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Affrettarsi
con lentezza

Lisa Halliday, autrice del romanzo Asimmetria, spiega come il controllo nella narrazione significhi costruire un racconto in cui la tensione della trama non sia resa vana dall’inserimento delle pur necessarie digressioni, una sorta di affrettarsi, ma con lentezza

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La vita scorre veloce o, comunque, inesorabilmente. Mentre siamo alle prese con un dato momento ecco che è già sopraggiunto il successivo. La creatività, soprattutto se praticata in solitudine, può apparire come una pausa artificiale, un temporaneo ritrarsi dal mondo allo scopo di fare il punto della situazione ed esprimere con lucidità le proprie impressioni. Questo è uno dei possibili tipi di controllo artistico: la disciplina di chi si mette al lavoro sottraendosi all’azione.

Un altro tipo di controllo è quello che l’artista esercita sul proprio materiale impossessandosi di informazioni e osservazioni per plasmarle e creare qualcosa di nuovo. Esprimendo l’inespresso, imponendo un ordine e una forma a ciò che prima era disordinato e amorfo, l’artista afferra una tematica e riesce a possederla esprimendola secondo i propri termini.

C’è poi il controllo tecnico: la microgestione delle parole (o degli accordi, delle pennellate, degli échappé), con il raggiungimento di una tregua tra ambizione e realizzabilità. L’apparente infinità delle scelte artistiche fa di tale impresa qualcosa di esasperante; è una tensione compulsiva verso la perfezione nella consapevolezza che la perfezione non esiste.

E in realtà questa è un’altra cosa che va controllata: la tendenza al controllo compulsivo.

Da un secolo ormai l’esile manuale Elementi di stile nella scrittura esorta gli studenti americani a rendere “ogni parola... significativa.” Frasi snelle, terse, scevre di parole inutili: ci è stato insegnato che sono questi i pregi di un testo chiaro e coinvolgente. Ma possono considerarsi pregi anche in campo letterario? Nelle sue Lezioni americane del 1985, Italo Calvino propone cinque qualità cui gli autori del Ventunesimo secolo dovrebbero aspirare: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità. È probabile che Calvino si troverebbe sostanzialmente d’accordo con Elementi di stile nella scrittura, libro che propugna proprio quello stile stile essenziale che secondo Calvino è alla base di un testo valido. Eppure, nella sua lezione sulla Rapidità, Calvino sostiene anche una tesi opposta: difende gli indugi nella scrittura, le deviazioni, la narrazione che evoca un tempo non lineare, un tempo dilatato. A suo avviso anche le storie che sembrano non raggiungere mai la loro destinazione hanno i loro pregi.

“La divagazione o digressione,” scrive, “è una strategia per rinviare la conclusione, una moltiplicazione del tempo all’interno dell’opera, una fuga perpetua.” Cita anche l’introduzione di Carlo Levi alla versione italiana di Tristam Shandy (un romanzo, per dirla con lo stesso Calvino, “tutto fatto di digressioni”):

Se la linea retta è la più breve fra due punti fatali e inevitabili, le digressioni la allungheranno: e se queste digressioni diventeranno così complesse, aggrovigliate, tortuose, così rapide da far perdere le proprie tracce, chissà che la morte non ci trovi più, che il tempo si smarrisca, e che possiamo restare celati nei mutevoli nascondigli.

Raggiungere l’immortalità grazie a una perpetua digressione: l’idea è in sintonia con quello che Calvino, morto prima di poter finire la sesta lezione, dichiara essere il suo motto personale: festina lente. Affrettarsi con lentezza. Elementi di stile nella scrittura ci insegna che la scrittura deve essere rapida e snella. Cionondimeno, Calvino ci ricorda che anche la prosa più scorrevole può dare l’impressione di attardarsi e divagare, tornare sui propri passi e perdere la strada. Spesso, in realtà, sono proprio queste digressioni controllate a trasformare frasi meramente eleganti in qualcosa di trascendente. Non solo le deviazioni sembrano voler sfidare la morte e il tempo, ma riecheggiano la non linearità della vita stessa. Se un artista è in grado di evocare simultaneamente impressioni apparentemente opposte — la leggerezza e la pesantezza, la rapidità e la lentezza, l’esattezza e l’incertezza, la visibilità e l’opacità — in realtà sta evocando la molteplicità dell’esperienza umana. Spesso la qualità più attraente prevarrà sotto forma di stile mentre il suo opposto fungerà da soggetto. Per esempio, un racconto può avere come argomento le deviazioni e i ritardi della vita, ma lo stile che veicolerà questo contenuto sarà pulito e aerodinamico, accelerando o rallentando di volta in volta la narrazione a seconda di ciò che l’autore considera bello e appropriato.

L’arte è un viaggio, ed è la coscienza a coprire la distanza. Ciò è vero per l’artista come per il fruitore, per chi è sotto i riflettori come per il pubblico, per lo scrittore come per il lettore. La forza propulsiva che anima questo viaggio non è niente senza il controllo, perché solo il controllo è in grado di imbrigliare e dirigere il potenziale artistico. (Il genere controllo imposto da entità esterne all’artista, quali la censura o lo stato, agisce in modo diverso: può rappresentare un ostacolo, ma anche un incentivo, uno sprone per l’arte, che assume così la forma di protesta o di sperimentazioni anche estreme che mirano ad aggirare questo ostacolo.) La forza propulsiva di una narrazione è tale proprio in virtù del controllo esercitato dell’autore che riduce al minimo le deviazioni inutili lasciando però spazio a quelle significative, senza mai permettere che queste prendano il sopravvento. In genere, ci piace essere rapidi, efficienti, liberi da impedimenti di sorta. Allo stesso tempo apprezziamo l’arte quando riesce a evocare in maniera realistica un mondo caotico e tentacolare. Attraverso l’arte vogliamo avere la sensazione che, pur non potendo eludere l’inesorabile, perlomeno ci muoviamo verso di esso con grazia e cognizione di causa. Un bravo scrittore ci conduce in un viaggio che noi lettori vorremmo non finisse mai; ogni artista inaugura un viaggio destinato a durare ben oltre l’ultima parola.


Lisa Halliday

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