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Pirelli e il Compasso d’Oro

Nato nel 1954 da un’idea dell’architetto Gio Ponti, il Premio Compasso d'Oro ADI è il più antico, autorevole e prestigioso riconoscimento internazionale nel campo del design industriale

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Pirelli e il Compasso d’Oro

Per anni organizzato dai grandi magazzini La Rinascente, dal 1964 è patrocinato e organizzato dall'Associazione Disegno Industriale. La storia del Compasso d’Oro incrocia da subito quella di Pirelli: a vincere la prima edizione del premio è infatti la scimmietta Zizì, giocattolo pirelliano in gommapiuma ideato per nel 1953 dal poliedrico Bruno Munari. Alla fine degli anni Quaranta la Pirelli si rivolge Munari per studiare una nuova applicazione della gommapiuma, innovativo materiale brevettato proprio dall’azienda già negli anni Trenta. Nascono così i primi giocattoli in gommapiuma “armata”, animati cioè da un filo metallico snodabile: il primo è il gatto Meo Romeo, classe 1949, seguito dalla vincitrice del Compasso d’Oro, la scimmietta Zizì, premiata per la sua “essenzialità formale” e per “il divertimento di una infinità di atteggiamenti”, reso possibile da un ”impiego tipico della materia”. Queste creazioni rappresentano bene la poetica della produzione artistica di Munari, che scriveva: “E’ necessario che l’artista abbandoni ogni aspetto romantico e diventi uomo attivo tra gli uomini, informato sulle tecniche attuali, sui materiali, e sui metodi di lavoro...”; una poetica perfettamente in linea con “l’umanesimo industriale” di Pirelli, ossia la forte connessione tra ricerca scientifica, scienze umanistiche e tecnologia che da sempre caratterizza l’azienda ed è alla base della sua vocazione alla sperimentazione e all’innovazione. Negli stessi anni in cui Munari progetta il gatto Meo Romeo, Fermo Solari, discendente di una famiglia di orologiai attiva in Friuli sin dal Settecento, fonda a Udine la Solari & C. per la produzione su base industriale di orologi elettromeccanici a scatto di cifre. Grazie alla collaborazione con l’architetto Gino Valle nasce il Cifra 5, vincitore del compasso d’Oro nel 1956 e capostipite di una vasta gamma di prodotti come il teleindicatore per aeroporti e stazioni, sempre disegnato da Gino Valle, che nel 1962 si aggiudica nuovamente il Compasso d’Oro. Sotto la guida della Pirelli, di cui la Solari diventa consociata nel 1964, i teleindicatori si diffondono negli aeroporti e nelle stazioni di tutto il mondo, da Tokio a Londra, da Beirut all’Australia fino a costituire la strumentazione per il “conto alla rovescia” della base aerospaziale di Cape Canaveral. Gli orologi della linea Solari sono così ambiti da essere “imbarcati” sulla celebre Queen Elisabeth II, il primo transatlantico della Cunard Line ad adottare arredi moderni con materiali come plastiche, alluminio e plexiglas, in radicale rottura con lo stile Art Déco  che fino ad allora aveva caratterizzato i transatlantici di lusso della compagnia. Una consacrazione che arriva anche dal cinema: il Cifra 5 diventa parte di un’apparecchiatura telespaziale nel film “Agente 007: si vive solo due volte”. Nel 1966 è la volta del Cifra 3, il più piccolo orologio a lettura diretta, disegnato ancora da Valle in collaborazione con Massimo Vignelli, che ne cura il lettering: tra i pezzi più noti del design italiano del Novecento è parte integrante della collezione permanente di oggetti di design del MoMA dal 1968 e nel 1999 è stato esposto al Metropolitan Museum di New York. 
Oggi è possibile vedere da vicino gli iconici oggetti che ricostruiscono il legame tra Pirelli e il “Compasso d’Oro”: Fondazione Pirelli aderisce infatti all’iniziativa “Le Vie del Compasso d’Oro” (Milano, 2 aprile - 12 settembre), promossa da ADI Lombardia nell’ambito della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano “XXI Century. Design after design”. Un itinerario per “suscitare curiosità, meraviglia, riflessioni su come il design in sessant'anni ha cambiato la vita quotidiana”.  Ma il rapporto di Pirelli con il mondo del design continua anche oggi con altri prestigiosi riconoscimenti internazionali, come il Red Dot Gran Prix, vinto nel 2013 dalla mostra “L’anima di gomma. Estetica e tecnica al passo con la moda” (Triennale di Milano, 21 giugno - 24 luglio 2011): oltre un secolo di storia dell’industria e del costume nel segno della ricerca applicata ai materiali e ai processi, illustrato attraverso bozzetti dell’Archivio Storico e installazioni multimediali. 

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