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PIRELLI.COM / WORLD

L’avvento della tecnologia
digitale musicale e il fascino
ancora irresistibile del vinile

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È ancora il solito incorreggibile bad boy a 73 anni, e forse non è una coincidenza che Mick Jagger abbia ambientato la sua serie TV, Vinyl – un progetto concepito e prodotto insieme al suo buon amico Martin Scorsese – nell'anno 1973. E non ci pensa nemmeno a darsi una calmata. “C'è troppo da fare ancora, troppo da dare, troppo da divertirsi: quando finirà il divertimento, sarò finito anche io”, ci dice Jagger durante una video-intervista. Lui è a New York, noi a Los Angeles. La sua energia buca lo spazio, vola sulle onde-radio: si comporta ancora come un ragazzo con la voglia di sfondare. Non usa mai toni arroganti, parla in modo diretto e sorride molto. In Vinyl, Jagger rivisita la scena rock newyorkese degli anni 70. Una serie d'azione girata nello stile di Quei Bravi Ragazzi e di Casinò (è di Scorsese la regia dell'episodio pilota), Vinyl ruota intorno a un impresario musicale tossicomane, Richie Finestra (Bobby Cannavale), che ha fondato la American Century Records per poi cercare di salvarla dalla bancarotta vendendola all'etichetta tedesca Polygram. È una panoramica mozzafiato sull'industria discografica di quegli anni: c'è la musica, certo, e ci sono la droga, il sesso, il poliestere e c'è la pazzia totale, l'imminente avvento della disco-music e dell'hip-hop.

Jagger riflette sui cambiamenti che hanno attraversato l'industria musicale, adesso come allora. “È difficile riassumere questi cambiamenti, tutto è cambiato”, dice. “C'è la parte strettamente creativa e poi c'è quella commerciale, e c'è la questione delle tecnologie. La creatività è la stessa che c’era 40 anni fa, nel senso che se non hai qualcosa di nuovo da dire sei fuori dai giochi. Tutto il resto però è cambiato: è arrivata la tecnologia”. Jagger nota come la musica e il cinema procedano in parallelo: “È come per i film, che sono realizzati allo stesso modo ma non sono commercializzati allo stesso modo, questo però non ha niente a che vedere con la maniera in cui è girato un film. Si potrebbe dire che il fare musica è rimasto un processo molto simile, ci si siede con uno strumento, con una chitarra o un pianoforte, e si compone un pezzo. Questo succede ancora. Ma finito il momento della creazione, oggi è tutto diverso”. 
 
Per Jagger la competizione tra la musica prodotta in maniera tradizionale e quella computerizzata è un falso problema: “C'è molta tradizione ancora, musica composta in modo tradizionale, e poi c'è altra musica che è completamente elettronica, composta usando Garage Band o altri software”. E, certo, dice “a tanta gente della mia età questo non piace”. Però Jagger è diverso: “Io sono abbastanza favorevole a queste cose perché non sono sostituti della creatività, ma un ampliamento. E a me piace la musica elettronica, mi piace la dance music e tutte le ibridazioni. Puoi comporre un pezzo al piano e poi lavorarlo su un computer, creare sonorità completamente diverse, e usarle per fare un altro tipo di musica”.
 
Jagger continua a fare musica insieme ai Rolling Stones (mentre scriviamo, alla loro veneranda età gli Stones sono in tour in America Latina), ma non si lascia intimidire da tutti quegli strumenti in cabina di registrazione che non esistevano quando era più giovane: “Oggi chiunque può registrare il suo album con Zoom R8, un laptop e un software, e poi venderlo su Spotify o iTunes. Non hai nemmeno bisogno di incidere copie. Per quanto, a me il vinile piace ancora, la sensazione tattile che ti dà, il crepitio, l'odore. Tanti puristi della musica amano il vinile, noi incidiamo ancora copie dei nostri album su vinile, stiamo assistendo a una piccola rinascita. Il vecchio giradischi sta tornando di moda! Mi piace molto tutto questo. Mi fa pensare a Quentin Tarantino, a modo suo anche lui un purista, e a come a girato il suo ultimo film, The Hateful Eight, in Panavision 75mm, e poi ha insistito perché lo proiettassero in 100 sale americane usando i vecchi proiettori che non esistono più, e hanno dovuto riattrezzarle con queste grosse macchine! Amo questo tipo di attaccamento per la tradizione in mezzo al vortice continuo di innovazioni”. 

Gli strumenti di registrazione incidono molto sul modo in cui si fa musica e, come dice Jagger: “Oggi, puoi trovare più strumenti in una camera da letto di quanti ne avevamo in un grande studio come Abbey Road 50 anni fa! Non abbiamo più i dispositivi analogici, e sempre meno roba tangibile con cui giocare e su cui incidere. Proprio come nell'industria del cinema, dove non si usa più la pellicola (tranne Tarantino!), il digitale rende il film, come la musica, diverso. Cambiano i colori, i suoni. Cambiano i processi della post-produzione e così via. Ora abbiamo strumenti nuovi, sia nel mondo del cinema sia nella musica. L'avvento del digitale ha permesso una democratizzazione della distribuzione: chiunque può mettere le sue creazioni sul mercato. Ma il problema cruciale rimane: qualcuno l'ascolterà?”. 

In quest'industria che cambia c'è anche il problema del diritto d'autore, riflette Jagger. “Lo sfruttamento degli artisti e le trattative disoneste ci sono sempre state, anche ai tempi delle tragedie greche o di Shakespeare. In Vinyl parliamo anche di questo. Ti dicevano 'Riceverai il 3 percento dei diritti, ma poi quando ricevevi l'assegno c'erano così tante detrazioni che non ti restava quasi niente. È successo anche a noi. Anche con un album in classifica, non guadagnavi niente. Le cose sono cambiate negli anni '70, quando le vendite degli album rispetto a quelle dei singoli sono talmente cresciute che l'industria ha cominciato fare un sacco di soldi e i musicisti hanno preteso di essere pagati sul serio, lo sfruttamento è diminuito”.

Le cose oggi si sono complicate a causa del downloading illegale. “Sì, questa è stata la fine della mia teoria sullo sfruttamento del copyright!” dice Jagger scoppiando a ridere. “Se consideriamo la dimensione economica dell'industria musicale, abbiamo avuto quest'epoca d'oro dal 1975 al 1995, quando i musicisti erano pagati bene. E poi è finita. Quindi abbiamo avuto un ventennio positivo in cento anni. Oggi farsi pagare da Spotify è difficilissimo, la rendicontazione si è fatta molto complessa”. 

Il segreto degli Stones secondo lui è l'importanza data alle esibizioni dal vivo. “Se il nostro successo poggiasse solo sulle vendite oggi non basterebbe”, dice Jagger. “Eravamo, siamo e saremo sempre una 'live band', una band che si esibisce, che va in tour, finché non cadremo morti stecchiti! Per me suonare dal vivo è il miglior sostituto del sesso… anche per questo la tecnologia digitale non mi sembra un danno per la musica dal vivo. Anzi, è proprio lì che amo e mi entusiasmo per il digitale, quando va a potenziare la mia voce e tutti i miei movimenti”.

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