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Italia, paese di ingegno e passione

Sono molte le invenzioni italiane che hanno contribuito al progresso tecnologico. E Pirelli è sempre stata in prima linea

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Italia, paese di ingegno e passione

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori. E si potrebbe aggiungere di inventori, precursori e anticipatori. Di certo, agli italiani va riconosciuta la capacità di avere fantasia e passione che, quando sono messe a sistema e concretizzate, diventano un fattore di successo.

Se si vuole andare alle origini, appare scontato citare un genio come Leonardo da Vinci, talento universale in cui la componente artistica viaggiava di pari passo con quella ingegneristica e scientifica. Quello che è evidente è che, in ogni epoca, gli italiani hanno contribuito alla costruzione del progresso. E in alcuni settori, come quello del muoversi su ogni superficie (cielo, mare e terra) hanno inventato e fatto molto.

Merito quasi sempre dell’intuizione di persone, guardate quasi sempre con sospetto dai conservatori, da chi crede solo nel passato. Una di queste è sicuramente Corrado D’Ascanio, un ingegnere abruzzese a cui si deve il primo prototipo di elicottero (1925), la prima elica a passo variabile (1930) e nel dopoguerra la Vespa Piaggio, il mezzo della prima motorizzazione di massa in Italia e lo scooter più famoso al mondo con 16 milioni di esemplari prodotti.

D’Ascanio, non a caso, si era ispirato agli esperimenti che mezzo secolo prima aveva effettuato Enrico Forlanini, l’ingegnere milanese con la fissazione dei mezzi volanti: elicotteri, dirigibili e il rivoluzionario idroplano, progenitore all’inizio del XX secolo degli idrovolanti ma che servì negli anni ’50 anche allo sviluppo degli aliscafi.

Cielo e mare sono due azzurri che si toccano. E se gli italiani sono in primis navigatori, sono ancor di più i creatori dei superyacht più richiesti al mondo e di motoscafi veloci, velocissimi. Ma anche di classe estrema come i Riva, che nascono sull’Iseo per andare a solcare le onde di tutto il mondo, da Miami a Sydney. O semplicemente sono racer incredibili: Guido Abbate, genio lariano, nel 1952 stupisce la motonautica internazionale montando su una barca il motore dell’Alfa Romeo di Juan Manuel Fangio. Con quell’ibrido, il pilota Mario Verga toccò i 226 km/h, una velocità incredibile per l’epoca.

Sono storie di uomini e di cantieri: Luca Bassani, negli anni ’90, ha fatto di Wally Yachts il protagonista di una rivoluzione prima nella vela e poi nel motore con barche all’avanguardia, di carbonio e vetro e con un design mai visto prima.

E poi c’è l’asfalto. Quello dove i tre brand sportivi (Ferrari, Lamborghini, Maserati) restano un mito nel mondo, grazie a modelli iconici che nell’epoca d’oro portavano firme italiane nel design quali Pininfarina o Bertone. Ma la strada è anche quella dove le Case ‘generaliste’ hanno saputo realizzare auto per tutti, dotate di tecnologie ‘democratiche’ e frutto di visioni: la 500, la Panda e la Punto per Fiat, l’Aurelia e la Delta per Lancia, la Duetto e la Giulietta per Alfa Romeo.

Sono italiane anche le innovazioni entrate nella storia dell’auto: il motore a combustione termica (1853), l’impianto elettrico (1913), la scocca portante e le sospensioni anteriori a ruote indipendenti (1923, Lancia Lambda), il cambio automatico (1931), la monovolume (1956, Fiat Multipla), l’alettone retraibile (1986, sul posteriore della Thema 8.32), l’iniezione diretta sul turbo diesel (1988, Fiat Croma), il common rail (1997).

Non da meno, l’Italia è stata pioniera nelle due ruote. In quelle spinte dai campioni della bicicletta, basti pensare alle invenzioni in serie del genio Tullio Campagnolo – la più famosa è il primo cambio moderno (1935) – o a cosa abbiano rappresentato la Bianchi e la Legnano per gli appassionati di tutto il mondo.

Poi ci sono quelle che sfrecciano sui circuiti e sulla strada: anche qui una storia di ingegno come quella di Carlo Guzzi – capace di inventare il primo telaio ‘elastico’ per le motociclette nel 1927 – per il marchio ononimo. Oppure fatta di modelli incredibili come la già citata Vespa e l’Ape Piaggio o tecnologie innovative come il motore "desmodromico" di Ducati, progettato nel 1958.

In questo parterre che emoziona, un posto al sole lo ha anche Pirelli che sin dalla nascita ha abbinato il concetto di prestazione a quello, importantissimo, della sicurezza. Molte di queste innovazioni sono state sviluppate nel motorsport, vero laboratorio a cielo aperto per Pirelli. 

Nasce così il Cinturato (1951), primo radiale a utilizzare una cintura mista tessile/metallica, un pneumatico nato per le prime gare di Formula 1 ma poi diventato un’icona anche su strada.

Negli anni Sessanta, invece, ecco arrivare il Pirelli BS3, il pneumatico “col cappotto”, con battistrada intecambiabile a seconda della stagione; un’idea maturata nei rally e resa funzionale per la guida di tutti i giorni. Dalle gare fuori strada arriva anche il pneumatico Run Flat, una delle tecnologie antiforatura, assieme a Seal Inside.

E’ stata sempre Pirelli la prima ad aver inserito i sensori nel pneumatico, capaci di dialogare con l’auto che li monta per fornire informazioni utili sul loro stato e presto anche sulle condizioni della strada. In un futuro potranno anche comunicare via 5G con gli altri veicoli e l’infrastruttura stradale per aumentare  la sicurezza di tutti gli automobilisti.

Oggi lo sviluppo passa attraverso sofisticati simulatori e tra le recenti innovazioni vanno ricordati anche il battistrada adattivo del Cinturato All Season SF2 e il battistrada con l’intelligenza meccanica del Cinturato P7 prodotti di ingegno, ma anche di passione per l’auto e chi le guida.

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