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Passione per le due ruote: in moto per superare i propri limiti. In sicurezza

Viaggiare ed esplorare alla ricerca della libertà. Non solo, perchè a volte la passione per la moto si accompagna anche alla voglia di scoprire i propri limiti

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Passione per le due ruote: in moto per superare i propri limiti. In sicurezza

La motocicletta, la cui nascita si può far risalire agli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, ha avuto nel corso degli anni, così come l’automobile, un’importante evoluzione a livello tecnologico tale da rendere questo mezzo sempre più prestazionale ma al contempo anche più sicuro.

È innegabile che uno dei ruoli principali che la motocicletta si è ritagliata, perlomeno nel Vecchio Continente,in special modo in Italia, sia quello di mezzo per spostarsi alternativo all’auto in città, spesso scelta rispetto a quest’ultima perché più comoda per svincolarsi nel traffico cittadino o per evitare le lunghe code che si formano su strade e autostrade nelle ore di punta. Ma la motocicletta non viene utilizzata sempre e solo come comoda alternativa all’auto, in alcuni casi, come nei viaggi, la comodità non è certo una componente che può giocare a favore delle due ruote; per quanto un modello di moto possa avere accessori, borse, cupolini ed essere comodo non sarà mai capiente ed accogliente come un’automobile. 

Eppure i motociclisti che utilizzano la motocicletta per viaggi di medio o lungo raggio non sono certamente una minoranza trascurabile e, per loro, ad essere importante non è evidentemente la comodità quanto piuttosto le emozioni che un mezzo come la motocicletta è in grado di offrire. Celebre è tra i motociclisti e tra chi ha la passione per le due ruote la citazione “Quattro ruote muovono il corpo, due ruote muovono l’anima” che ben esprime lo spirito con cui molti centauri salgono in sella alla propria moto. In questi casi l’obiettivo non è la meta ma il viaggio in sé e il senso di libertà che il viaggiare in moto può regalare.

Vi è poi un utilizzo della moto più estremo che spazia dalle competizioni su pista a quelle, ben più pericolose, su strada fino ad imprese ai limiti della fisica. In quel caso la motocicletta è lo strumento con cui l’uomo sfida se stesso alla ricerca dei limiti del proprio mezzo ma, ancor più, dei propri. Un guanto di sfida rivolto alla fisica e alla natura che ha radici lontane ma che con i recenti sviluppi tecnologici della ciclistica, dei pneumatici e dell’abbigliamento tecnico, ha sicuramente reso possibile e più sicure imprese fino a qualche anno fa impensabili. 

Un esempio? Nonostante resti immutata la passione per le due ruote, se si osserva una gara motociclistica degli anni ’60 e ’70 e la si confronta con una attuale, aldilà delle motociclette molto diverse tra loro, la prima cosa che si potrà notare è lo stile di guida molto differente dei piloti di oggi rispetto a quelli del passato.
Adesso le moto si guidano spostando il peso del proprio corpo a destra o a sinistra rispetto al baricentro della motocicletta in base a dove si vuole curvare. Chiunque abbia visto almeno una gara motociclistica negli ultimi vent'anni avrà notato come i piloti tocchino l’asfalto con il ginocchio e, sempre più spesso, anche con il gomito. Se un motociclista normale su strada può raggiungere un angolo di piega massimo di circa 50 gradi, nelle più importanti competizioni internazionali di motociclismo l’inclinazione della motocicletta può raggiungere i 65 gradi, in pratica il pilota in curva si trova con il proprio casco a pochi centimetri di distanza dall’asfalto, a volte a velocità superiori ai 250 km/h, mantenendo sempre una situazione di relativa sicurezza.

Per non parlare poi delle competizioni off road su due ruote, forse ancora più spettacolari di quelle stradali. Nel Motocross, così come nel Supercross, i piloti costantemente vincono sfide con la forza di gravità compiendo salti ed acrobazie in aria per poi toccare nuovamente il suolo per proseguire la loro corsa verso la vittoria. Ancora più estremo quello che viene compiuto dai piloti di freestyle motocross che si esibiscono in backflip (salti mortali all’indietro) ad altezza anche superiori ai 30 metri senza nessuna rete di sicurezza.

Anche Pirelli, a suo modo, ha sfidato, superandoli, i limiti della natura. Fa ormai parte della storia del motociclismo l’impresa compiuta da Pirelli insieme ai più rinomati giornalisti internazionali del settore moto che nel 2009 hanno registrato un nuovo Record Mondiale di Durata di 24 ore sull’anello di Nardò in Puglia a bordo di una Suzuki Hayabusa 2009, percorrendo una distanza di 5.135,071 km ad una velocità media di 213,96 km/h con un solo set di pneumatici sport-touring ANGEL™ ST, una simulazione di un giro stradale pari a 12.000 km a velocità touring (80-100 chilometri).

A bordo di una seconda moto, la Kawasaki GTR 1400 modello 2009, Pirelli ed i vari ospiti hanno inoltre stabilito record supplementari in questa nuova categoria, tra cui un Record mondiale di 12-ore coprendo la distanza di 2.502,873 km, con velocità media di 208,573 km/h. Durante l’ultimo giro la Kawasaki, guidata in quel momento da Michele Corallini, tecnico della Sperimentazione Pirelli, ebbe un problema meccanico a metà dell’anello, fermarsi avrebbe inficiato l’intero tentativo di record. Il tecnico Pirelli, che a 54 anni era anche il membro più anziano della squadra, non si è perso di coraggio e ha spinto la moto per più di 2 ore per coprire gli ultimi sette chilometri e attraversare la linea dei cronometristi.
Lo staff tecnico Pirelli che ha partecipato a questo evento, compresi i direttori sia della Ricerca & Sviluppo, mossi dalla passione per le due ruote, Piero Misani, sia della Sperimentazione, Salvo Pennisi, ha aggiunto così altri record a quelli da loro stessi raggiunti nel giugno 2000 nella categoria A11 a bordo di una Suzuki Hayabusa 2000. La Suzuki Hayabusa 2009 e la Kawasaki GTR 1400 2009 utilizzate sono state classificate nelle due diverse classi (A11 e A12 rispettivamente) dalla FIM, che ha certifica i loro record di percorrenza e durata. 
 
Più di recente, anche il sei volte Campione del Mondo Max Biaggi ha compiuto, insieme a Pirelli, un’impresa senza eguali. Il pluricampione mondiale si è cimentato come tester d’eccezione Pirelli in una prova di frenata su bagnato senza precedenti: inchiodare una moto lanciata sul ponte di volo di una portaerei militare, con asfalto irrorato da pompe d’acqua a 17 atmosfere.
È avvenuto sulla portaerei Cavour della Marina Militare Italiana ancorata nella base navale di Taranto, che è stata l’inedita pista di prova per la presentazione dello pneumatico sport touring Pirelli ANGEL™ GT, degno successore del sopracitato ANGEL™ ST.
Max Biaggi ha accelerato fino a 100 km/h per poi pinzare forte sui freni nel punto di frenata prestabilito. Gli pneumatici Pirelli ANGEL™ GT hanno consentito a Biaggi prima di scaricare a terra tutti i cavalli della sua motocicletta e poi di garantirgli l’arresto immediato e in completa sicurezza sull’asfalto bagnato. Godetevi il video di questa impresa, un tassello della ricerca all’estremo su due ruote:

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