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I primi venti dell’America’s Cup

Come sono andati i due Round Robin della Louis Vuitton Challenger Series. Oracle ha testato I suoi sfidanti, guadagnando subito un punto

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I primi venti dell’America’s Cup

Con i due Round Robin in cui tutti i partecipanti alla Louis Vuitton Challenger Series e alla America’s Cup hanno incontrato tutti due volte si è conclusa la prima fase della Coppa America edizione 35. L’inizio è un poco complesso ma vale la pena spiegarlo, o rispiegarlo anche a chi lo sa. Per acquisire il diritto ad essere il challenger per la America’s Cup bisogna partecipare alle regate di selezione (una volta era la Louis Vuitton Cup, vinta dal Moro di Venezia e da Luna Rossa) e vi sono iscritti i cinque sfidanti. Quest’anno per la prima volta nella storia ha partecipato a questa fase anche il defender, ovvero il detentore della Coppa per averla difesa con successo nel 2013, Oracle finanziato da Larry Ellison, appunto il fondatore della grande casa di software. Oracle vincendo la classifica dei Round Robin ha conquistato un punto che userà durante le regate finali, ovvero la vera Coppa America. Se avesse vinto uno sfidante il punto sarebbe stato suo, a patto che poi fosse anche vincitore delle selezioni. Un sistema un poco macchinoso per dare, a parole, più visibilità agli sponsor e fare spettacolo. In realtà quel che succede è che il defender Oracle ha avuto la possibilità di valutare le prestazioni di tutti gli avversari, prendere le misure e pensare a eventuali modifiche da effettuare mentre proseguono le loro selezioni.   

In regata, nella prossima settimana, di cinque sfidanti ne resteranno quattro che regateranno a eliminazione diretta al meglio di cinque prove. Emirates Team New Zealand, la grande Nazionale della vela neozelandese che ha chiuso la classifica dietro Oracle aveva il diritto di scegliere il suo avversario e ha scelto Land Rover BAR del baronetto sir Ben Ainslie. L’altra coppia di semifinalisti è formata da Artemis Racing del finanziere svedese Torbjörn Törnqvist, uomo d’energia nel senso che il suo business è legato alle fonti tradizionali, petrolio e gas e SoftBank Team Japan che molti considerano un sindacato satellite di Oracle con cui condivide le tecnologie.  Sulla carta è più debole di Land Rover BAR tuttavia i neozelandesi hanno molti motivi per non volerlo incontrare direttamente. 

Dunque due settimane di regate, con qualche rinvio per vento debole o vento troppo forte, sono servite a lasciare a casa il team francese di Groupama condotto da Frank Cammas, ironia della sorte probabilmente l’uomo più esperto in multiscafi tra tutti i timonieri presenti, ma a corto di denaro per condurre una campagna di risultati. Si potrebbe dire che si comincia davvero adesso, se non fosse per quel punto incamerato dagli americani che finisce per insediarli nel ruolo di favoriti. 

Cosa si è capito delle prestazioni delle barche? Oracle è molto forte, prestazioni sempre equilibrate con poche smagliature, il suo timoniere James Spithill, resta probabilmente il più forte e ha scelto di avere un vero tattico con Tom Slingsby, che può dargli un piccolo vantaggio. Emirates Team New Zealand con il suo sistema di ciclisti è una barca a tratti rapidissima, un poco più stabile delle altre e facile da portare, ma il suo timoniere Peter Burling ha dimostrato una certa ingenuità in qualche occasione: per quanto bravo, il confronto con alcuni vecchi leoni è perdente. Land Rover BAR, per ambizioni e budget e timoniere, il baronetto Ben Ainslie ha quattro medaglie d’oro e una d’argento e ha vinto con Oracle nel 2013, in realtà non ha impressionato: protagonista di una collisione importante non ha mai espresso una vela  vincente e anzi se non fosse entrata con due punti di vantaggio nella fase dei Round Robin la sua classifica sarebbe stata punitiva. Il sogno degli inglesi di riportare la Coppa a casa nel Solent sembra piuttosto lontano. Per Artemis Racing valgono più o meno le stesse considerazioni. In una regata Oracle è stata molto indulgente, facendo sorgere il sospetto che stesse regalando un punto importante.  Fin qui i sindacati con budget adeguati a vincere. Ci sono poi i due sindacati considerati satellite, ovvero Soft Bank Team Japan con il timoniere Dean Barker ex  New Zealand e Groupama di Frank Cammas unico escluso. Dean Barker con il suo nucleo di kiwi riesce a portare la barca con eleganza e ad essere pericoloso, meno incisivi i francesi, dotati più o meno delle stesse tecnologie di provenienza americana.  

Una lezione però è piuttosto evidente le velocità sono molto simili, o meglio le differenze di velocità, che esistono, non sempre sono determinanti sui percorsi brevi dove un errore o una caduta dal foiling può costare un distacco importante e determinante per il risultato finale. Insomma, gli uomini contano, l’abilità nel restare concentrati e praticare la giusta strategia serve a vincere e non ci si può adagiare nella sola velocità massima della barca.

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