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Prima metro di Milano: realizzata nel 1964 con l'aiuto di Pirelli

Novembre 1964: la gomma con le sue infinite applicazioni si rivela un materiale estremamente innovativo per l’epoca e nasce la prima metro di Milano

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Prima metro di Milano: realizzata nel 1964 con l'aiuto di Pirelli

Milano, novembre 1964, sembrava una fiaba e invece è realtà: dopo sette anni di lavori di costruzione entra in funzione il primo tronco della Metropolitana di Milano: 21 fermate per un totale di 11,8 chilometri, da Sesto Marelli a Lotto, nella zona della fiera vecchia. Il contributo di Pirelli alla realizzazione della Metropolitana fu fondamentale sia per la creazione delle stazioni sia per l’allestimento delle vetture. La gomma con le sue infinite applicazioni era -da sola o unita al metallo- un materiale estremamente innovativo all’epoca. La gomma di Pirelli fu quindi  chiamata in causa per risolvere numerosi problemi tecnici: elettrici, acustici, meccanici, edili. 

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In particolare furono forniti i materiali per le scale mobili, per l’impianto di condizionamento, di riscaldamento e ventilazione delle stazioni di partenza, di arrivo e delle sale di attesa, inoltre, tubazioni delle acque potabili e dell’impianto di refrigerazione. Tra i materiali più famosi forniti dal gruppo della Bicocca c’era senza dubbio il pavimento a bolle in gomma, primo caso di utilizzo di rivestimento in gomma tra tutte le metropolitane europee e ancora oggi una delle soluzioni maggiormente utilizzate in tutto il mondo come pavimentazione anti scivolo per i luoghi pubblici e le metropolitane. Resistente, fonoassorbente ed economico. Pirelli fornì anche tappeti a superficie rigata e liscia di gomma nera, ad alta resistenza all’abrasione per le vetture. Si racconta che, per testare la resistenza della nuova mescola scelta, un campione fu collocato davanti all’ingresso delle operaie della Pirelli. Nemmeno i tacchi femminili lo scalfirono. E a distanza di 50 anni possiamo ancora calpestarlo in 18 delle 21 stazioni originali del 1964. 
Non solo. All’interno delle vetture vennero collocate comode imbottiture per i sedili in gommapiuma e rivestimenti in vinilpelle. E inoltre furono forniti antivibranti di gomma nera e gomma-metallo, molle per le sospensioni dei riduttori, dei freni, delle traverse e molti altri materiali.  Tutti i materiali furono studiati e realizzati con il duplice scopo di ottenere il massimo comfort possibile per i passeggeri e di eliminare le rumorosità verso l’esterno. 
E’ inoltre a Bob Noorda - grafico e designer olandese, per molti anni art director di Pirelli - che si deve la progettazione della segnaletica della Metropolitana milanese (in collaborazione con gli architetti Albini e Helg e con l’ingegnere Ciribini).

tanto che a Bob Noorda successivamente è affidata anche la progettazione dell’immagine coordinata della metropolitana di New York e e di San Paolo.
Anni prima, nel 1959, un progetto prevedeva inoltre la creazione di vetture metro su pneumatici. Il primo prototipo venne presentato alla Fiera di Milano nella stesso anno, ma nel 1960 il progetto fu abbandonato.  
Per la costruzione della nuova linea “rossa”, avanzata opera di ingegneria e d’industria, si dovette tener conto di tutte quelle strutture che erano già presenti nel sottosuolo della città, da tubature a condutture, fino a veri e propri reperti archeologici. Data la complessità del progetto, sia dal punto di vista tecnico che finanziario, parteciparono all’impresa, oltre a alla Società Metropolitana Milanese e a Pirelli, altre aziende e numerosi  esperti. Il “saper fare” dell’industria italiana era tutto impegnato per la nuova linea “rossa”, che ben presto divenne il principale simbolo della modernità della città meneghina. A testimonianza di questa collaborazione presso la Fondazione Pirelli sono conservati numerosi materiali, tra cui documenti e fotografie. Anche oggi Pirelli ha contribuito, insieme a Orgoglio Brescia e a Coldiretti, alla realizzazione dell’Albero della Vita, il simbolo icona di Expo Milano 2015, nuova  testimonianza della capacita di istituzioni e imprese di lavorare insieme per un progetto comune di sviluppo.

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