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Il team di produzione di Pirelli HangarBicocca:
intimamente ma su larga scala

Di fronte a un dipinto, soprattutto se di scuola classica, l'osservatore è spesso colpito dai dettagli e da come, a una certa distanza, pennellate quasi impercettibili possano creare illusioni potenti ed evocative

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intimamente ma su larga scala
Il team di produzione di Pirelli HangarBicocca:
intimamente ma su larga scala

Nelle installazioni di arte contemporanea, si verifica spesso il contrario perché l'artista sfrutta le dimensioni dell'opera per portarci all'interno del suo mondo, a volte in senso letterale. In entrambi i casi, la maestria è essenziale, ma l'arte contemporanea richiede anche l'intervento di specialisti senza i quali l'artista non sarebbe in grado di realizzare le sue opere.

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In uno spazio vasto e imponente come Pirelli HangarBicocca, fare in modo che il visitatore riesca a cogliere la visione minuziosa e spesso intima di un artista contemporaneo, è un'autentica sfida. I tre esperti che fanno parte del team di produzione, ossia Matteo De Vittor, supervisore alle installazioni, Valentina Fossati, coordinatrice della produzione, e Cesare Rossi, addetto alle installazioni,sono diventati veri e propri maestri nell'arte di conciliare quella visione con i 15.000 metri quadrati della galleria. E forse, nessun'altra mostra come Double Bind dell’artista scomparso Juan Muñoz, (tra l’altro considerata dal quotidiano londineseThe Guardian una delle migliori mostre del 2015),   ha messo in luce questa loro abilità Double Bind era stata allestita una sola volta, 14 anni fa alla Tate Modern e, da allora, i suoi 3.000 elementi sono stati conservati intatti in un magazzino alle porte di Londra.  Per riportare alla vita la sua opera si è reso necessario l'intervento di ingegneri e tecnici per la costruzione di ponti e ascensori, oltre a ore di paziente lavoro per l'eliminazione della ruggine e il restauro degli elementi.

Da un punto di vista strutturale, la parte più stupefacente, e forse più impegnativa, del lavoro è stata la costruzione di un intero piano a 6 metri di altezza. Questo ha permesso ai visitatori di passeggiare guardando verso l'alto, verso i recessi del "soffitto", chiamati "pozzi", che contenevano figure umane e oggetti, come i condizionatori d'aria che si vedono nei cortili dei condomini di qualsiasi ambiente urbano.
 
L'allestimento di Double Bind ha richiesto sei settimane di lavoro, weekend compresi, oltre alla ristrutturazione e alla necessità di adattamento allo spazio Pirelli HangarBicocca.

"È stata necessaria una riconfigurazione completa, perché la Turbine Hall ha una struttura diversa da questa, anche se sembrano simili per dimensioni e volume complessivo, ma sono spazi di misure diverse e qui abbiamo le colonne portanti, mentre la Turbine Hall è uno spazio continuo, del tutto privo di colonne," spiega Matteo.

Il lavoro è stato suddiviso in due fasi. La prima ha interessato l'aspetto architettonico, la creazione dello scheletro, con spazi per i pozzi e gli ascensori, quindi tutte le superfici. In questa fase sono state coinvolte imprese che costruiscono normalmente ponti e infrastrutture simili. Nella seconda fase, è stata predisposta la struttura con tutte le finestre, le porte e le sculture. Non si è trattato semplicemente di riproporre la Tate, ma si è reso necessario riequilibrare l'aspetto estetico a causa delle diverse proporzioni.

OGGETTI RECUPERATI DELLA PIRELLI CHE FU SONO DIVENTATE ARTE
Anche riuscire a lavorare con gli artisti e comprendere le loro necessità, oltre gli aspetti più pratici del lavoro, è importante. Nel caso di Dieter Roth, "lavorare con" ha assunto un significato più profondo, in quanto l'artista e i suoi più stretti collaboratori non distinguono la pratica artistica dalla vita personale. Diventare parte di un'opera significa diventare anche parte della loro vita.

"Con Roth, non c'era alcun confine tra le due cose. All'epoca non lo sapevamo quindi in pratica per sei settimane abbiamo condiviso esperienze di ogni tipo con la crew islandese. Durante l'installazione delle opere, si mangiava insieme, si rideva, si beveva e si discuteva di qualsiasi cosa."

Di solito, gli artisti realizzano almeno un'opera "site-specific" pensata espressamente per lo spazio Pirelli HangarBicocca e nel caso di Roth si è trattato di un enorme bar, la rivisitazione di un'opera precedente realizzata per la mostra di Milano. In quello stesso periodo, il vecchio ingresso alla Pirelli su Viale Sarca era in fase di demolizione. Matteo notò la presenza di alcuni pezzi interessanti in mezzo alle macerie, pronte per essere smaltite e lo fece presente al team di Roth. Fu così che i televisori a circuito chiuso dell'ingresso, la scrivania principale, la struttura in alluminio e i relativi monitor entrarono a far parte del bar di Roth e vennero quindi elevati a forma d'arte.

"Il bancone era un pezzo originale, un'asse di legno proveniente dalle foreste islandesi, mentre la scrivania della Pirelli venne usata come parete di fondo del bar, dove erano disposte tutte le bottiglie. Divenne parte dell'installazione e se la portarono via al termine della mostra."

Un'altra opera che ha costituito una vera sfida per il team addetto alla produzione è stata "On Space Time Foam" di Tomás Saraceno. L'opera consisteva in una bolla gonfiabile trasparente che occupava lo spazio del Cubo – uno spazio enorme – e sulla quale i visitatori potevano arrampicarsi, come su un castello gonfiabile dalle pareti trasparenti. Il progetto ha richiesto sei mesi di elaborazione e costruzione.

"Avevamo solo 6 mesi di tempo per fare tutto e i nervi a fior di pelle, perché i visitatori – compreso il CEO della Pirelli – si sarebbero trovati sospesi su un foglio di plastica di 5 millimetri di spessore, a 14 metri di altezza, quindi dovevamo realizzare un'opera sicura al 100 percento per tutti," ricorda Matteo.
 
Coinvolgente, provocante e divertente, l'opera è stata talmente apprezzata da richiamare 150.000 visitatori o per meglio dire partecipanti.

Oltre alle mostre intriganti, Pirelli HangarBicocca ha ospitato una mostra di importanza storica, dedicata a una pioniera dell'arte performativa della metà del 20o secolo, che ha comportato una serie di difficoltà del tutto diverse. La mostra di Joan Jonas alla galleria Pirelli HangarBicocca è stata di fatto una retrospettiva completa e ha raccolto in un open space opere nate per essere presentate in spazi o stanze ben distinte e non accostate le une alle altre senza soluzione di continuità.  Ciascuna delle 20 opere, tutte installazioni di grandi dimensioni, dovevano quindi essere disposte nella posizione giusta, in relazione le une con tutte le altre. Le possibili combinazioni erano numerose. Infatti, la mostra è stata allestita e riallestita molte volte, richiedendo lo spostamento di pareti lunghe 10 metri e alte 5.
"È stato un continuo andirivieni alla ricerca dell'equilibrio giusto ed è stato estremamente complesso, a volte faticoso e frustrante, per certi versi, ma alla fine è stato chiaro a tutti che le cose andavano disposte in quel particolare modo. E l'artista ne è stata entusiasta."

L'ultima sfida affrontata dal team di produzione è stato l'allestimento della mostra "Doubt" di Carsten Holler, una raccolta di opere del passato oltre a produzioni nuove o rivisitate. Questa installazione è un altro esempio di come il particolare approccio di un artista possa influenzare il lavoro di un team di 20 persone. Holler è un belga di origini tedesche che opera con una precisione millimetrica. E ha richiesto questo livello di precisione per il corridoio di 120 metri per 30 che portava alla mostra. Questo grado di precisione non sarebbe percepito normalmente dall'occhio del visitatore, ma l'artista ritiene che a un livello subliminale i nostri occhi e il nostro cervello siano in grado di cogliere anche variazioni minime. . "Si è trattato di un altro genere di sfida, una sfida molto diversa dalle precedenti, che sarà diversa dalla prossima, ma questo è il bello del nostro lavoro, ciò che ci tiene sempre concentrati sull'obiettivo ma con la mente aperta," conclude Matteo.

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