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Stefan De Vrij e il calcio,
una passione quasi naturale

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una passione quasi naturale
Stefan De Vrij e il calcio,
una passione quasi naturale

Per lui giocare calcio è stato quasi naturale. Stefan De Vrij ha iniziato a correre e a tirare calci alla palla quasi contemporaneamente. Nato in un paesino di 5mila anime nell’Olanda meridionale, la sua passione andava tutta per la squadra di Rotterdam, il Feyenoord, dove ha iniziato la sua carriera da professionista che lo ha portato a vestire la maglia della nazionale. Poi è arrivato in Italia, prima alla Lazio e ora all’Inter.

Stefan De Vrij e il calcio, una passione quasi naturale 01

Come ti è venuta la passione per il calcio?

Credo sia stata una cosa naturale: ero davvero piccolissimo, forse due o tre anni, ho visto un pallone ed ho iniziato a calciare. Ecco da quel momento non ho più smesso. Ho iniziato a giocare in una squadra di dilettanti il Vv Spirit, poi all’età di dieci anni ho partecipato al giorno del talento del Feyenoord e mi hanno preso. Ho iniziato come centrocampista, ma i miei allenatori mi hanno preferito come difensore centrale.

Era anche la tua squadra del cuore?

Sì, da piccolo ho sempre fatto il tifo per il Feyenoord ed andare a giocare lì è stato il coronamento di un sogno, il sogno di ogni bambino che tifa Feyenoord. 

Stefan De Vrij e il calcio, una passione quasi naturale 02

Hai mai chiesto autografi ai giocatori della prima squadra?

Sì certo, tantissimi. Quando ero piccolo, c’erano due giocatori del Feyenoord, Dudek e Smolarek, che abitavano vicino a me: praticamente ogni settimana andavo ad aspettarli sotto casa per chiedere loro autografi. E ogni volta ero emozionatissimo.

Andavi allo stadio? 

Sì, con mio padre, andavamo insieme a vedere le partite del Feyenoord, ma non seguivamo le trasferte, solo quelle in casa. 

Qual è la partita che più ti è rimasta nella memoria?

In realtà ho stampate nella memoria due partite: la semifinale tra Italia e Olanda agli Europei del 2000 e la finale di Coppa Uefa tra Feyenoord e Dortmund del 2002. La prima era la partita che avrebbe permesso a noi olandesi di giocare la finale proprio a Rotterdam. Dopo lo zero a zero con l’Italia in dieci, si andò ai calci piazzati. Ero talmente agitato che durante i rigori uscii per strada con il pallone per non guardarli. Li sbagliarono Stam, De Boer e Bosvelt. La finale di Coppa Uefa, invece, finì tre a due per il Feyenoord. Si giocò a Rotterdam e la mia squadra vinse con doppietta di Pierre Van Hooijdonk e un goal di Tomasson. Da tifoso, fu una gioia incredibile.

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