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Tenuta di strada sul bagnato?
Si con il Cinturato Blue Wet

La stagione 2016 di Formula Uno è alle porte. E i Cinturato Blue Wet, quelli da bagnato estremo, sono i protagonisti dei test sul circuito del Paul Ricard

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La stagione 2016 di Formula Uno è alle porte. Nelle fabbriche dei Team fervono gli ultimi fine tuning delle nuove monoposto che scenderanno in pista per la prima volta a Barcellona, durante i test pre-season di febbraio.  
Ed anche Pirelli sta mettendo a punto la propria gamma di pneumatici per il Campionato 2016.
Se le gomme slick sono già state provate ad Abu Dhabi, nei test seguiti al Gran premio dello scorso novembre, tocca adesso alle gomme da bagnato passare il vaglio dei test e degli ingegneri Pirelli.
I Cinturato Blue Wet, quelli da bagnato estremo con la banda blu, per intenderci, sono, infatti, i protagonisti dei test Pirelli sul circuito francese del Paul Ricard, vicino  Le Castellet, dove a scendere in pista sono tre squadre: Ferrari, McLaren, Red Bull.

Il circuito, che deve il proprio nome al famoso inventore del liquore “Pastis”, offre la possibilità di essere bagnato artificialmente con degli irrigatori che consentono di riprodurre le diverse condizioni di pioggia riscontrabili nel corso del Campionato: da quella torrenziale della Malesia a quella costante e prolungata della Gran Bretagna. Questo consente di avere capacità di bagnatura costanti tra un run e un altro; condizione necessaria quando si fanno confronti tra diverse soluzioni e vetture.
Sì perché nella due giorni francese i piloti di Ferrari, McLaren e Red Bull provano diversi prototipi di pneumatici da bagnato estremo, tra i quali potrebbe uscire la soluzione Full Wet 2016. 
A dover sostenere la prova del Paul Ricard sono, infatti, diverse combinazioni di mescole e di disegni battistrada, sottoposte non solo al giudizio dei tecnici della P lunga ma anche a quello dei piloti. Già, perché il feedback soggettivo è un elemento fondamentale di questi test. Molto più che per i test su asciutto, per quelli sul bagnato la valutazione del pilota integra in maniera determinante i dati raccolti dai sensori di telemetria. 
In passato la P lunga ha effettuato molti test per gli pneumatici da bagnato. Ed anche lo stesso Paul Ricard è stato spesso il teatro di questi test, insieme, ad esempio, al circuito di Abu Dhabi, dove, nel 2011, Pirelli effettuò i primi test sul bagnato della storia della Formula Uno in notturna. 
Eppure, mai prima di questa occasione, Pirelli aveva avuto l’opportunità di sviluppare le gomme da bagnato con delle vere monoposto F1® e, soprattutto, con dei piloti ufficiali. 
Il già citato test di Abu Dhabi era, infatti, stato condotto con la vettura di prova Pirelli, una Toyota del 2009, al cui volante sedeva Pedro de la Rosa. E sempre con la Toyota, insieme alla “vecchia” test car Renault, Pirelli era andata al Paul Ricard per precedenti test sul bagnato.

L’equazione che gli ingegneri Pirelli cercheranno di risolvere sull’asfalto del Paul Ricard assume questa forma: + grip – acquaplano = mescola completamente rinnovata, ottimizzazione del disegno battistrada e maggior crossover tra lo pneumatico extra wet e quello intermedio.
Per trovare la soluzione, gli uomini della Bicocca hanno approntato un piano di test davvero serrato: le tre monoposto gireranno, infatti, in pista dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio, senza pausa pranzo. Un piano dettato non certo dal sadismo degli ingegneri Pirelli bensì dalle necessità legate alla stagionalità. Oltre un certo orario nel pomeriggio, infatti, le temperature scendono troppo per poter essere poi davvero rappresentative delle condizioni che si incontrano durante il Campionato. 
Inoltre, nel caso di una giornata di sole, si arriva ad avere un’escursione termica importante che consente di apprezzare il comportamento delle mescole in un range di temperature molto ampio. Non si potranno certo replicare le condizioni della Malesia, ma lo spettro di temperature è decisamente vasto!

Nonostante il test coinvolga unicamente tre vetture, la squadra di “pirelliani” coinvolta in pista conta comunque su 30 elementi: dagli ingegneri di pista allocati nei tre team, ai fitter, passando per i responsabili dello sviluppo agli esperti dei materiali.
In ognuno dei due giorni, i tecnici Pirelli raccoglieranno una mole importante di dati relativi alle temperature, alle pressioni, al grip delle diverse soluzioni. Li analizzeranno, per poi inviarli a Milano, nella sede centrale di Pirelli, dove il “Gruppo analisi dati e simulazioni” avrà il compito di processare queste informazioni e confrontarle con il feedback dei piloti per arrivare poi alla soluzione della famosa equazione di cui sopra.

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