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The Dream Machine is Asleep

Pirelli HangarBicocca presenta “The Dream Machine is Asleep”, dal 15 febbraio al 22 luglio 2018, la mostra personale di Eva Kot'átková

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The Dream Machine is Asleep

Per la mostra “The Dream Machine is Asleep”, a cura di Roberta Tenconi, Eva Kot'átková ha sviluppato un progetto inedito e immersivo dove opere esistenti sono affiancate a nuove produzioni, tra installazioni, sculture, oggetti fuori scala, collage e momenti performativi. Partendo dalla visione del corpo umano come una macchina, un grande organismo il cui funzionamento necessita di revisioni, rigenerazione e riposo, e dall’idea del sonno come momento in cui attraverso i sogni si creano nuove visioni e mondi paralleli, la mostra esplora le nostre proiezioni e i pensieri più intimi, le ansie e il disorientamento del vivere contemporaneo.

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L’artista 
Con le sue opere Eva Kot'átková (Praga, 1982), una tra le artiste più affermate della sua generazione, si interroga sulla società contemporanea e sulle sue disfunzioni, mettendo in luce il profondo impatto sul nostro comportamento e sulla nostra identità delle convenzioni, delle regole istituzionali e dei sistemi educativi.

Molti lavori, che si focalizzano sul corpo e sulla sua relazione con gli oggetti, vengono realizzati dall’artista attraverso un linguaggio visivo che rimanda sia alle avanguardie dei primi del Novecento, come il Surrealismo e il Dadaismo, sia ad artiste quali Lygia Clark e Louise Bourgeois, le cui opere interpretano il concetto di femminilità e di diversità.

Cresciuta in un momento storico di grande trasformazione per l’allora Cecoslovacchia – alla fine del Guerra Fredda con la caduta del muro di Berlino del 1989 e dell’URSS – l’artista prende anche spunto dalla propria esperienza per analizzare il confronto tra la dimensione intima di ciascuno individuo e gli schemi comportamentali imposti in un sistema totalitario, che possono assumere un ruolo di condizionamento del corpo e della mente.

In questo contesto l’infanzia, tema ricorrente in diversi lavori, diventa per Eva Kot'átková il territorio privilegiato di osservazione. Attraverso l’utilizzo di immagini, oggetti e pratiche desunte da libri di psicologia, pedagogia, medicina, scienze sociali e da tecniche teatrali come lo psicodramma, l’artista si è spesso confrontata con bambini e ragazzi delle scuole di primo e secondo grado, creando workshop il cui esito diventa parte integrante delle sue opere. Lo stesso accade per The Dream Machine is Asleep, l’installazione realizzata appositamente per gli spazi di Pirelli HangarBicocca che dà il nome all’intera mostra.

La mostra 
Al centro di “The Dream Machine is Asleep” è l’omonima installazione, un gigantesco letto alla cui base è presente quello che l’artista definisce un ufficio per la creazione di sogni. Con questo lavoro Eva Kot'átková prosegue la sua ricerca sui sistemi che regolano la nostra vita, contrapponendo loro immagini provenienti dall’universo infantile per supplire alla mancanza o alla perdita di immaginazione. Immaginate che le persone non siano più in grado di sognare – recita l’invito dell’artista nel cercare i giovani collaboratori per creare un archivio di sogni a disposizione dei visitatori della mostra milanese. Non solo durante la notte, ma anche durante il giorno alle persone manca l’immaginazione. Questo O il vostro compito in questo lavoro: fornire sogni e idee a tutti quelli che passano la notte senza sonno e senza sogni o quelli che vivono monotone giornate lavorative con rigidi orari e prive di eventi inaspettati. Diventate ingegneri (costruttori) dei sogni degli altri, diventate fornitori di sogni.

Per accedere allo spazio espositivo i visitatori sono invitati ad attraversare l’opera Stomach of the World (2017), un’allegoria del mondo, descritto come un organismo caotico che alterna processi di assimilazione famelica, a momenti di stasi, di empatia o di scontro tra i suoi abitanti, a fasi di controllo, digestione, espulsione e riciclo delle “scorie” prodotte, ovvero le fobie e gli stati d’ansia. L’opera, composta da un video presentato all’interno di un’installazione percorribile dai visitatori e che assume la forma del disegno stilizzato di uno stomaco, si avvale di protagonisti e immagini presi dal mondo dell’infanzia e della mitologia.

Nello spazio dello Shed di Pirelli HangarBicocca numerosi oggetti fuori scala punteggiano l’intera mostra, mettendo il pubblico a confronto con un immaginario a cavallo tra letteratura fantastica e scienze neurologiche. Accanto a una serie di sette enormi teste in metallo (Heads, 2018) che vengono regolarmente attivate e completate dalla presenza immobile di performer e che rappresentano maschere in cui trovare riparo, i visitatori possono sfogliare le pagine di libri che raggiungono i due metri di altezza. Questi libri (Diaries, 2018) raccolgono piccole sculture e collage – una tecnica largamente adottata nel Surrealismo e molto amata da Eva Kot'átková per la sua intrinseca natura in cui si uniscono frammenti ed elementi differenti in nuove composizioni – e rappresentato un diario in cui vengono raccolti pensieri attorno alle disfunzioni e alle peculiarità del mondo contemporaneo.

In The Theatre of Speaking Objects (2012), invece, undici oggetti quotidiani e di arredamento come un vaso, una porta o un muro, assumono caratteristiche antropomorfe, facendosi portavoce di traumi nascosti. L’opera è stata presentata alla 18° Biennale di Sydney ed è ispirata a una serie di schizzi dell’architetto ceco Jiri Kroha (1893-1974), che negli anni ’20 aveva immaginato una piece teatrale utilizzando semplici utensili quotidiani a cui dava voce e caratteristiche umane. Nella cacofonia di voci, che parlano idiomi differenti, e nell’utilizzo di oggetti come surrogato del corpo umano, Eva Kot'átková mette in luce le situazioni in cui non è possibile esprimersi liberamente dando invece la possibilità di farlo attraverso questa comunicazione indiretta, usando gli oggetti come mediatori.

L’intera mostra viene concepita come un organismo che, attraverso performance programmate, si anima e viene abitato da figure che si aggirano nello spazio attivando le opere con semplici azioni statiche, con coreografie più complesse o attraverso narrazioni orali estemporanee. Così in Asking the Hair about Scissors (2018), un anomalo e surreale parrucchiere, i visitatori possono ricevere racconti liberamente composti da Eva Kot'átková a partire da fatti di cronaca: chiedendo di rinunciare a una parte del proprio corpo, i capelli, l’artista ripropone l’idea di frammentazione.

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