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Gli spazi
di Lucio Fontana

Dove nasce e come si sviluppa il percorso che portò l’artista a superare le convenzioni bidimensionali, come dimostrano gli Ambienti/Environments in mostra all’Hangar Bicocca dal 21 settembre

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Tagli, buchi, squarci e incisioni: dal grande pubblico Lucio Fontana (Rosario, 1899 - Varese, 1969) è conosciuto soprattutto per i suoi Concetti spaziali, opere che dagli anni '50 resero questo artista famoso in tutto il mondo e segnarono un punto di svolta nella produzione artistica del Novecento.

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I Concetti spaziali non erano concepiti solo come quadri o sculture, ma degli ibridi a cavallo tra queste due dimensioni: giocavano con la luce, il colore e i volumi circostanti, emanando simbologie e suggestioni di grande potenza e svelando un paesaggio che nessun artista aveva esplorato fino a quel momento.

A questo tornante decisivo si erano, in parte, già avvicinati i futuristi (ai quali l'artista dichiarò fin da subito di essersi ispirato), ma quando comparvero le tele squarciate di Fontana il mondo dell'arte gridò allo scandalo, poi al miracolo (e infine al ladro, vista la semplicità con cui tagli e buchi delle opere in questione potevano essere riprodotti e quindi contraffatti): era nato il movimento spazialista, e grazie a lui il desiderio dell'artista di superare la bidimensionalità era stato finalmente esaudito.

"Non è che bucavo per rompere il quadro", disse una volta Fontana parlando del suo lavoro "Ho bucato per trovare qualcosa (…)Il buco è l'inizio di una scultura nello spazio. E i miei non sono quadri, sono concetti d'arte."

Ai “Tagli” Lucio Fontana ci era arrivato progressivamente, dopo anni di opere molto diverse per stile e destinazione. Ceramista e scultore ancor prima che pittore, la sua carriera d'artista era iniziata in modo tutt'altro che astratto e concettuale, ripartendosi tra pratica artigianale di bottega e apprendistato accademico di impronta classica.

I Concetti spaziali non possono e non devono quindi essere considerati un punto di arrivo dell'opera di Fontana. Sono parte di un viaggio più vasto, tappe di una ricerca continua che avrebbe condotto questo artista multiforme verso una destinazione ancora più remota: non soltanto Fontana voleva portare la pittura aldilà della tela, ma l'arte al di fuori da se stessa, degli spazi e dei canoni convenzionali, oltre lo spazio e perfino il tempo: "La gente oggi ha un'altra sensibilità, cerca un'arte di altra emozione", scrive Fontana nel '49 all'amico e allievo Pablo Edelstein (1917-2010). "Vuole emozionarsi in arte come in una corrida o in una corsa, noi altri dobbiamo coinvolgerla con nuove esperienze, con nuove emozioni, io credo che gli "Spaziali" stanno nel giusto, contribuire all'evoluzione dell'arte con mezzi nuovi". 

I suoi “Ambienti/Environments”, in mostra in PirelliHangar Bicocca dal 21 settembre al 25 febbraio, sono il racconto e l'incarnazione del desiderio di Fontana di portare l'arte oltre se stessa. Corridoi, stanze pensate per disorientare e interrogare lo spettatore, ambienti allestiti come labirinti percettivi e illuminati da decorazioni fosforescenti, luci a neon e lampade di Wood. Opere effimere, pensate come manifestazioni transitorie, e spesso distrutte a pochi giorni dalla loro inaugurazione, all'incrocio tra arte, decorazione e architettura.

Il primo degli Ambienti spaziali fu presentato a Milano nel  1949, nella Galleria d'Arte del Naviglio in via Manzoni. L'esposizione, che durò solo sei giorni, portava il titolo di "Ambiente spaziale". Gli spettatori vi accedevano attraverso un corridoio di panneggi scuri e, una volta all'interno, la sala era illuminata da una lampada di Wood e decorata con delle sospensioni fluorescenti al soffitto bianco. Durante il vernissage, una ballerina danzò in tutù nella stanza.

"Credo di aver fatto qualcosa di molto importante", scrisse Fontana a Edelstein dopo l'inaugurazione "(…) non è stata una mostra di opere, ho fatto in un ambiente in penombra un elemento unico luminoso di forma astratta e suggestiva, in questo modo la polemica spaziale entra nel vivo della sua attuazione".

Curata da Marina Pugliese, storica dell'arte, Barbara Ferriani, restauratrice, e Vicente Todolì, Direttore Artistico di Pirelli HangarBicocca, la mostra “Ambienti/Environments” ricostruisce e presenta per la prima volta al pubblico 9 Ambienti spaziali e 2 interventi ambientali realizzati da Fontana tra il 1949 e il 1968 per gallerie, musei italiani e internazionali.

Gli Ambienti spaziali rappresentano un aspetto del lavoro dell'artista ad oggi poco conosciuto e, anche in virtù della loro natura effimera, la ricostruzione delle opere è stata frutto di un minuzioso lavoro di ricerca e documentazione condotto dai curatori in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana. Il risultato è un allestimento inedito che presenta per la prima volta al pubblico contemporaneo le visioni sperimentali, enigmatiche e risolutamente attuali di un grande maestro del Novecento.

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