento per massimo due ore. D’estate l’allenamento è più pesante, tanto che non vedo l’ora di tornare a sciare. Mi alleno tutti i giorni mattina e pomeriggio: potenziamento e circuiti, gambe, braccia, resistenza, equilibrio e un po’ di downhill con la bici. Quest’anno, però, ho aggiunto un particolare tipo di allenamento: mi piace ballare e così al mercoledì ho aggiunto lezioni di hip hop e danza giamaicana. Quando sono al mare, non mancano gli sport acquatici, in particolare il surf.

Sempre alla ricerca di equilibrio tra potenza e controllo?

Potenza e controllo è tutto per noi. C’è sempre la ricerca di andare oltre il limite, di alzare sempre l’asticella senza però perdere la capacità di controllare quello che stiamo facendo. Noi sciatrici corriamo su due assi di legno a 100 all’ora e con poche protezioni: devi sempre essere lucido per avere il pieno controllo di te stesso.

Quale tipo di alimentazione segue?

In famiglia, mi hanno dato un’educazione alimentare molto sana, uscivamo poco a mangiare, niente roba pronta. Ora con un nutrizionista ho fissato alcune regole, anche se sono una che mangia tutto. Sono malata di gelato, ne mangio anche uno al giorno. E ho creato un mio gusto: yogurt variegato al cioccolato fondente, croccante di pistacchio e coulis di lamponi.

Lei è una grande sciatrice, ma ha anche un grande rapporto con l’acqua e la natura.

Da bimba stavo più in acqua che sulla neve, mi trovo a mio agio dove si può scivolare: faccio sia surf da onda che sci di alpinismo, nella neve fresca. Stare a contatto con la natura, all’aria aperta mi fa sentire viva. E’ per questo che partecipo al progetto di sostenibilità ambientale “Traiettorie liquide”, che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dell’inquinamento marino. Le condizioni del mare stanno cambiando, questa è l’era delle conseguenze e non si tratta solo di avere un mare pulito, ma anche un ecosistema in equilibrio.

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