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Il Parkour

Un modo tutto nuovo per vivere la città. Scopriamo com'è nato, cos'è, quali sono le aree metropolitane preferite per praticarlo e come entrare in questo mondo verticale!

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Il Parkour

Il legame della mente dell’uomo con il proprio corpo è alla base della sua potenza, della sua forza, della sua capacità di dominare il mondo e la vita.

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La presenza fisica dominante viene celebrata sin dal VII secolo a.C. dai greci che scolpivano statue che rappresentavano giovani uomini dal fisico atletico, un modello di perfezione, bellezza e regolarità. Già a partire da quell’epoca, i giovani delle classi benestanti venivano educati alla pratica della palestra, in una società in cui la capacità fisica era strettamente legata all’intelligenza.Il corpo dunque, che esprime anche intelligenza, trasmette tutta la forza di cui l’uomo è capace; forza che viene necessariamente richiesta in discipline quali la danza e la ginnastica aerobica da cui ne sono poi nate altre con in comune l’uso del corpo come veicolo di espressione nel mondo.Sono arti che richiedonoimpegno e devozione per raggiungere risultati sempre più performanti, anche a costo di grandi sacrifici. Lo sanno i ballerini di danza classica, lo sanno gli acrobati, lo sa chi pratica la disciplina acrobatica.

Una disciplina acrobatica metropolitana che negli ultimi vent’anni si è diffusa è il parkour: diventato uno stile di vita in cui la liberà di movimento parla del bisogno di volare anche con la mente e di arrivare, in maniera sana, a parlare al mondo,. Nata in Francia agli inizi degli anni 80, era conosciuta come Art du Déplacement (arte dello spostamento) o Yamasaki, Questo gruppo, fondatore del movimento, prese il nome dalla lingua lingala parlata nella Repubblica Democratica del Congo. La traduzione di questa espressione è uomo o donna forte, spirito forte, riassumendo alla perfezione la filosofia di questa disciplina per cui i giovani devono essere forti sia da un punto di vista fisico sia mentale.

Il termine parkour viene coniato qualche anno più avanti quando David Belle e Hubert Koundé si ispirano al percorso del combattente, il percorso di guerra sul quale si addestravano i corpi militari di George Hébert, ufficiale della marina francese che, a seguito di un’eruzione vulcanica nel 1902, si trovò a dover gestire un’evacuazione. Questo episodio gli fece capire come fosse di vitale importanza sfruttare al massimo le proprie potenzialità fisiche e coltivare coraggio e altruismo per affrontare la vita. Egli definiva il suo allenamento “metodo naturale” e forte è stata per lui l’influenza della rappresentazione del corpo umano nelle sculture greco romane e dei princìpi che venivano insegnati nelle palestre dell’antica Grecia. Lo sviluppo armonico del corpo era imprescindibile dal rigore con cui si dovevano imparare i dettami morali della vita. Valore morale e prestanza fisica, quindi, ottenuti entrambi da rigore e disciplina che si concentravano sull’individuo e sulla sua utilità nel mondo. Si chiama hébertismo il metodo di allenamento attraverso i percorsi a ostacoli creati nei boschi in cui esercitarsi a migliorare i movimenti naturali e contestualizzarli, ottimizzando le proprie potenzialità. Con questo metodo venne addestrato Raymond Belle, padre di David il quale, ispirato dalla disciplina che permetteva di superare qualsiasi ostacolo, insieme agli Yamasaki, intraprese questa strada, mise a punto diverse tecniche e cominciò anche a filmare le sue gesta e quelle di ragazzi e ragazze, rispettivamente chiamati traceurs e traceuses (tracciatori o tracciatrici). All’hébertismo si deve anche la promozione dello sport e dell’allenamento femminili in quanto le donne, secondo questa teoria, avevano le stesse potenzialità dell’uomo.

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Di notevole rilevanza è la grafia del termine che indica questa attività: all’inizio, infatti, era parcour (percorso) ma diventa poi parkour, che sostituisce la c con la k, per sottolineare la forza e l’efficienza che il percorso pretende dai suoi atleti. Un altro termine con cui è stata chiamata questa disciplina è freerunning ma subito fu fatta una distinzione in quanto quest’ultima metteva in risalto i movimento più spettacolari, non attribuendo il giusto peso e l’adeguata importanza all’efficienza che il movimento del parkour richiede e impone.

Fu proprio Belle che, grazie all’idea di riprendere le sue imprese, aprì le porte alla diffusione di questa affascinante disciplina creando, su internet, una vera e propria rete di scambio di filmati che hanno consacrato quasi immediatamente il parkour al successo e alla popolarità. In questi video si vedono giovani atleti, allenati fino allo stremo delle forze, compiere incredibili acrobazie per superare ostacoli, in questo caso architettonici.

I video più diffusi sono infatti quelli girati nella grandi metropolitane e lanciano il chiaro messaggio di non arrendersi mai. E’ proprio l’ambiente urbano o naturale, se pensiamo a come ha cominciato Hébert, che rappresenta la palestra migliore per specializzarsi in questa disciplina. Sicuramente, una parte dell’allenamento richiede il potenziamento della forza e della potenza dei muscoli, è quindi a discrezione dell’atleta scegliere il metodo più consono che rispecchi al meglio le sue attitudini. La seconda parte, invece, impone la conoscenza di un percorso, dall’inizio alla fine e lo studio attento degli spazi, delle distanze e degli ostacoli messi in relazione con il controllo del proprio corpo e delle prerogative personali con l’obiettivo di vincere contro se stessi, superando i propri limiti. Lo scopo diventa muoversi tra gli ostacoli con fluidità grazie a una preparazione sul campo che trasforma questi ultimi in veri e propri perni di appoggio su cui concentrare le proprie energie e trovare la spinta per superare ogni limite, fisico e mentale. Ecco così la conquista della libertà attraverso la promozione di tutto ciò che c’è dietro la presa di coscienza, e la conseguente consapevolezza, che i propri parametri di velocità e di forza si possono sviluppare solo con un’adeguata preparazione.

I movimenti
Come nella danza classica, anche nel parkour, disciplina metropolitana che ingloba il movimento fisico all’interno dell’architettura urbana di una città, gli allenamenti prevedono dei passi specifici che hanno un nome ben definito.
Il training di base consiste sostanzialmente in arrampicate sul muro e in salti eseguiti in situazioni di totale assenza di misure di sicurezza. Il volteggio, che richiede e presuppone un completo controllo del corpo e del peso, è la performance che permette di andare al di là dell’ostacolo. Tuttavia, un allenamento efficiente, corsi di preparazione insieme a professionisti e costanza nella pratica del pk (abbreviazione comunemente utilizzata per questa disciplina) riduce drasticamente il rischio di eventuali incidenti. Purtroppo, infatti, a causa della scarsa preparazione o di un’avventata improvvisazione di questa disciplina sportiva, alcuni ragazzi, anche in giovane età, si sono fatti molto male e in alcuni casi l’incidente si è concluso nel più tragico dei modi.

Spostarsi con salti e arrampicate attraverso le strutture urbane significa sviluppare una tecnica che non sia soltanto fisica ma che abbia anche una attitudine alla memoria fotografica per poter imparare perfettamente il percorso e tutte le sue insidie. La naturale predisposizione dei praticanti del parkour a guardare oltre il muro, sia in senso metaforico che pratico, deve essere coadiuvata da un costante allenamento e soprattutto dalla consapevolezza di fondo delle proprie potenzialità. E’ vero, infatti, che lo spirito di questa disciplina mira a trasmettere un’enorme fiducia in se stessi, ma è pur vero che la fiducia va guadagnata e per riuscire a far godere il pubblico di spettacoli in cui il livello di adrenalina si alza sempre di più, è bene che ci sia una forte presa di coscienza del livello di preparazione. Lo spostamento in aria che riescono a fare questi atleti traduce lo spostamento della loro persona nella società a allora i muri, i palazzi, le strade, i cantieri diventano la scuola, il posto di lavoro, la famiglia, la società in cui questi ragazzi si muovono. Una riproduzione della vita reale in cui vivere situazioni create ad hoc per rendere speciale lo spettacolo di cui sono protagonisti.

Una delle icone mondiali del pop ha scelto questi magnifici artisti di strada per uno dei suoi tour più importanti. Il Parkour è, infatti, approdato sul palcoscenico accanto a Madonna che nel suo Confession Tour, partito da Los Angeles nel maggio del 2006, ha fatto il giro del mondo. Anche in uno dei video più popolari e cliccati sul web, Jump, Madonna, fanatica del fitness, sceglie di mostrare le gesta di questi angeli metropolitani che, senza nessuna fatica apparente, volteggiano sui tetti di Tokyo. Sembrano spinti da una forza esterna, e pensare che è tutto frutto di un grande e disciplinato allenamento, fa capire quanto importante sia la forza di volontà, la voglia di arrivare in alto a sfidare i propri limiti e a cercare di migliorarsi anche come esseri umani.

Non solo gli adulti, ma anche gli adolescenti si avvicinano a questa disciplina. Piccoli atleti che con calma si allenano, insieme ai loro insegnanti di poco più grandi, a resistere in equilibrio sui muretti, a saltare, a reggere il peso del proprio corpo con le loro mani. Un ottimo modo di vivere l’amicizia, il proprio quartiere, prendendo un pochino le distanze dalla tecnologia che li ingloba sempre di più.

Il parkour arriva anche nell’olimpo delle graduatorie mondiali con il Guinnes dei Primati e in un programma televisivo, un ragazzo inglese e un italiano si sono sfidati, sulla riproduzione fatta in studio di ostacoli tipicamente urbani, utilizzati per la loro dimostrazione pratica di parkour.

Il movimento del corpo, dunque, come espressione della mente e dell’anima, il proposito di superare i propri limiti e mettersi alla prova ma soltanto con se stessi. Una totale sensazione di libertà del proprio io sul mondo, il sentirsi padroni di una città senza affrontare prepotentemente l’altro da sé ma solo gestendo il rischio lontani da schemi mentali se non quelli tipici di una disciplina che insegna a vivere l’ambiente esterno come il luogo in cui imparare a migliorarsi.
Il salto nel cerchio di fuoco della vita, andare da una parte all’altra e sentirsi in volo senza le ali, in una situazione di completo controllo, soltanto riuscendo a mantenere muscoli e mente ben saldi alla propria anima. Viaggi atletici in cui trasmettere agli altri la certezza che si può guardare il mondo dal tetto, anche di notte, e dominarlo con fiducia e tenacia.

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