life

Fossa delle Marianne: una scoperta continua

Cosa si nasconde davvero nel mare? Scopriamo i rumori e le forme di vita di questo posto misterioso

Home life Fossa delle Marianne: una scoperta continua
Fossa delle Marianne: una scoperta continua

Dalla letteratura al cinema, fino alla discografia, il mare ha da sempre affascinato e incuriosito tanti artisti che, oltre agli studiosi, ne hanno voluto celebrare la grandezza, la magnificenza, la forza, la potenza e l’infinita bellezza.

Fossa delle Marianne: una scoperta continua 01

IL MARE E LE SUE PROFONDITA’ NELLA LETTERATURA
Ventimila leghe sotto i mari è un romanzo francese scritto nel 1870 da Jules Verne ed è il terzo capitolo di una trilogia. Racconta le avventure di un sottomarino, il Nautilus, del suo capitano e dei suoi prigionieri che vivono avventure epiche a profondità incredibili, incontrando creature spaventosi e gigantesche, fino alla scoperta dei resti del continente di Atlantide.

La Mer è il titolo della canzone francese che Charles Trenet scrisse nel 1943 e che raggiunse un epocale successo quando, negli anni 60, venne cantata da Bobby Darin con il titolo Beyond the Sea, una perfetta colonna sonora se si decide di fare un viaggio immaginifico nei fondali marini alla scoperta dei tanti misteri che si celano sotto questo sconfinato specchio d’acqua che circonda la terra. 

Un mondo che merita tanto rispetto, imprescindibile per la nostra sopravvivenza, meraviglioso e infinito, abitato da animali più o meno conosciuti che fanno paura, tenerezza, che hanno popolato le sceneggiature di film e cartoni animati. Nel 2004 la Pixar vince un oscar con il film d’animazione Alla ricerca di Nemo, che racconta le avventure del pesciolino e di suo padre nel mondo sottomarino pieno di colori e personaggi fantastici.

Gli studi per capire dove si trovasse la più profonda depressione oceanica sono cominciati nel 1872, con la prima spedizione Challenger, in una zona tra il Giappone, le Filippine e la Nuova Guinea. I primi dati parlano di una profondità di 8.184 metri. Nel corso degli anni, sono stati effettuati molti rilievi e, nel 1957, un vascello sovietico, il Vitjaz misurò la profondità di 11.034 metri ma, a causa del fatto che le successive spedizioni non furono in grado di rilevare una tale misurazione, questa non fu ritenuta attendibile.

IL PRIMO SPETTACOLO
Si dovrà aspettare il 23 gennaio del 1960 quando il batiscafo Trieste della U.S. Navy raggiunse la profondità della Fossa delle Marianne, a est delle Isole Marianne, nell’Oceano Pacifico. Alla guida del vascello vi erano Don Walsh e Jacques Piccard, figlio di Auguste Piccard, inventore del batiscafo, che riuscirono a raggiungere una profondità di 10.916 metri. La marina statunitense acquistò il batiscafo da Piccard, assumendo Jacques come consulente di formazione del personale addetto al funzionamento e alla manutenzione. All’inizio il Trieste era stato concepito per raggiungere una profondità di non più di 6.000 metri, ma venne successivamente modificato e predisposto per resistere a pressioni più forti, fino a quella esercitata a una profondità di 11.000 metri. La preparazione a questa storica impresa durò nove mesi e, prima della missione vera e propria, furono effettuate 64 immersioni di prova nel Pacifico occidentale, lungo le coste dell’isola di Guam.

Lo spettacolo che Walsh e Piccard si trovarono davanti fu sbalorditivo: forme di vita marina sul fondo dell’oceano. Li stupì moltissimo trovare, in quel punto così lontano e, fino ad allora impenetrabile, pesci come sogliole, platesse e gamberetti. I componenti della spedizione riscontrarono, inoltre, una temperatura molto bassa, tanto da avere bisogno di scaldarsi con delle borse di acqua calda. La visita del Trieste nei fondali marini inesplorati durò nove ore. La marina venne accompagnata, in questa storica impresa, dalla Rolex che fu ben lieta di ricevere da parte di Jacques Piccard un telegramma a fine missione che confermava che a 11.000 metri di profondità, il loro orologio funzionava come su terra ferma.

CURIOSITA’ E SCOPERTE NELLA FOSSA DELLE MARIANNE
Le curiosità nella Fossa delle Marianne non finiscono ai tempi della sua primissima scoperta e tante sono da attribuire anche a studi molto recenti.

Innanzitutto, alcuni studiosi statunitensi dell’Hawaii Mapping Research Group, hanno scoperto, nel 2003 un nuovo abisso proprio nella stessa area. Si sono mossi con un sommergibile collegato via cavo a una nave di ricerca e dotato di sonar, uno strumento usato per generare e captare segnali acustici, e guidato a distanza, le cui rilevazioni hanno scoperto un abisso profondo quasi quanto il Challenger Deep e battezzato Hmrg.

Parlando di scoperte ancora più recenti, nell’aprile di quest’anno, una è da attribuire al sottomarino a comando remoto Deep Discover della nave di ricerca Okeanos Explorer che studia le forme di vita presenti in questi fondali e fa capo alla NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration, un'agenzia federale che si occupa dell'osservazione e della conservazione di oceani e atmosfera e della previsione dei cambiamenti che potrebbero interessarli. Durante la loro ricerca, gli scienziati del Deep Discover, hanno fatto un piacevolissimo quanto mai inusuale incontro che ha lasciato tutti a bocca aperta, come se si fossero trovati davanti a un’illusione ottica o a un lavoro fatto magistralmente al computer: una speciale medusa, dalle movenze e dai colori incredibili, che ricorda, di primo acchito, i fuochi d’artificio. Si tratta di un’idromedusa del genere Crossota che non vive, nei primi anni, una fase sessile ed è quindi un organismo acquatico come le spugne che non sono capaci di muoversi attraverso movimenti autonomi. Galleggia nell’ambiente marino con i suoi tentacoli distesi tanto da sembrare una ragnatela, aspettando le sue piccole e ignare prede. I ricercatori della NOAA si sono sempre occupati della perlustrazione dell’area per studiare anche la presenza, nel fondale, di sorgenti idrotermali, vulcani di fango, coralli, spugne e pesci degli abissi, montagne marine.

Gli ospiti della Fossa delle Marianne sono tanti e tutti riservano grandi sorprese; non sono certo abitanti comuni, sono al contrario creature originali, alle volte divertenti, alle volte spaventose, come nel caso del pesce fantasma avvistato a una profondità di 8.145 metri. Della famiglia delle liparidae, già note alle grandi profondità perché avvistati nella Fossa di Kermadec, vicino alla Nuova Zelanda e nella Fossa del Giappone, è un pesce fragile e pallido e ha proprio l’aspetto di un fantasma, nemmeno troppo carino, e le sue pinne, che sono ricoperte di sensori gustatavi per individuare la presenza di cibo in acqua, sembrano fendere l’acqua senza muoverla. Questo pesce, tutto particolare nel suo genere, lungo 15 cm circa, è stato scoperto dagli scienziati dello Schmidt Ocean Institute, anche loro impegnati a studiare la depressione oceanica. Il suo corpo è talmente trasparente che si riescono a vedere gli organi interni. La sua straordinarietà sta nel fatto che questo fantasmino viva a una profondità di soli 55 metri più in alto del limite invalicabile per la sopravvivenza dei pesci che, superati gli 8200 metri, sono incapaci di produrre osmoliti, i componenti chimici che permettono alle cellule di sopportare la pressione imposta da quelle profondità. Purtroppo però, il fantasma è rimasto negli abissi, non è stato infatti possibile studiarne meglio il comportamento e le caratteristiche.

Fossa delle Marianne: una scoperta continua 02

È facile pensare che a una tale profondità regni indisturbato un assoluto e assordante silenzio come in nessun’altra parte del pianeta, che in questo posto impenetrabile l’inquinamento acustico sia un illustre sconosciuto, che questo sia, per forza di cose, un angolo della crosta terrestre immerso in una pace ovattata, e invece gli oceanografi del NOAA, insieme a quelli della Oregon State University e della Guardia Costiera Americana hanno portato un microfono sottomarino nel Challenger Deep, il punto più profondo della fossa a 10,9 km sotto il livello del mare, e hanno riscontrato un rumore costante proveniente dai terremoti, dal canto delle balene e dall’eco di un tifone passato poco distante da quel punto. Anche i rumori provocati dall’uomo sono facilmente riscontrabili con l’idrofono, come quelli delle navi in transito nello snodo di Guam, poco lontano dalla fossa, che vede ogni giorno il passaggio dei container provenienti dalla Cina e dalla Filippine. Per fare queste misurazioni e catturare i suoni, il microfono è stato inserito in una capsula di titanio sottoposta a una pressione di 1100 bar che supera di ben mille volte quella che si può sopportare normalmente.

Tra le grandi novità che vengono alla luce sullo studio degli oceani, c’è un laboratorio marino, una struttura progettata e realizzata dalla University of Technology di Sidney. Qui i ricercatori possono esaminare e studiare i campioni dei microrganismi che abitano le acque degli oceani senza aver bisogno di tornare a terra. E’ sulla nave da ricerca Investigator che sono stato fatti i primi test e gli scienziati hanno analizzato finalmente i campioni lì dove li avevano prelevati. Studiare e manipolare in questo modo le cellule viventi per capire come si adattano ai cambiamenti dell’oceano è un bel passo avanti.

INTERESSE PER LA FOSSA DELLE MARIANNE
Attorno alla scoperta della Fossa delle Marianne è sempre gravitata una grande attenzione da parte delle personalità più diverse tra cui si distingue un uomo che aveva già fatto parlare di sé per aver raggiunto record assoluti…al botteghino! James Cameron, regista di Titanic, nonché creatore di Avatar, due film che hanno fatto storia e lo hanno consacrato a mito della macchina da presa. Deciso a fare un viaggio nella Fossa delle Marianne, è stato accompagnato in questa sua avventura da milioni di followers che su Twitter hanno seguito l’impresa. Resta famosa la sua frase, twittata al suo arrivo nel Deep Challenge: "Toccare il fondo non è mai stato così bello”. Dopo Don Walsh e Jacques Piccard che pionieristicamente scesero negli abissi delle Fosse delle Marianne, è stato il primo a percorrere undici chilometri dal 1960.

Un viaggio in solitaria in questa privatissima autostrada dell’oceano, perché il sommergibile, che aveva progettato lui stesso, il Deepsea Challenger, poteva ospitare una sola persona. 
Il batiscafo monoposto verde a forma di siluro e lungo sette metri, è stato costruito in Australia, in collaborazione con la National Geographic Society e l’Università delle Hawaii. È dotato di una sfera di pilotaggio, munito di braccia meccaniche con telecamere e pinze per raccogliere i campioni che Cameron ha diligentemente raccolto e portato in superficie e che mai avevano visto la luce prima. 

Il biglietto di prima classe ha riservato a Cameron un viaggio di andata che è durato 2 ore e 36 minuti e una risalita molto più breve, solo settanta minuti, ma tutto è andato bene, Cameron si stava preparando all’impresa da ben sette anni. La nave d’appoggio della missione è stata lo yacht Octopus di proprietà di Paul Allen, amico del regista e esploratore e cofondatore della Microsoft. Tutto rimane ancora in sospeso, ma il progetto iniziale del sequel del suo film Avatar, aveva l'ambizioso desiderio embrionale di ambientare alcune riprese proprio nella Fossa delle Marianne. Chissà che questo progetto non veda presto la luce, anche se parla di uno slittamento dell’uscita del film.

Dopo questo memorabile successo, l’eclettico regista ha deciso di donare il suo prototipo scientifico al centro di ricerca oceanografico degli Stati Uniti il WHOI (Woods Hole Oceanographic Institution) con cui è importante collaborare per dare un contributo alla tecnologia al servizio della comunità oceanografica.

Un mondo sconosciuto che incute un timore reverenziale per la sua forza, per la sua potenza e la sua sconosciuta dimensione

Chissà quante scoperte ancora ci aspettano. Non ci resta che stare a guardare e contribuire, da parte nostra, a una salvaguardia consapevole di un mondo così prezioso per tutti, da proteggere e tutelare.

Continua a leggere
Find
Scegli il prodotto perfetto per te
Want more
life