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Cristiano Biraghi,
tra il campo e lo stadio

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Cristiano Biraghi,
tra il campo e lo stadio

I primi calci in Brianza, poi subito nel vivaio dell’Atalanta e dell’Inter. La passione per il calcio è sempre stata nel Dna di Cristiano Biraghi, terzino ed esterno dell’Inter. Non solo sui campi, ma anche da tifoso allo stadio.

Cristiano Biraghi, tra il campo e lo stadio 01

Come ti è venuta la passione per il calcio?

E’ una sorta di impronta genetica che mi ha dato mio papà. Insieme abbiamo visto tantissime partite con l’Inter sempre nel cuore. Tutti in famiglia tifavano Inter.

Quando hai iniziato a giocare a calcio?

Da piccolissimo, in Brianza, giocavo nel Carugate. Poi sono passato all’Atalanta e subito dopo alle giovanili dell’Inter. Per me era il sogno, la mia passione che diventava realtà.

Chi era il tuo giocatore preferito?

Il mio idolo è sempre stato Ronaldo, il Fenomeno, a mio avviso il più forte giocatore al mondo, che per di più giocava nella mia squadra. Per un tifoso era il massimo.

Cristiano Biraghi, tra il campo e lo stadio 02

Hai mai chiesto autografi?

Dopo gli allenamenti, alla Pinetina, mi piazzavo fuori dagli spogliatoi e aspettavo che arrivassero i campioni. Conservo ancora quelli di Cauet, Djorkaeff e Zanetti.

Hai mai seguito la tua squadra del cuore in trasferta?

Sì, mi piaceva moltissimo. C’era un forte senso di appartenenza. Ho ancora il ricordo di una stupenda trasferta a Firenze, terminata con una vittoria da parte nostra.

Qual è la partita che più ti è rimasta nella memoria?

Avevo 18 anni e l’Inter di Mourinho era arrivata in finale di Coppa Campioni contro il Bayern Monaco a Madrid. Non mi scorderò mai quell’emozione, la doppietta di Milito e l’esultanza a fine partita. Vincere la Champions League è la più grande soddisfazione per ogni tifoso. 

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