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America’s Cup 2010, il ritorno dei multiscafi

Larry Ellison con Coutts e Spithill a bordo di Oracle strappano il trofeo a Bertarelli

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America’s Cup 2010, il ritorno dei multiscafi

L’America’s Cup è il regno delle sorprese. Dopo la bellissima e affollata edizione di Valencia nel 2007, sarebbe normale pensare a una successiva, almeno dello stesso livello. Mai previsione fu più sbagliata: le prime polemiche sorgono due giorni dopo la vittoriosa difesa di Alinghi, quando la Societé Nautique de Genève – il club del patron Ernesto Bertarelli – annuncia il protocollo per la nuova edizione dove il primo colpo di scena è rappresentato dall’introduzione di una nuova Classe, lunga 90 piedi fuori tutto (27 metri e mezzo), quindi più grande rispetto a quelle precedenti, con più di 20 uomini di equipaggio.

Ma l’aspetto che sconcerta maggiormente i possibili sfidanti è la data per la competizione, ossia non prima del 2009 ed entro il 2011. Un vantaggio non indifferente per Alinghi, che ha scelto pure come Challenger of Record – il rappresentante degli sfidanti – un circolo ‘morbido’ come il Club Nautico Espanol de Vela.

Diciotto (inutili) iscrizioni

Come sempre,  il cavillo si trova nel Deed of Gift: una sfida per essere regolare, deve provenire da uno yacht club che organizza almeno una regata ogni anno. Il CNEV non ha questi requisiti e quindi il Golden Gate Yacht Club inizia un’azione legale senza precedenti per costringere la SNG a cedergli il ruolo.

Ovviamente è soprattutto uno scontro di personalità tra Larry Ellison ed Ernesto Bertarelli, con il primo che può contare anche su un ex con il dente (molto) avvelenato quale Russell Coutts che ha assunto come CEO di Oracle Racing. Sono quasi tre anni tra sentenze e appelli con strascico di polemiche: mai successo che fino a poco prima dell’inizio delle regate, il 2 aprile 2009, si preparino due America’s Cup differenti. Quella dell’AC Management, società nelle mani di Bertarelli, che a fine 2008 aveva comunque raccolto ben 18 iscrizioni di sindacati di cui sei italiani (record assoluto) e quella di Ellison-Coutts. Né si trova un sereno accordo anche in seguito, nonostante l’accettazione del GGYC come nuovo Challenger of Record da parte della SNG. Le due parti si trovano davanti ai giudici di New York per ben nove volte: nell’ultima, datata il 29 marzo 2010, è firmato un accordo di transazione che annulla tutte le vertenze in corso. Si può regatare, a Valencia.

La ‘furbata’ di Russell Coutts

Il tentativo di Alinghi di regatare negli Emirati Arabi o in Australia finisce nel vuoto, ma il vero risultato della diatriba è la scomparsa del previsto AC 90 e il ritorno ai multiscafi dopo il 1988. Un’intuizione di Coutts: sin dalla prima azione legale, spinge il GGYC a dichiarare che, qualora avesse prevalso nella disputa, avrebbe costretto il defender a una sfida a due - escludendo così tutti gli altri challenger – da fare su multiscafi ma con lunghezza al galleggiamento e larghezza di 90 piedi, proprio come il monoscafo ipotizzato da Bertarelli.

A questo si aggiunge la piccola grande cattiveria: secondo il regolamento, una barca per l’America’s Cup deve essere costruita e assemblata nel Paese di origine (la Svizzera in questo caso) per poi arrivare al mare. Se un monoscafo lo si può caricare su un camion, per quanto enorme, e spedire verso il Mediterraneo, un multiscafo con galleggianti sui 30 metri non potrà mai uscire dalla Svizzera via terra. Una difficoltà (e una spesa) in più per il defender: verrà risolta, peraltro, grazie a un mega elicottero russo, che farà volare Alinghi oltre le Alpi, creando un evento spettacolare e mai più visto nella storia del trofeo.

Trimarano contro catamarano

Quello di Valencia nel febbraio 2010 è un duello teoricamente affascinante dal punto di vista tecnico. Il trimarano di Oracle Racing ha sicuramente goduto di un considerevole vantaggio di tempo per progettazione, costruzione e sviluppo: il primo varo è all’agosto del 2008, praticamente un anno prima del trasferimento ‘volante’ di Alinghi. Nonostante questo, i favori degli esperti sono per il team di Bertarelli che punta su una superiorità presunta con brezze leggere: la minor superficie velica rispetto a Oracle Racing verrebbe compensata da una maggiore leggerezza e manovrabilità della barca.

Ma il genio neozelandese cala un altro asso: gli ingegneri di Oracle sostituiscono la randa con un’ala rigida montata sull’ albero che si rivela decisiva. A parte qualche sprazzo di orgoglio, non c’è regata sia il 12 che il 14 febbraio. Sulla barca di Ellison, Russell Coutts e James Spithill non sbagliano un colpo: in equipaggio ci sono anche due italiani, il ravennate Matteo Plazzi e il romano Simone de Mari. L’America’s Cup torna negli Stati Uniti dopo quindici anni di assenza: divertente che il responsabile n.1 sia quello che l’aveva strappata ai padroni di casa, a San Diego.

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