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Come si diventa collaudatori? E perché in Pirelli il tester è fondamentale

Così Pirelli forma i collaudatori che danno carattere e identità ai pneumatici che arriveranno

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Il collaudatore non è un pilota. In Pirelli questo concetto è talmente chiaro da diventare la base del metodo. “Il pilota cerca la prestazione, il collaudatore cerca il problema”, in estrema sintesi. È una differenza culturale prima che professionale, che spiega perché certe figure emergono e altre no. “Abbiamo collaudatori che arrivavano da tutt'altro mestiere: uno dei nostri migliori, in Germania, prima era un tecnico manutentore elettrico.  Mai guidata un'auto da corsa. Nel tempo, ha sviluppato una sensibilità incredibile”. L'abilità non sta tanto nell'andare forte, quanto nel capire cosa accade alla gomma quando viene portata oltre il limite. È un'arte che richiede formazione, disciplina e pazienza. “Ci sono piloti bravissimi che non scelgono questo lavoro. È più forte di loro: quando sentono il sottosterzo, lo correggono. Il collaudatore, invece, deve lasciarlo uscire per capire come e quando si recupera”, spiega Eros Fumagalli, test driver di Pirelli.

Auto su pista bagnata

Una scuola interna che non ha eguali

Diventare collaudatore in Pirelli non è un percorso standard: non esiste un curriculum “tipo”. Quello che esiste, invece, è un periodo di training tra i più lunghi e strutturati del settore.

“Io ho fatto un anno e mezzo di formazione”, racconta Eros. “Pirelli investe tempo, persone e risorse come raramente si vede. Devi imparare a controllare l'auto oltre il limite, poi a leggere la gomma, poi a riconoscere ogni sfumatura di comportamento nelle più svariate condizioni su asciutto, bagnato, neve e ghiaccio”.

La difficoltà di questo mestiere, dicono, è che “i numeri li dai tu”: serve una sensibilità che non si compra e non si improvvisa. Per questo l'azienda non solo forma i collaudatori, ma nel tempo mantiene gli standard più alti grazie a corsi di aggiornamento e formazioni interne mirate.

“Ogni anno, ad esempio, facciamo blind test incrociati. Io posso testare un set di gomme senza sapere quali sono, un collega fa lo stesso, poi si confrontano le valutazioni. Questo crea la nostra brand identity: chi guida una Pirelli sa cosa aspettarsi, perché dietro ogni prodotto c'è una coerenza di sensibilità e giudizio”.

Il confronto tra strada e simulatore

La simulazione è diventata un pilastro nello sviluppo dei nuovi pneumatici in Pirelli. Ma questo non sostituisce il collaudatore: lo amplifica. Un passaggio che, però, non è scontato.

“La prima volta che sono salito sul simulatore, dopo due minuti l'ho spento”, racconta Fumagalli, che ha decenni di esperienza nel collaudo Pirelli. “Il cervello vede una frenata, ma il corpo non la sente. Lo stesso con le curve: in macchina giri la testa verso l'interno, nel simulatore devi guardare dritto. Il corpo inizialmente non è abituato”.

È una questione fisiologica: il simulatore dà l'immagine della decelerazione, ma al corpo non arriva la forza reale. “Quando freni, la piattaforma si muove all'indietro per imitare il carico, ma non è la stessa cosa. Occorre imparare a separare ciò che vedi da ciò che senti”.

Superato lo scoglio, il simulatore diventa un alleato potentissimo. “Quando ti abitui, ritrovi le stesse sensazioni della macchina vera. E allora capisci quanto può servire a uno sviluppo più ancor preciso e affinato”.

Il futuro del collaudo passa da qui

La simulazione permette di anticipare i problemi, ridurre i prototipi e accelerare i cicli di sviluppo. Ma l'essenza del mestiere resta umana. Ecco perché Pirelli continua a investire anche in questa direzione. “Il background ideale? Un po' di dinamica del veicolo aiuta”, spiega. “Soprattutto perché il passo successivo, per i più esperti, è andare al simulatore. Ma non serve essere ingegneri: serve una sensibilità che va costruita e affinata nel tempo”.

Il punto è che la tecnologia non sostituisce il collaudatore: lo rende più potente.

E il collaudatore, a sua volta, dà alla tecnologia il contatto con la realtà. La frase che circola nei corridoi dell'R&D Pirelli lo riassume bene: la simulazione sviluppa la gomma, il collaudatore le dà un'anima.

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