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La prossima
rivoluzione cognitiva

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Parlando di computer revolution, la gente la paragona spesso al modo in cui le automobili mandarono in pensione le carrozze o le fruste dei cocchieri. Io penso però che per comprendere a fondo quanto i computer siano in grado di cambiare la nostra vita, dovremmo rifarci a quella che è stata la prima, vera tecnologia dell’informazione, ovvero la parola scritta.

La scrittura ci è ormai talmente familiare che la maggior parte delle persone non la considera nemmeno più una tecnologia, anche se in effetti di questo si tratta. La scrittura è completamente diversa dal linguaggio orale, che è parte del nostro patrimonio biologico. A meno che di proposito non lo si privi di stimoli, un bambino imparerà automaticamente a parlare (o a esprimersi con il linguaggio dei segni, nel caso in cui sia sordo). La scrittura è stata invece inventata, e non è nemmeno stato facile. Per decine di migliaia d’anni gli esseri umani hanno dipinto le pareti delle loro caverne e fabbricato collane, prima che a qualcuno venisse in mente di rappresentare il linguaggio orale per mezzo di segni. Ancora oggi, del resto, esistono migliaia di lingue prive di una forma scritta.

Come altre tecnologie, anche la scrittura è migliorata nel corso del tempo. QUESTAFRASEÈDIFFICILEDALEGGERE-MAAUNCERTOPUNTODELLASTORIAUMANATUTTALASCRITTURAAVEVA-QUESTOASPETTO. Leggendo una frase come questa, verrà probabilmente spontaneo scandirla muovendo le labbra; le prime forme di scrittura erano strettamente legate al linguaggio orale. Nel corso dei secoli sono stati inseriti degli spazi fra una parola e l’altra, le lettere maiuscole sono state differenziate da quelle minuscole, sono stati aggiunti i segni d’interpunzione per distinguere frasi e proposizioni. Simili perfezionamenti hanno incrementato l’efficacia della scrittura, un po’ come i progressi compiuti dalla metallurgia hanno reso i coltelli più affilati e robusti.

Se vi è capitato di tenere un discorso, vi sarete quasi certamente annotati prima qualcosa, dei semplici appunti, magari, anche se è più probabile che vi siate scritti tutto quanto, parola per parola. Perché farlo, però, visto che alla fine quel contenuto dovrà essere espresso a voce? Ma perché la scrittura è ormai ben più di un sistema per trascrivere suoni: ci aiuta a organizzare i pensieri, a capire quello che vogliamo dire davvero. La scrittura è una tecnologia cognitiva, uno strumento per pensare.

I vantaggi offerti dai computer sono enormi, ma l’impatto della tecnologia digitale sul nostro modo di pensare sarà perfino più profondo. Immagino che in futuro, per preparare un discorso, sfrutteremo un software in grado di aiutarci nella formulazione stessa delle idee. Non mi riferisco a Microsoft Word o a Powerpoint, che si limitano ad emulare vecchie modalità comunicative e in un certo senso corrispondono a una scrittura fatta solo di maiuscole, senza spazi fra una parola e l’altra. Saranno soppiantati da qualcosa di più flessibile e dinamico, e come sarà esattamente questo software non lo so, ma renderà più semplice esprimere certe idee: quelle che oggi, quando vogliamo rappresentarle con una serie di parole allineate in un rettangolo, ci danno del filo da torcere. 

Può darsi che i vantaggi di tale software non saranno evidenti fin da subito, ma neanche quelli della scrittura erano stati così ovvi, all’inizio. Per quanto ai tempi l’alfabeto greco fosse impiegato già da secoli, Socrate diffidò sempre della parola scritta, che a suo parere trasmetteva una parvenza di sapienza, ma non la sapienza vera e propria. Socrate aveva anche rilevato che se delle domande venivano rivolte a una persona istruita, chi le aveva fatte poteva ottenere delle vere risposte, mentre se si cercava d’interrogare un testo scritto, questo avrebbe continuato a dire una cosa sola.

Oggi queste critiche vengono fatte ai computer, e Socrate in fondo criticava la scrittura per lo stesso motivo: una nuova modalità cognitiva non può essere pienamente apprezzata, finché non siamo in grado di sfruttarla senza sforzi. Siamo portati a pensare alla tecnologia come a qualcosa di freddo, di duro, qualcosa che non lega bene con il nostro corpo e più in generale con noi. Quando qualcuno afferma che la tecnologia digitale diventerà parte integrante di noi, quindi, è facile immaginarci con dei cavi collegati al cervello, ed è un’idea che ci ripugna. Se però pensiamo all’analogia con la parola scritta, lo stesso concetto smetterà di atterrirci e al contrario saprà conquistarci. La tecnologia digitale diventerà parte di noi attraverso la trasformazione del linguaggio che utilizziamo per pensare. E lungi dall’impoverirci, amplierà il raggio delle nostre possibilità, ci suggerirà nuovi modi di essere intelligenti, nuovi modi di essere creativi, nuovi modi di essere umani.


Ted Chiang

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