Dal telegrafo al telefono

" E' come se prendeste un signore che passeggia tranquillo -dice Giuseppe Dicorato in un articolo dedicato all'evoluzione dei cavi telefonici sottomarini, pubblicato sulla Rivista Pirelli del marzo 1949-  e vi metteste a farlo correre veloce, sempre più veloce. Ad un certo punto, quello non ce la fa più. Ansima, sprizza sudore da tutti i pori, la sua voce si riduce a un roco balbettio.


Posa cavi sottomarini Così, su per giù, capita al cavo. Fin quando passano segnali Morse, va bene; ma quando entrano in circuito correnti telefoniche, è un pasticcio".

Il signore costretto a correre e sudare era la metafora dell'avvento -negli ultimi anni dell'Ottocento- del telefono, a scapito del vecchio telegrafo. Cos'era dunque avvenuto nell'organismo del signore che fin allora camminava tranquillo?

Gli impulsi elettrici in cui il telefono trasforma i suoni hanno una frequenza molto maggiore di quella dei segnali Morse: di contro a poche decine al secondo di questi ultimi, nel caso della voce umana troviamo fino a 4000 vibrazioni.

Fintanto dunque che si trattava di trasmettere pochi impulsi telegrafici, il circuito -sempre necessario perchè l'energia elettrica potesse viaggiare, cioè essere trasmessa- poteva essere formato da un solo filo conduttore metallico e da quell'immenso conduttore che è la terra o il mare.

Ma quando tale numero divenne più di un centinaio, il circuito dovette necessariamente essere costituito da una coppia di fili, e questi dovevano essere opportunamente isolati.


La lotta alla "diafonia"

La Pirelli iniziò la produzione dei cavi telefonici isolati con carta e aria, detti allora cavi "tipo Patterson", intorno al 1899-1900, quando la richiesta era forse di poche decine di chilometri l'anno.


1922 - Fabbricazione cavi telefonici Dopo la Prima Guerra Mondiale la produzione aumentò sempre di più, in relazione all'aumento del numero degli abbonati, ognuno dei quali doveva avere a disposizione un paio di conduttori dalla casa privata fino alla centrale.

Ogni coppia era costituita da fili di rame, avvolti ognuno in un nastrino di carta non aderente e poi attorti tra loro a elica. Le coppie erano cordate in strati concentrici.

L'insieme -tutt'altro che compatto, poichè conteneva più aria che carta- era fasciato con nastri di carta, essiccato e poi coperto con la guaina in piombo ed eventutalmente con un'armatura.

Ma restavano gli evidenti problemi di "fiato corto" per il signore costretto a correre: la ben nota ‘diafonia', fenomeno che fa sì che sullo stesso circuito ci si ritrovi a parlare in tre, in quattro, in coro...

Un primo rimedio alla diafonia lo si trovò avvolgendo intorno al conduttore di rame un filo di ferro, cioé un materiale magnetico a rinforzo del cavo.


Produzione conduttori elettrici - 1922Questo procedimento, studiato attorno al 1900 dall'ingegnere danese Krarupp e detto dunque "krarupizzazione", permetteva di introdurre senza inconvenienti, nel cavo, segnali dotati di maggiore energia, che perciò potevano arrivare più lontano.

In seguito si aggiunse la "pupinizzazione" (dall'inventore francese Pupin), che consisteva nell'inserire nei conduttori di rame -a regolari distanze- delle ‘bobine' di filo di rame avvolto in molte spire su una ‘ciambella' di materiale magnetico.

Negli anni Venti entrarono in uso anche i primi amplificatori, basati sulle proprietà delle valvole termoioniche che permettevano di ripetere il segnale elettrico. In grado di amplificare segnali per decine e decine di chilometri, venivano disposti lungo il cavo a distanze intermedie di 70-75 chilometri.

Il "cavo Grosotto"

Già prima della prima guerra mondiale la Pirelli segnò un memorabile primato in fatto di lunghi cavi telefonici.

Nel 1910 essa fornì all'Azienda Elettrica Municipale di Milano un cavo telefonico lungo ben 160 km, che collegava la cabina ricevitrice di Piazzale Trento con l'impianto idroelettrico di Grosotto in Valtellina ed era posato sulla palificazione della linea elettrica che portava a Milano l'energia di quell'impianto.

 

Era costituito da una coppia di fili di rame "krarupizzati", era isolato con carta impregnata, rivestito da un tubo di piombo e armato con fili d'acciaio, in modo da proteggere la comunicazione dalle pericolose sovratensioni e dai disturbi fonici causati dalla lunga vicinanza con la linea ad alta tensione.

La posa del cavo T.G.M.Ma furono i primi anni del nuovo secolo a vedere una crescita esponenziale del telefono anche in Italia: i 20.000 abbonati del 1900 erano diventati quasi 130.000 nel 1915.

La fine della Prima Guerra Mondiale significò un'ulteriore ripresa.

Tra il 1922 e il 1924 entrò in funzione il primo collegamento telefonico pubblico italiano in cavo sotterraneo, fra le città di Torino, Milano e Genova.

Aveva la forma di una Y, con il centro a S.Giuliano di Tortona, e per esso la Pirelli aveva fornito circa 182 km di cavi con diversi numeri di bicoppie per le tratte Milano-Casteggio-S.Giuliano-Genova.

Tra il 1929 e il 1934 fu costruita la prima rete nazionale di cavi interurbani, per una lunghezza di oltre 2000 km di cavi e oltre 140.000 km di circuiti, portati a 260.000 nel 1939.

La Pirelli partecipò per circa due terzi alla fornitura di tali cavi di proprietà dello Stato, così come a quella dei cavi telefonici interurbani di proprietà delle società Stipel, Telve e Teti. Per quest'ultima fornitura, il primo cavo fu, nel 1927, quello per il collegamento Torino-Milano-Laghi che arrivava fino a Iselle (dal 1919 esisteva un cavo nella galleria del Sempione, lunga circa 19,8 km).

I grandi collegamenti Italcable

Quei cavi erano composti da "bicoppie" in rame -in numero variabile da 37 a 135- isolate con carta e aria e rivestite da un tubo di piombo con armatura in ferro. I cavi erano poi ‘pupinizzati' con bobine Pupin sotterrate normalmente ogni 1830 metri circa ed erano dotati di amplificatori a valvole termoioniche.


Lavori per la posa del Cavo Ponti" Sembra impossibile che si potesse raggiungere la precisione richiesta per migliaia di chilometri di bicoppie, lavorando con materiali cedevoli e inconsistenti come la carta e l'aria -commenta Filiberto Marocchi nella sua "Storia dei Cavi Pirelli" pubblicata nei primi anni Ottanta- In ogni pezzatura di cavo, lunga allora 230 metri, c'erano da misurare molte centinaia di sbilanci, per accertarsi che fossero compresi entro i limiti prescritti, e ulteriori misure si dovevano poi fare al momento di eseguire i giunti durante la posa dei cavi ai margini delle strade."

Nel corso degli Anni Venti e Trenta la produzione e posa di cavi telefonici si intensifica sempre più, soprattutto nel campo dei cavi sottomarini per Italcable.

Nel 1925 viene iniziata l'installazione del collegamento da oltre 5000 chilometri tra Anzio-Malaga-Las Palmas (Canarie)- S.Vicente (Capo Verde): sarà il "trampolino" per l'attraversamento dell'Atlantico verso Recife, in Brasile.

Nel 1930 viene fornito al Ministero delle Poste e Telegrafi italiano il cavo da 81 chilometri che collega Zara all'isola dalmata di Lussino, nel 1932 il Fiumicino-Olbia di 270 chilometri diventa il più lungo cavo telefonico sottomarino del mondo.

Negli anni 1934-35, per estendere alla Sicilia la prima rete nazionale di cavi interurbani, vengono costruiti e posati nello Stretto di Messina tre grossi cavi telefonici lunghi circa 16 chilometri, dotati di un'armatura molto pesante per fronteggiare le sfavorevoli condizioni di quel braccio di mare.

Cavo telefonico Milano-Genova-TorinoMa il grande balzo in avanti nella tecnologia dei cavi telefonici doveva ancora arrivare.

Verso la fine degli anni Trenta la Pirelli condusse intensi studi ed esperimenti per la produzione di cavi telefonici in carta e aria atti a trasmissioni a grandi distanze con il sistema delle frequenze portanti o correnti vettrici, cioè con parecchie comunicazioni contemporanee su uno stesso circuito.

Si stava prefigurando la "teleselezione".

Il sistema affermatosi in quegli anni era quello cosiddetto "a 12 canali", che utilizzava l'intera banda da 6 a 108 khz per avere 12 comunicazioni telefoniche contemporanee su ogni coppia.

Il primo memorabile cavo per il sistema a 12 canali messo a punto e fornito dalla Pirelli fu posato nel 1940 tra Bolzano e Mezzaselva (per essere poi collegato con un simile cavo tedesco proveniente dal Brennero). Altri cavi seguirono tra Bolzano, Verona e Bologna, e poi tra Brindisi e Durazzo, oltre a due altri cavi tra la sicilia e le isole di Pantelleria e Lampedusa.

Ormai il processo tecnologico che doveva portarci verso la teleselezione era innescato.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la ventata di distruzioni abbattutasi sulla rete telefonica italiana rallentò le sperimentazioni ma non le cancellò del tutto: alla fine degli Anni Quaranta, al momento di ricostruire sulle macerie del conflitto, si poteva già parlare del "telefono di domani"...
Ultima revisione: 29 2010