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Un'altra finale per Emirates Team New Zealand

I neozelandesi arrivano al grande match di Coppa America ancora una volta: sarà un'emozionante rivincita contro Oracle

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Un'altra finale per Emirates Team New Zealand
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I kiwi  sono riusciti ancora una volta a conquistare il diritto a disputare il Match. Si chiama così la vera Coppa America, ovvero l’incontro tra il defender, in questo caso Oracle, e il challenger. Li chiamano gli All Blacks della vela e in Nuova Zelanda sono considerati una vera Nazionale: la nautica è infatti, per spettatori e diffusione, il secondo sport dopo il rugby, e ha fornito molti eroi. Il più grande e leggendario è Sir Peter Blake, poi Grant Dalton che guida adesso il team. A sostenere la squadra c’è un armatore di origine italiana, Matteo De Nora, che si prende cura del team fin dal 2003 dopo la sconfitta che ha portato la Coppa in Europa.

Emirates Team New Zealand ha battuto nella finale della selezione sfidanti la svedese Artemis per 5 a 2, è stata una vittoria relativamente facile che dimostra come lo squadrone australe abbia ancora una volta centrato l’obiettivo con il suo kiwi mood, un modo di procedere fondato sulla grinta e il metodo non senza una ironia di fondo che porta risultati concreti. Lo skipper è l’australiano Glen Ashby, un drago dei multiscafi e il timoniere è Peter Burling, un tipico ragazzone kiwi, sempre scalzo e sempre concentrato su un solo obiettivo: la barca. Con i suoi 26 anni è il più giovane timoniere ad aver raggiunto questo risultato: in realtà si è messo in luce relativamente tardi come atleta, ma ha vinto una medaglia d’oro e una d’argento con il 49er, una deriva molto difficile da portare. 

A bordo c’è anche un po’ di Luna Rossa: dopo il ritiro del team italiano lo skipper Max Sirena e alcuni designer hanno raggiunto la squadra neozelandese portando in dote una delle idee chiave della barca, quella di produrre potenza con quattro uomini che pedalano come fossero in bicicletta e non con la forza delle braccia con i coffee grinder. Disporre di un poco di potenza in più non guasta: in questa edizione è consentito l’accumulo di energia, significa che il sistema idraulico che controlla le derive e l’ala viene “caricato” nei tempi morti e restituisce energia quando serve, soprattutto durante le fasi di movimento e regolazione delle derive. Per azionare questo sistema sono stati scelti anche alcuni ciclisti professionisti. Niente di strano: sulle vecchie barche i grinder venivano scelti tra canottieri o giocatori di rugby e football americano.

Il percorso di Emirates per arrivare a questo risultato non è stato privo di colpi di scena, compreso un ribaltamento in una giornata di vento forte che ha distrutto un’ala e procurato molti danni alla barca, che tuttavia il giorno dopo era già pronta a regatare. Una delle forze dei team di Coppa America è proprio lo “shore team”. Le barche dopo ogni regata vengono controllate nei minimi particolari: quando ci sono danni estesi bisogna essere pronti a reagire in tempo reale, senza rallentamenti.

Se si esclude l’edizione del 2010 della Coppa America la squadra neozelandese disputa le regate del match con il ruolo di sfidante o defender fin dal 1995, anno in cui sotto la guida di Peter Blake e con Russell Coutts al timone ha strappato la Coppa agli americani. Nel 2000 ha difeso la Coppa con successo, nel 2003 ha dovuto cedere la Coppa ad Alinghi che ha portato la Coppa in Europa. Nel 2007 a Valencia ha sfidato ancora Alinghi e nel 2013 si è trovata contro Oracle, nella sventurata sfida di San Francisco in cui è stata rimontata dall’8 a 1 fino al 9 a 8.

L’equipaggio di Artemis, nella finale sfidanti, è stato bravo a mettere in difficoltà i kiwi, ma non aveva la velocità necessaria a ribaltare il risultato, e il fortissimo tattico inglese Iain Percy che ha teleguidato il timoniere Nathan Outridge non è bastato. Non è chiaro se Torbjörn Törnqvist, il loro finanziatore, vorrà tornare: molto dipende da chi vincerà tra Emirates e Oracle.

Grandi sconfitti delle regate di selezione sono gli inglesi di Land Rover BAR guidati da sir Ben Ainslie: un budget dichiarato di 110 milioni di Sterline, una campagna fatta senza badare a spese anche se iniziata un poco in ritardo e l’appoggio della famiglia reale con una serie di Lord e Sir. Sono finiti malamente nelle semifinali, battuti proprio da Emirates Team New Zealand che li ha scelti come avversari considerandoli quindi i più morbidi e deboli. Hanno dovuto rinunciare all’idea di riportare la Coppa America a casa, nel Solent e nel leggendario Royal Yacht Squadron di Cowes dove è nata la regata nel 1851. Gli altri, Team France con Frank Cammas, e Team Japan SoftBank con Dean Barker, hanno svolto bene il loro ruolo di team satellite di Oracle che ha fornito loro tecnologie e suggerimenti.

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