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Che cos'è la bellezza?

Se n'è discusso in un panel a New York, a partire da The Cal™ 2017, con Peter Lindbergh, Steve McCurry, Jessica Chastain tra gli altri

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Che cos'è la bellezza?

Che cos’è la bellezza? E come è stata declinata negli anni dal calendario più famoso del mondo? E ancora: la bellezza è verità? Sono alcune delle domande alla quali si è cercato di dare risposta durante il panel Pirelli Calendar Presents: Peter Lindbergh On Beauty, un evento organizzato da Pirelli durante la settimana della moda newyorkese presso il ristorante Cipriani di Wall Street per rendere omaggio al The Cal™ di quest’anno, scattato da Peter Lindbergh (per la terza volta: unico fotografo ad avere raggiunto questo traguardo) e con protagoniste 15 attrici: Kate Winslet, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Jessica Chastain, Uma Thurman, Helen Mirren, Robi Wright, Lupita Nyong’o, Alicia Vikander, Julianne Moore, Rooney Mara, Charlotte Rampling, Zhang Ziyi, Lea Seydoux più Anastasia Ignatova, professoressa presso l’Università di Mosca. 

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Preceduto e seguito da un cocktail che ha visto la partecipazioni di modelle quali Karolina Kurkova, Doutzen Kroes, Isabeli Fontana, fashioniste come Bee Shaffer, fotografi come Francesco Carozzini, il panel è stato moderato da Derek Blasberg, firma di Vanity Fair Usa e personaggio molto noto della New York modaiola, ed è stato animato dalla presenza del maestro Lindbergh, di Jessica Chastain, una delle protagoniste del The Cal™ 2017, della scrittrice e personaggio pubblico Fran Lebowitz (a lei era affidato il mese di maggio nel calendario del 2016 firmato da Annie Leibovitz, quello dedicato alle donne di successo, non per forza di cose modelle) e del fotogiornalista Steve McCurry il quale ha ricordato così ha sua esperienza dietro la macchina fotografica per il The Cal™ del 2013: “ Ricordo che all’epoca la scelta delle modelle fu centrata su donne che oltre che bellezza avessero anche contenuto, fossero impegnate nel sociale. Durante la conferenza stampa di presentazione tutte parlarono dei loro impegni umanitari. Già allora Pirelli era alla ricerca di una bellezza diversa, più onesta, non solo di facciata”. 

Un tema, quello dell’onestà, che sta evidentemente a cuore anche a Lindbergh: “Il talento è più importante della bellezza. Nella mia carriera ho sempre inseguito la sostanza, sin da quando, nel 1988 scattai Linda Evangelista e Christy Turlington su una spiaggia con indosso solo una maglietta bianca”. Gli scatti, ha ricordato Blasberg, finirono in un cassetto negli uffici della Condé Nast e furono ripescarti solo dopo da Anna Wintour che li trovò straordinari e li volle pubblicare, appena nominata direttore, sul Vogue americano, rivoluzionando di fatto il destino del giornale. “Mi piace interpretare personaggi che mettono in discussione lo status quo”, è intervenuta Jessica Chastain, “In quanto attrice sono alla ricerca continua della verità, un processo che spesso passa anche dal non voler indossare nessun tipo di trucco al fine di rendere il personaggio più credibile più reale. Quando recito sono comunque protetta dal personaggio. Posare davanti a una macchina fotografica è per me più difficile perché lì sono io messa a nudo, senza possibilità di nascondermi, vulnerabile. Ci vuole una persona come Peter per farmi sentire sicura e protetta, per far sì che riesca a lasciarmi andare”. “Non ci prendiamo in giro: se la bellezza fosse solo interiore non ci sarebbero le modelle”, ha detto polemicamente Fran Lebowitz. “La bellezza attrae tutti, ma quello che è cambiato è il criterio con cui si valuta una donna attraente. Nel mondo in cui sono cresciuta io c’era solo un tipo di bellezza: bionda e con gli occhi azzurri. Oggi la bellezza può avere colori, forme, altezze diverse. Ed è un bene. Ci siamo liberati di un ideale unico di bellezza a favore della diversità, ma la ricerca della bellezza in sé rimane e ha a che vedere con la simmetria. Non a tutti piacciono le stesse modelle, ma nessuna modella è oggettivamente brutta secondo canoni estetici che hanno appunto a che vedere con la simmetria: è una potente forza di attrazione”. 

Steve McCurry, in risposta alla domanda su quanto la bellezza conti nel suo lavoro di reporter, ha sottolineato che il ruolo della bellezza è essenziale, da annoverare tra gli elementi che aggiungono valore alla vita. “La mia fotografia più famosa è quella della ragazza afgana sulla copertina del National Geographic. È bellezza, quella? Certo, ma è anche il risultato fortuito di una serie di fattori irripetibili e del tutto naturali. La bellezza non si mette in scena, si coglie quando c’è”.  E utilizzando tutti i mezzi tecnologici possibili. “Non sono contrario alla digitalizzazione della fotografia”, ha confermato Lindbergh che sull’argomento si è espresso più volte. “Usare il digitale è un lusso, permette di fare molto in un tempo minore. Siccome io so cosa voglio, per me non è un problema usare il digitale. Il problema ce l’ha chi non ha mai scattato usando la pellicola e pensa che quello sia l’unico modo, che certi effetti lucidi siano normalità”. “Sono d’accordo: il digitale ci ha migliorato la vita”, ha aggiunto Steve McCurry. “Nelle condizioni in cui lavoro io mi è capitato di dover buttare interi set di foto perché fuori fuoco. Con il digitale c’è il vantaggio di poter controllare il risultato in tempo reale e quindi di correggere eventuali errori subito, salvando il lavoro”. “Quello che non sopporto è altro”, ha detto Lindbergh. “Tutte le inutili discussioni e i fanatismi sul tipo di macchina e la corsa ad usare sempre l'ultimo modello, a tutti i costi. È ridicolo, così come la pretesa di voler controllare il lavoro del fotografo mentre sta scattando, di fare opinioni sul lavoro altrui”. “L’arte non è mai democratica, solo la società dovrebbe esserlo” è la chiusa di Fran Lebowitz.

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