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Nicolò Barella e quella passione nata alla corte di Gigi Riva

Il giovane talento dell’Inter racconta come è iniziata la sua passione per il calcio

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Nicolò Barella e quella passione nata alla corte di Gigi Riva

Il Cagliari, l’Inter, la nazionale. A soli 22 anni, Nicolò Barella, il giovane centrocampista classe 1997, ha già la strada tracciata. La sua passione è nata alla Scuola Calcio Gigi Riva, dove insieme ai calci al pallone si insegnano il rispetto e l’impegno. Qui viene scoperto da un altro numero 10, sardo e interista, Gianfranco Matteoli. La sua vita da tifoso, però, dura poco perché diventa subito un protagonista della Serie A.

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Come ti è venuta la passione per il calcio?

Me l’ha trasmessa mio padre, abbiamo sempre guardato insieme le partite, anche se devo dire che un ruolo fondamentale lo ha avuto mia mamma, perché mi ha permesso di coltivare questa passione, accompagnandomi agli allenamenti e allo stadio.

Per chi facevi il tifo?

Per chi nasce, cresce e vive a Cagliari è quasi scontato fare il tifo per la squadra della nostra città. C’è un senso di appartenenza che vince su tutto.

Dove hai iniziato a giocare?

Ho cominciato a tre anni e mezzo, da piccolissimo, a Cagliari, alla Scuola Calcio Gigi Riva, dove oltre al gioco del calcio contano molto anche l’aspetto educativo e sociale. Qui ho giocato fino a nove anni, poi sono passato al Cagliari.

Da piccolo chi era il tuo idolo?

Il mio idolo è sempre stato Dejan Stankovic, per il modo che aveva di giocare e interpretare le partite. Oltre al talento, metteva sempre passione e grinta. Sempre fino all’ultimo minuto.

Andavi allo stadio?

Ho iniziato a seguire le partite con entrambi i miei genitori, poi man mano che crescevo ho iniziato ad andarci con i miei amici fin quando gli stessi impegni calcistici me lo hanno permesso. 

E sei mai andato in trasferta?

Quello mai, perché giocavo ogni fine settimana e saltare una partita... come si fa!

Hai mai chiesto autografi?

Sono sempre stato molto riservato e timido, chiedere un autografo mi sembrava quasi un disturbo. Così per non disturbare e un po’ anche per la vergogna non ho mai chiesto un autografo.

Quale partita ti è rimasta impressa nella memoria?

La vittoria del Cagliari contro il Napoli per due a uno. Una partita strepitosa, che il Napoli stava vincendo per uno a zero, grazie a un gol di Hamsik all’inizio del secondo tempo. Ma nel tempo di recupero, quando ormai si rischiava di incassare una nuova sconfitta, prima matri al ‘93 e poi Conti al ‘94 ribaltano il risultato. Quell’anno, lo scudetto, lo vinse l’Inter di Mourinho mentre il Cagliari si salvò arrivando sedicesimo. 

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