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Perché Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta è un libro per i veri appassionati di due ruote

A metà tra la filosofia, la cultura pop e un manuale di meccanica, il libro di Pirsig fa innamorare della moto, ma anche delle curve della vita

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Perché Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta è un libro per i veri appassionati di due ruote

Pubblicato nel 1974 negli Stati Uniti (e nel 1981 in Italia da Adelphi) Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig è un libro che dovrebbe avere un posto nella libreria di ogni motociclista che ama un certo tipo di libertà, quella mentale e di pensiero che solo la moto può offrire.

È un libro molto particolare prima di tutto per come arriva a scriverlo il suo autore: Pirsig, scrittore e filosofo americano - nonché ex bambino prodigio con QI a 170 – entra negli anni ‘70 dopo un periodo di crisi personale in cui viene anche internato e trattato con l’elettroshock. Tra un lavoretto e l’altro, ha avviato una ricerca filosofica e spirituale che lo accompagnerà per tutta la vita, quando quasi per scommessa una piccola casa editrice gli pubblica Zen and the art of motorcycle maintenance, ed è un successo clamoroso.

Cinque ristampe in un mese, ma era solo l’inizio: nel corso dei decenni “Lo Zen” sarà un long seller da milioni di copie in tutto il mondo, una notorietà che col tempo e le traduzioni metterà in una luce nuova anche tutto il mondo delle due ruote, soprattutto negli Stati Uniti dove i biker erano quasi solo associati a bande di mezzi criminali. Il film Easy Rider - Libertà e paura è del 1969 mentre il reportage narrativo Hell’s Angels: The Strange and Terrible Saga of the Outlaw Motorcycle Gangs di Hunter S. Thompson arriva nelle librerie nel 1967, ma la loro eco sconfina fino agli anni ’70.

Il libro di Pirsig racconta un viaggio che l’autore decide di intraprendere ed è sia un racconto di viaggio tradizionale, dove c’è «più voglia di viaggiare che non di arrivare in un posto prestabilito», sia un diario, molto intelligente, molto sensibile e molto delicato, del rapporto che l’autore stabilisce con il suo compagno di viaggo, il figlio Chris, che all’epoca ha 11 anni.

Alcune delle pagine più celebri sono quelle dedicate ai consigli su come partire e affrontare un lungo viaggio. Oggi la sua lista può apparire un po’ datata ma è allo stesso tempo preziosa, perché racconta bene un altro tempo e un altro modo di vivere la moto. «Equipaggiamento per la motocicletta: una busta coi ferri la vendono con la moto ed è sotto la sella. Ho aggiunto: una chiave a rullino grande, un martello da meccanico, uno scalpello, un punzone conico, ferri per smontaggio gomme, completo per riparazione forature, una pompa da bicicletta, una bomboletta spray al bisolfuro di molibdeno per la catena (…) un cacciavite a percussione, un calibro, uno spessimetro, un provacircuiti».

Il racconto, tuttavia, - ed qui la novità - è condito dalle considerazioni e digressioni filosofiche sul lavoro dei meccanici e, per l’appunto, sulla manutenzione di una moto; così man mano ci accorgiamo di stare sfogliando non solo il racconto di un viaggio su una vecchia moto, ma anche un saggio leggero - oggi diremmo di filosofia pop - e alla portata di tutti, che usa l’andare in moto e il saper riparare la moto come allegorie per affrontare gli alti e bassi che siamo destinati a incontrare nella nostra vita.

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