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Rosa Barba, l'occhio
e lo spazio

Ha inaugurato all'Hangar Bicocca la grande personale dell'artista di origini italiane: installazioni fatte di luce e di paesaggio, vulcani e industrie dismesse

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Entrare nel mondo di Rosa Barba significa fare un viaggio tra immagini, luci, suoni, luoghi forse reali o forse no. Succede anche in “From Source to Poem to Rhythm to Reader”, la grande personale dell’artista di origine italiana allestita in Pirelli HangarBicocca dal 5 maggio all’8 ottobre. In mostra cinque film realizzati dal 2009 a oggi ed inediti in Italia, oltre a una serie di installazioni che ripercorrono tutta la sua poetica. «Pirelli HangarBicocca è un luogo che si presta perfettamente alla mia narrazione», esordisce Rosa Barba. «Come spesso accade nelle mie opere, è uno spazio che una volta era qualcos’altro: il mutare dei luoghi attraverso il tempo è un tema che mi ha sempre affascinato moltissimo». I lavori di Barba non forniscono informazioni o istruzioni per essere letti e compresi, sono documentari che diventano opere di finzione o viceversa. La realtà si intreccia con la fiction, diventando in alcuni casi quasi fantascienza. «Il senso si coglie solo guardando queste opere», afferma Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli HangarBicocca. «L’importante è cercare di adottare l’occhio di una persona che riesce a cogliere dettagli che a noi sfuggono». La geografia di Rosa Barba è sociale e urbana, dai paesaggi che la circondano trae ispirazione per i suoi lavori. Al centro dello spazio dedicato alla mostra in Pirelli HangarBicocca c’è l’opera From Source to Poem (2016), co-prodotta da Pirelli HangarBicocca e CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux, in collaborazione con Tabakalera, Donostia, e realizzata alla Library of Congress di Culpeper, Virginia. «È un archivio sterminato in cui nessuno può entrare», spiega l’artista. «Mi piaceva attuare una sorta di investigazione su un luogo determinante per la nostra cultura ma sconosciuto, un universo misterioso, in cui è stipata una conoscenza compressa che crea una sorta di rumore bianco». 

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Ogni luogo in cui passa Rosa Barba diventa il punto di partenza per una riflessione. «Nello studio di Alexander Calder, in Connecticut, sono stati chiamati dalla Fondazione Alexander Calderdiversi artisti per riflettere sull’eredità che ha lasciato il loro illustre collega. Il protagonista di Enigmatic Whisper (2017)è diventato proprio l’atelier del grande artista, rimasto uguale ai tempi in cui vi lavorava lui. Anche i suoni raccolti durante le riprese sono stati la base della colonna sonora composta per il film». C’è anche un protagonista italiano, nelle pellicole in esposizione. È il Vesuvio, al centro di The Empirical Effect (2009): sulle pendici del vulcano vediamo le persone scampate all’ultima eruzione, che ancora vivono in quella zona rossa. «Ogni personaggio che si è messo di fronte alla macchina da presa ha dato una nuova interpretazione di quel luogo, mettendo in scena le proprie emozioni, dalla paura alla fiducia nel futuro», racconta Rosa Barba. Luci e ombre si inseguono nello spazio, inseguite da scritte, segni, stralci di pellicola che creano coreografie ipnotiche. «Mi piacciono i segni che ha lasciato l’uomo nello spazio, le testimonianze di un passato che spesso non siamo più in grado di leggere. Io uso la macchina da presa proprio come se fosse uno strumento per disegnare, per lasciare altri segni del nostro presente». Sotto questi segni pulsa il cuore delle storie più diverse. Per Subconscious Society, A Feature (2014), la filmmaker è andata nel Regno Unito a scovare le rovine della rivoluzione industriale. In un edificio abbandonato di Manchester, una volta teatro, cinema, centro per incontri politici, persino chiesa, ha parlato con le persone che l’avevano frequentato un tempo, e che a loro volta dialogano con oggetti venuti dal passato che oggi non servono più. È il passato analogico contro il presente digitale, altro cardine della poetica di Rosa Barba,che nella sua opera inserisce anche l’esperienza personale. Come in Perpetual Response to Sound and Light (at HangarBicocca) (2013/2017), una struttura recettiva e luminosa che si attiva grazie al dialogo con fattori esterni come il passaggio di un treno. «Ho portato in Pirelli HangarBicocca questa installazione nata in Texas nel 2013. All’epoca avevo una residenza alla Chinati Foundation di Marfa, e nel mio studio c’era una grande vetrata da cui vedevo passare i treni. Non sapevo dove andassero, né cosa trasportassero. Ma, quando calava il sole, i loro fasci di luce illuminavano lo spazio in cui lavoravo, trasformandolo. Da lì è nata l’idea di analizzare come i luoghi mutano a seconda della luce, di ciò che arriva dall’esterno. Era un’installazione nata per quel luogo preciso, ma ogni luogo può essere trasformato. Sono felice che adesso sia qui».

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