Zandvoort, dove la Formula 1 incontra la sua storia

Il Gran Premio d'Olanda non è una corsa come le altre. È un viaggio nella memoria della Formula 1, un ritorno alle origini di uno sport che a Zandvoort ha vissuto momenti indimenticabili, tra epiche imprese, colpi di scena inattesi ma anche tragedie che hanno lasciato il segno. Nato nel 1952, questo appuntamento è stato a lungo uno degli appuntamenti più affascinanti del calendario, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta fino al 1985, quando il circuito era diventato ormai obsoleto per una Formula 1 in vertiginosa crescita in termini di velocità.
A scorrere l'albo d'oro, si sfoglia un pezzo di enciclopedia della Formula 1. Su 34 edizioni fin qui disputate, solamente sette volte ha vinto un pilota che non è diventato campione del mondo. Jim Clark ha vinto quattro volte a Zandvoort, Jackie Stewart ne fece uno dei suoi territori di caccia prediletti mentre Niki Lauda scelse proprio questo, nel 1985, come palcoscenico per l'ultima vittoria della sua carriera, a pochi mesi dal suo ritiro. Ascari, Fangio, Prost, Senna, Moss, Rindt, Ickx, Brabham: tutti nomi che raccontano da soli la grandezza di questo circuito.

Zandvoort non è stata solo terra di campioni già consacrati. Qui hanno trovato gloria outsider e scommesse improbabili. Nel 1975 un pilota di un team privato destinato a scomparire di lì a poco, tale James Hunt, vinse una gara dopo un memorabile duello con un altro giovane che si stava affermando alla Ferrari, Niki Lauda. Quattro anni più tardi, l'australiano Alan Jones colse una vittoria che cominciava a consolidare la Williams come una potenza in una corsa passata alla storia per il coraggio – ma anche l'incoscienza – di Gilles Villeneuve che tornò ai box con la sua Ferrari che toccava l'asfalto solamente con due gomme.

La memoria di Zandvoort non può prescindere dalle sue pagine più cupe. Nel 1973, Roger Williamson perse la vita in un incidente drammatico. La sua vettura, una March-Ford, si ribaltò e prese fuoco: l'unico a tentare di salvarlo fu David Purley, che si lanciò tra le fiamme nel disperato tentativo di rovesciare l'auto del collega. Le immagini di quel giorno restano uno dei simboli più dolorosi di un'epoca in cui la sicurezza, attiva e passiva, era ancora un concetto fragile e lontano. Quell'incidente, insieme ad altri episodi di rischio estremo, contribuì a rafforzare la reputazione di Zandvoort come pista dura e crudele, capace di regalare gloria ma anche di presentare il conto più alto.

Nel lungo iato fra il 1985 e il 2021, Zandvoort perse via via la ribalta del motorsport, pur restando per tanti anni – dal 1991 al 2016 - teatro del “Masters of Formula 3”, una vetrina dei migliori giovani talenti simile come visibilità all'appuntamento di Macao. Nel suo albo d'oro figurano piloti che sono arrivati in Formula 1 - come Jules Bianchi, Nico Hulkenberg, David Coulthard, Paul di Resta, Valtteri Bottas e altri ancora – e uno di loro, Lewis Hamilton, si gioca il titolo di GOAT con Michael Schumacher. Un cognome, però, spicca forse su tutti: Verstappen. Sia papà Jos che il figlio Max hanno infatti vinto questa corsa ad inviti, rispettivamente nel 1993 e nel 2014. L'impatto travolgente che Max ha avuto in Formula 1 è stato fondamentale per dare vita al progetto di un gruppo di imprenditori di riportare la massima competizione automobilistica in Olanda, diventata oggi un Paese che ha nel pilota della Red Bull forse il suo simbolo più luminoso.
Per tutti i primi anni della sua carriera la marea Orange doveva spostarsi come una tribù da un angolo all'altro dell'Europa, dimostrando con il suo entusiasmo di meritare una casa. Lo è diventata - e non poteva essere altrimenti - Zandvoort, oggi uno degli appuntamenti del calendario più entusiasmanti in termini di spettacolo offerto da e per il pubblico. Ogni vittoria di Max nella gara di casa– e ne ha già collezionate tre – assume un valore che va al di là delle statistiche: è il simbolo di un popolo che si riconosce nel suo campione, trasformando un Gran Premio in una festa nazionale.
Modernizzato nelle strutture, dotato di curve sopraelevate che ne esaltano lo spettacolo e la sfida tecnica, Zandvoort resta comunque fedele alla sua essenza: stretto, veloce, senza spazi di fuga generosi, capace di riportare la Formula 1 in un'atmosfera in cui il coraggio del pilota faceva davvero la differenza.

È questa la magia del Gran Premio d'Olanda: un luogo dove passato e presente si incontrano, dove le imprese dei Clark e dei Lauda dialogano idealmente con le gesta di Verstappen, e dove ogni curva continua a raccontare che la Formula 1 non è solo sport, ma storia viva.