La ricostruzione della rete nel Dopoguerra

"Codesta spett. Società che ben conosce gli intendimenti della mia Amministrazione circa losviluppo della tecnica delle telecomunicazioni,ha portato a conoscenza gli studi ed i risultati raggiunti nella costruzione dei cavi sottomarini con isolamento in politene,che hanno permesso di imporre i disegni e le specificazioni Pirelli alle ditte mondiali concorrenti nella fornitura di cavi Italcable per l'America del Sud.


Cavo San Vicente - Recife - 1953 Nel prendere atto del successo tecnico dell'industria italiana, esprimo a codesta spett. Società il mio vivo compiacimento, con preghiera di estenderlo agli studiosi, ai tecnici ed ai lavoratori che a questo successo hanno contribuito".

È il testo della lettera che il ministro Spataro invia l'8 marzo del 1952 alla Direzione della Pirelli. Oggetto di tanto compiacimento è il lavoro di ripristino della linea sottomarina Italcable tra Italia e Brasile che, posata prima della guerra, era stata poi semidistrutta dagli eventi bellici.

Questo collegamento telefonico -che dall'Italia, attraverso la Spagna, l'Africa nord-occidentale, il Brasile e l'Argentina assicurava il collegamento fra tre continenti- era stato a suo tempo un fiore all'occhiello della tecnologia italiana nei cavi per telecomunicazioni. Bombe e mine l'avevano messa fuori uso.


Passata la guerra, l'urgenza era quella di metter mano ai collegamenti Italcable disastrati e cominciare a ricostruire.



Il "cavo Recife"

Già nel corso del 1950 era stato ristabilito il tratto Las Palmas-San Vincente, sull'Isola di Capoverde.


Ora, primavera 1952, si trattava di affrontare il tratto transoceanico San Vincente-Recife.

Citiamo da una pagina del periodico aziendale "Fatti e Notizie" dell'epoca: " Interpellati i maggiori produttori di cavi del mondo, l'Italcable li mise in gara, richiedendo ad essi, ovviamente, il prodotto migliore. Anche la nostra Società, forte di una fama universale, scese in campo in questa specialissima competizione".

Imbarco del cavo S.Vincente-Recife a La Spezia Ormai era chiaro che il nuovo "serpentone" destinato a correre sotto l'Atlantico doveva presentare notevoli novità tecnologiche nei confronti del vecchio cavo d'anteguerra: per Pirelli questa novità si chiamava "politene", da utilizzare come isolante al posto della vecchia guttaperca.

" E se il politene presenta, per tanti lati, notevolissimi vantaggi sul vecchio materiale isolante -prosegue il giornale- esso porta con sè anche una serie di nuovi problemi; dallo studio e dalla soluzione dei quali dipende sostanzialmente l'efficacia del prodotto. I tipi e le specificazioni presentati dalla nostra Società all'Italcable hanno dato una nuova conferma della serietà e dell'intelligenza del lavoro svolto nei nostri stabilimenti. Di fronte alla concorrenza mondiale infatti la nostra produzione ha avuto l'ambito onore di essere la prescelta [...]. La parte che sarà eseguita dagli altri fabbricanti (inglesi, francesi e tedeschi) sarà pure prodotta secondo i metodi messi a punto dalla nostra Società".


Ed eccolo quindi, il serpente di tremila chilometri che da San Vincente dovrà raggiungere la spiaggia brasiliana di Recife: sarà completato entro l'anno (1952) nello stabilimento milanese di Bicocca, mentre l'armatura viene portata a termine nello Stabilimento di La Spezia.

Tra il 28 gennaio e il 5 febbraio del 1953 l'imbarco dal porto spezzino di San Bartolomeo sulla nave inglese Monarch: destinazione, le isole Capo Verde.


Da La Spezia ad Arco Felice

Il vivo compiacimento del ministro Spataro per la tecnologia italiana aveva comunque più di un motivo per essere espresso.

Cavo Napoli-Ischia-Procida - 1951Utilizzando la motozattera "Aniene" appositamente costruita, già nel giugno del 1951 la Pirelli aveva posato il primo cavo in politene tra Napoli e le isole di Ischia e Procida.

Il cavo di Procida fu poi seguito da un altro collegamento simile tra Piombino e Isola d'Elba, mentre a primavera 1952 a La Spezia già era in lavorazione un nuovo cavo telefonico destinato al tratto di mare fra Trapani e l'isola di Favignana.

Si legge nel Bilancio 1953 della Pirelli & C: " Stanno per cominciare in questi giorni i lavori di costruzione di uno stabilimento a Pozzuoli, in ottima posizione, in riva al mare.

Intendiamo trasferire e soprattutto modernizzare in tali nuove officine le lavorazioni attualmente in atto nello stabilimento della nostra consociata Fabbrica Italiana Conduttori Elettrici di Napoli e concentrarvi anche quelle per cavi sottomarini finora situate in parte nello stabilimento della Bicocca e in parte a La Spezia. A questa concentrazione ci spingono esigenze tecniche ed economiche di notevole rilievo.


Lo stabilimento di Arco Felice (Na) Tra l'altro, per quanto riguarda i cavi sottomarini, le nostre officine di La Spezia si trovano su terreno demaniale e senza possibilità di espansione, mentre gli sviluppi della tecnica dei cavi sottomarini con applicazione anche in campo telefonico, e le difficoltà tecniche che incontra il servizio per radio ad estendersi in proporzione all'aumento del traffico, danno affidamento di un aumento del ricorso, d'altronde non mai cessato, ai cavi sottomarini".

Nel luglio del 1955 chiude lo stabilimento di La Spezia, a novembre 1956 entra in funzione il reparto cavi sottomarini di Arco Felice: la Ricostruzione è ormai alle spalle.
Ultima revisione: 29 2010