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La tregua

Dopo il primo fine settimane di regata, una pausa per ricaricare le energie e adottare soluzioni. Emirates Team New Zealand, però, sembra nettamente in vantaggio

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Il verdetto del primo week end sembra dire senza margine di dubbio che la barca neozelandese è più rapida di quella americana. Nessuno alla Bermuda lo vuole davvero ammettere per scaramanzia, per il timore che succeda quello che è accaduto nel 2013, la feroce rimonta degli americani che ha lasciato l’amaro in bocca a tutti. Anche agli osservatori più ingenui pare proprio così: la superiorità è evidente almeno con il vento che non ha superato i dodici nodi delle prima quattro regate. La sfidante Emirates Team New Zealand è stata migliore del defender Oracle in tutti i settori: belle le quattro partenze di Peter Burling, che poteva essere a disagio nel confronto con l’esperto avversario James Spithill. Ottima la velocità, a volte drammaticamente superiore a quella degli americani. I neozelandesi nella regata di debutto hanno rimontato il punto di svantaggio con cui partivano per merito della classifica dei Round Robin, e poi si sono con decisione e sicurezza  portati sul 3 a 0. Il team americano è visibilmente sconcertato, tuttavia c’è una grande prudenza da parte kiwi: quattro anni fa gli americani sono stati in grado di esprimere una furiosa rimonta che non ha lasciato scampo. Ed era successo a Coppa praticamente vinta: anche se è necessario ricordare che i neozelandesi erano in testa nella regata che poteva essere decisiva, ma che è stata interrotta perché raggiunto il tempo massimo mentre erano proprio in vista del traguardo.  Da lì sono cominciati i guai: un po’ di deconcentrazione ma anche il gran lavoro degli avversari.  Il timoniere di Oracle James Spithill ha promesso: «Proveremo di tutto, ci siamo già riusciti una volta. Cinque giorni di lavoro sono tanti». Il programma – in maniera anomala rispetto al passato – prevede infatti una lunga pausa e che non si regati nei giorni feriali. Un tempo in cui Oracle può trovare delle soluzioni vincenti. 

Anche i neozelandesi useranno però i giorni di pausa per ottimizzare le prestazioni: sono riusciti a esprimere miglioramenti di velocità anche durante i giorni di regata e sembra perfino che abbiano dosato l’acceleratore dell’innovazione per non mostrare troppo di quello che hanno imparato durante i mesi di allenamento, tenendo nascosto qualcosa.  

SI sono sprecati i complimenti per il timoniere Peter Burling: freddo in conferenza stampa, freddo in regata e ben coordinato con lo skipper e tattico Glen Ashby. Lo speaker di una delle televisioni americane ed ex velista Ken Read prima della partenza della prima regata, vedendolo troppo sereno, ha commentato: «Qualcuno spieghi a questo ragazzo che sta per cominciare la Coppa America». E lui l’ha cominciata senza soggezioni, con una sessantina di pulsazioni. Qualche errore il primo giorno, soprattutto una mancata intesa con il tattico e skipper Glen Ashby che deve tenere per alcuni secondi il timone nelle manovre. Più puliti domenica, in cui i kiwi hanno somministrato lezioni ancora migliori agli americani che pure avevano cambiato degli assetti nel tentativo di avvicinarsi alla velocità dei neozelandesi.  La barca neozelandese, rispetto a quelle degli avversari, ha due differenze fondamentali: la forma delle derive che anche in televisione è molto visibile, ad esempio. Quella kiwi ha una forma spezzata e più lunga, e le dà vantaggio con poco vento; inoltre cambia il modo di regolare l’ala. Questo nella frenesia delle immagini televisive è più difficile da vedere, ma sembra essere una delle chiavi del successo dei neozelandesi, che hanno anche un sistema di regolazione assistito che non prevede il verricello che ancora hanno gli avversari. Tutto più rapido e semiautomatico. Questa è sicuramente un argomento su cui gli americani lavoreranno intensamente osservando i video per comprendere le differenze. 

Nonostante non ci sia troppo pubblico, le Bermuda confermano la loro attitudine di Paese dei balocchi: sono già arrivati i megayacht che hanno riempito le banchine del villaggio e della capitale Hamilton. Tanti tifano ETNZ nella speranza che riporti alla vecchia leggenda il regolamento, soprattutto al monoscafo di grandi dimensioni, alle regole che impongono che ci sia una gran parte dell’equipaggio della nazionalità di bandiera del club sfidante. Insomma, che ci sia una sorta di restaurazione dopo quello che ha imposto Russell Coutts, nella convinzione che abbia impoverito lo spettacolo più che arricchirlo. Sarà così? Intanto uno degli sponsor di ETNZ, Toyota, ha pubblicato una pagina sul quotidiano locale che dice: «se ci sostenete vi lasciamo la barca». Come dire: se vinciamo non ci serve più, e resta qui.

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