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Kishio Suga a Milano:
Situations

In esposizione all’HangarBicocca le opere del celebre artista giapponese che pone domande esistenziali a partire dalla relazione tra spazio e materiali

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Kishio Suga a Milano:
Situations

Dal 30 settembre 2016 al 29 gennaio 2017, lo spazio espositivo Pirelli Hangar Bicocca ospita Situations, la prima retrospettiva europea dedicata a Kishio Suga (Morioka, 1944), figura fondamentale dell’arte contemporanea giapponese. Le ventitré opere che compongono la mostra, a cura di Yuko Hasegawa e Vicente Todolí, risalgono a un periodo che va dal 1969 alla metà degli anni ’90 e sono state riadattate proprio per interagire con il grande spazio continuo di Pirelli HangarBicocca, il più grande spazio espositivo con cui l’artista si sia mai confrontato. Questa capacità di sapersi adattare alla specificità di diversi luoghi e situazioni, ovvero di mutare forma come avviene con i fluidi, è una delle caratteristiche fondamentali di questo artista. Personaggio di spicco del movimento Mono-ha (letteralmente “la scuola delle cose”, nata a Tokyo tra il 1969 e il 1972) e fortemente influenzato, o meglio incoraggiato, dall’Arte povera, Kishio Suga ha definito un linguaggio artistico che unisce la profonda relazione tra spazio, natura ed elementi.

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Kishio Suga ha spiegato che per lui lavorare a questa mostra è stata una sfida impegnativa, ma non nega la sua capacità di adattarsi a qualsiasi spazio. La questione che solleva è più esistenziale che artistica: come si sente la mia esistenza in questo spazio? E poi lavora di conseguenza.
Più dell’artista, che creando si annulla, sono i nomi stessi delle sue opere a parlare: Critical Sections, Fieldology, Continuous Existence–HB, Soft Concrete, Placement of Condition, Perimeter, Condition of Situated Units, Exposed Realm, Unfolding Field, Matter and Location, Abandoned Situation, Units of Dependency, Concealed and Enclosed Surroundings, Contorted Positioning, Infinite Situation III, Periphery of Space, Law of Multitude, Gap of the Entrance to the Space, Separating Dependence, Left-Behind Situation.
Ogni azione di Kishio Suga è finalizzata a rendere visibile l’esistenza dei materiali, lasciando che siano essi stessi a raccontarsi, mettendoli nelle condizioni migliori per farlo e poi facendo un passo indietro per non disturbarli. La loro vera presenza è lontanissima dalla volontà dell’artista, così com’è lontana dai simboli dell’arte e della società. La sua è sempre stata una forma di resistenza contro il consumismo e la spettacolarizzazione dell’arte. Il movimento Mono-ha, infatti, punta a reintrodurre lo spirituale nell’arte, ormai andato perduto.
Kishio Suga invita a capire la sostanza del materiale e a percepirlo in maniera intuitiva, senza sovrastrutture. La sua esposizione è una sorta di giardino zen, composto da objets trouvés: rami, rametti, tronchi, spaghi. Sembrerebbe quasi il nido di un uccello. Tutte le cose – nella mostra come nel cosmo, nella mostra che è metafora del cosmo e traduzione di una sensibilità di percepirlo – sono in relazione le une con le altre; tutte le cose esistevano già ed esistono ancora. La sua intenzione e la sua non-intenzione, la sua espressione e la sua non-espressione formano una linea di confine estremamente critico. Sta allo spettatore definire questo confine. Le cose parlano, lo spettatore le ascolta. 
Questa attitudine espositiva ricorda quella di Carlo Scarpa – non a caso grande amante della cultura giapponese – che creava i suoi allestimenti proprio per lasciare che le opere fossero “auscultate”, come uno stetoscopio sul cuore. Si crea così una relazione intima tra lo spazio, i materiali, gli oggetti e i visitatori; uno spazio sullo spazio, un’altra dimensione esistenziale che comprende tutto e tutti, e che unisce in un sentimento di unione le differenze percettive e le soggettività di ciascuno. Il cemento sostiene il legno, i tessuti si intrecciano stringendo rametti, l’erba cresce tra i mattoni, l’acciaio crea equilibri labili e perfetti a dieci metri d’altezza. Il mondo occidentale – o meglio, globalizzato – come suggerisce l’ultima opera del percorso, Left-Behind Situation (Shachi Jōkyō), ha perso la sua centralità, scomponendosi in tante singolarità diverse e precarie. Il tempo scorre e tutte le cose sono in perenne movimento e riassestamento. Kishio Suga seziona questo movimento per mostrarci un momento in tutta la sua presenza ed essenza, un’epifania. In qualsiasi esistenza, in qualsiasi situazione, infatti è fondamentale riuscire a vedere la sostanza delle cose: è questo il messaggio che l’artista vuole trasmettere. Questa mostra farà molto di più che farvi azionare i vostri cinque sensi, vi farà mettere in gioco il cuore.

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