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La filosofia del benessere a due ruote

Nel nostro mondo post-pandemico, si parla tanto di come vivere e viaggiare meglio e di come abbinare la mobilità al benessere. Per tante persone la risposta è semplice: basta usare la bicicletta

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È stata definita la migliore invenzione nella storia. È maneggevole, pratica, economica e, agli occhi di tanti, un oggetto di vera bellezza. Se la questione è come trovare una forma di mobilità che abbini un impatto ambientale molto basso a un'efficienza molto alta, la risposta la conosciamo già: è la bicicletta.

Ma la bicicletta offre di più della semplice praticità. Ed oggi è il momento di prendere in considerazione più seriamente i vantaggi del trasporto su due ruote.

La pandemia da Covid ha certamente riportato sotto i riflettori la bicicletta come forma alternativa di mobilità. Ma l'idea della bicicletta come forma tanto di trasporto quanto di benessere mentale e salute fisica è in voga già da tempo.

Basta fare un giro

"Quando il morale è basso, quando il giorno sembra buio, quando il lavoro diventa monotono, quando ti sembra che non ci sia più speranza, monta sulla bicicletta e pedala senza pensare a nient'altro che alla strada che percorri".

Questa frase è stata pubblicata nella rivista Scientific American nel 1896 e l'autore è Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes. Conan Doyle ne sapeva di salute fisica e mentale. Era stato un medico di provincia e aveva imparato ad amare la bicicletta quando usciva per i suoi giri di visita ai pazienti.

Doyle è solo uno dei tanti celebri scrittori ad aver affermato che pedalare è quasi una terapia. Ad esempio, H.G. Wells, autore di La guerra dei mondi, ha scritto un libro intitolato The Wheels of Chance in cui descrive gli effetti umanizzanti del girare in bicicletta. Sue queste parole: “Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza”.

Un anti-stress collaudato

Chiedete oggi a qualsiasi patito di bicicletta se la possiamo considerare uno strumento terapeutico. State pur certi che la risposta sarà: "Assolutamente sì!". Ma perché è così? Qualcuno può dimostrarlo?

La psicologia della bicicletta è un campo ricco e, di recente, sono state svolte numerose ricerche scientifiche per indagare i collegamenti tra ciclismo e salute mentale. Sembra che ci sia più di una ragione per collegare il muoversi su due ruote e un po' di potenziamento muscolare con il benessere mentale.

Uno studio spagnolo riportato nel British Medical Journal ha utilizzato una misura standard per verificare se il ciclismo avesse effetti sulle sensazioni di stress quotidiane. Come previsto, le persone che andavano in bicicletta per gran parte della giornata (ossia quattro giorni a settimana o più) erano meno esposte al rischio di provare stress, o i suoi effetti, rispetto a chi andava meno in bicicletta o per niente. 

Un altro studio pubblicato su una delle più importanti riviste mediche al mondo, The Lancet, ha analizzato le numerose forme di esercizio anaerobico, chiedendosi se la salute mentale complessiva potesse essere migliorata grazie a un esercizio fisico regolare. La risposta è stata nuovamente affermativa e, tra tutti i tipi di esercizio fisico, la bicicletta si è dimostrata come il secondo modo più efficace per migliorare la salute mentale (gli sport di squadra sono risultati leggermente più efficaci, ma solo con uno scarto minimo).

Alcune persone ritengono che il semplice fatto che la bicicletta debba essere utilizzata all'esterno è un elemento importante. Un altro studio, condotto da ricercatori americani e europei, ha messo a confronto l'esercizio fisico al chiuso e all'aperto, riscontrando che quello all'aperto era migliore per la promozione di sensazioni di rivitalizzazione e per ridurre tensione e depressione.

Trovare l'equilibrio

Ma è probabile che il collegamento tra bicicletta e benessere vada ancora più a fondo. Ben Irvine, autore del libro Einstein & the Art of Mindful Cycling, ritiene che sia l'elemento dell'equilibrio sulle due ruote ad avere effetti psicologicamente benefici. Afferma che la bicicletta è la "macchina dei sogni", perché è una fusione tra "meditazione e movimento, curiosità e velocità, attenzione cosciente e parafanghi. In bicicletta, è possibile raggiungere nel giro di poche settimane un'arte che i monaci buddisti apprendono in decenni".

Quello che Irvine sta descrivendo è quasi un'esperienza extra-corporea che ogni ciclista sperimenta di tanto in tanto: la sensazione che bicicletta, strada e ciclista diventino una cosa sola. Questo è quello che il critico d'arte britannico Tim Hilton (un altro da sempre devoto alla bicicletta) ha denominato lo "stato di grazia" del ciclista.