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CITTÀDIMILANO, un’immersione tra le forme del tempo

La mostra raccoglie per la prima volta insieme una serie di opere realizzate da Giorgio Andreotta Calò dal 2008 a oggi, accomunate dal tentativo di descrivere attraverso le immagini e la scultura i movimenti con cui il presente si trasforma in passato

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CITTÀDIMILANO, un’immersione tra le forme del tempo

Una delle tre opere scelte dalla curatrice Cecilia Alemanni per il Padiglione Italia della 57ma Biennale di Venezia (2017), Senza Titolo (La Fine del Mondo) di Giorgio Andreotta Calò occupava un grande spazio immerso nella semi-oscurità. Invitato a salire dei gradini metallici, lo spettatore si trovava di fronte a uno scenario surreale: l’antica, vasta capriata del soffitto si trovava sia sopra che sotto di lui. Soltanto concentrando lo sguardo sull’immagine capovolta era possibile scorgere le impercettibili vibrazioni che suggerivano la presenza dell’acqua. Quest’opera imponente era una sintesi perfetta dei temi da sempre cari all’artista nato a Venezia nel 1979: l’acqua, il doppio, la luce e l’oscurità, il tempo e il movimento come forze di trasformazione potenti ma quasi invisibili.

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Gli stessi elementi accolgono lo spettatore pronto a immergersi in CITTÀDIMILANO, la mostra a cura di Roberta Tenconi che raccoglie negli spazi dello Shed di Pirelli HangarBicocca opere scultoree realizzate da Andreotta Calò dal 2008 ad oggi, presentate secondo una disposizione concepita dall’artista. In mostra dal 14 febbraio al 21 luglio, il lavoro dell’artista si conforma come un unico paesaggio, un arcipelago in cui convivono l’emerso e il sommerso (un’opera chiave per comprendere la pratica di Andreotta Calò è l’installazione che realizzò nel 2010 nel suo studio di Amsterdam: dopo averlo diviso con una parete di vetro riempì d’acqua una parte, provocando l’inaspettata rottura del vetro e l’inondazione dell’intero spazio). Nella proiezione che apre la mostra seguiamo un gruppo di sommozzatori che discendono verso il fondale marino fino a incontrare il relitto del piroscafo Città di Milano, ancora oggi, a 100 anni esatti dal suo naufragio – avvenuto il 16 giugno 1919 – adagiato a più di 90 metri di profondità al largo dell’isola di Filicudi. Costruito per conto di Pirelli, Città di Milano fu il primo in Italia a effettuare la posa e il monitoraggio dei cavi sottomarini che collegavano le isole minori del Mediterraneo. L’imbarcazione dà il titolo alla mostra e ne diventa il simbolo, rimandando ai processi di trasformazione e all’idea di ciò che è sommerso, invisibile in superficie.

I Carotaggi (realizzati a partire dal 2014, l’ultimo, Produttivo, è datato 2019), campioni geologici prelevati dal sottosuolo del Sulcis Iglesiente della Sardegna e nella laguna di Venezia, disegnano lo spazio espositivo. In mostra anche il video In Girum Imus Nocte, 2014, che segue il cammino notturno percorso insieme a un gruppo di minatori sempre nel Sulcis e le Clessidre, forse la serie di opere più longeva (le prime risalgono al 1999) e conosciuta dell’artista. Ogni opera in bronzo (tra quelle esposte c’è anche il trittico Scolpire il tempo [2010], il cui titolo richiama il celebre saggio sul cinema di Tarkovskij), viene realizzata attraverso il procedimento della fusione a cera persa a partire dalla sovrapposizione simmetrica di una sezione dei pali conficcati nel fondale della Laguna per ormeggiare le imbarcazioni (bricole, per i veneziani) corrose in corrispondenza della parte a contatto con l’acqua. Create a partire da frammenti di bricole, l’artista ha realizzato negli anni anche una serie di Meduse, sculture presenti sia nella loro versione originale, in legno, che nella trasposizione bronzea, realizzata attraverso la fusione a cera persa. Tra le tante opere in mostra anche le tracce di alcune importanti azioni performative dell’artista, successivamente trasformate in scultura, ad esempio Volver, la barca con cui nel 2008 l’artista “navigò” nel cielo di Lambrate, a Milano. Su questo paesaggio surreale, che gioca con i concetti di navigazione della materia – dell’aria, della terra, dell’acqua – e della non materia – il tempo – veglia come una quinta scenica la grande Città di Milano (circa 5 per 11 metri), una fotografia realizzata appositamente per la mostra con una camera oscura costruita dall’artista sull’ultimo piano del Pirellone: un orizzonte capovolto in cui il cielo prende il posto del mare, e gli edifici di Milano ci guardano dall’alto. 

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