Cent'anni di navi posacavi

Cent'anni di tecnologia nei cavi sottomarini. Dalla "Città di Milano" alla "Giulio Verne": storia delle navi posacavi Pirelli

" La Ditta è disposta a rompersi il collo". Pare che così abbia lapidariamente scritto Giovan Battista Pirelli al Governo del Regno d'Italia un giorno del 1884.

La nave posacavi'Città di Milano'Oggetto di tale risolutezza, la gara con le società concorrenti inglesi per aggiudicarsi l'appalto per la posa e la manutenzione dei primi cavi telegrafici sottomarini italiani. Senza voler raggiungere i fasti dell'impero vittoriano -gli inglesi avevano già posato un collegamento transoceanico con l'America- verso la metà degli Anni Ottanta del XIX Secolo anche il governo italiano si sentiva dunque in dovere di portare il telegrafo dalla terraferma alle isole minori di Tirreno e Adriatico.

L'azienda in grado di costruire il filo telegrafico isolato con gomma, l'Italia ce l'aveva già in casa e si chiamava Pirelli. Mancava il know-how della posa in mare.

In una storia del Gruppo uscita a puntate nel 1949 su " La Rivista Pirelli", Pier Emilio Gennarini svela come l'Ingegnere avesse parlato di " un tiro birbone che gli si vuol fare" riferendosi ai concorrenti inglesi della Earsten e ai loro pressanti appelli alle règie sfere governative.

" Ma anche quest'impresa giunge a buon fine -chiosa Gennarini- [...]...basti dire che il Pirelli e i suoi tecnici divennero anche marinai [...] e fondarono un nuovo stabilimento a La Spezia."


"..e fu battezzata Città di Milano..."

Dunque, nel 1885 la Pirelli si aggiudicò la commessa dell'Amministrazione dei Telegrafi: dodici cavi -per una lunghezza complessiva di circa ottocento chilometri-  necessari al collegamento, posa in mare, mantenimento per i successivi vent'anni.

Per quanto riguardava la realizzazione del cavo, si rese subito necessaria la costruzione di bel nuovo di uno stabilimento dedicato: nasceva la fabbrica di San Bartolomeo, nel golfo di La Spezia, destinata all'armatura con fili di ferro delle anime in rame e guttaperca provenienti dallo stabilimento di Milano città.


 

Lo stabilimento cavi sottomarini di La SpeziaE poi " ..venne ordinata in Inghilterra la nave posa cavi e fu battezzata da mia madre col nome ‘Città di Milano'. Era un bastimento di circa 1000 tonnellate, con attrezzature elettriche e meccaniche particolari e con grandi vasche, capaci di contenere, immerse in acqua marina, le spire del serpente di rame, guttaperca e acciai, fino a 400 chilometri di lunghezza." Così ricorda Alberto Pirelli -nel suo "Vita di un'Azienda Industriale" del 1947- la genesi della prima nave posacavi "continentale".

Lunga settanta metri, la nave poteva raggiungere gli 11 nodi di velocità. " In base alle clausole della convenzione col Governo Italiano -scrive ancora il Presidente- la nave fu data in consegna alla règia Marina, di cui diventava proprietà dopo i 20 anni dalla convenzione stessa. Nel frattempo la Marina doveva metterla a disposizione per il servizio dei cavi sottomarini, con tutto l'equipaggio marinaro e sobbarcandosi le spese di navigazione, mentre la Pirelli forniva il personale tecnico specializzato, sia elettrotecnico che marinaresco.".


Pirelli-Jona-Emanueli

La nave posacavi "Città di Milano" fu varata nel giugno del 1888: a luglio il collegamento Italia-isole minori era già funzionante.

" Era la prima grande vittoria, in questo campo, dell'industria italiana -scrive Giuseppe Dicorato sulla Rivista Pirelli del dicembre 1949- e i giovani ingegneri G.B. Pirelli, Emanuele Jona e Leopoldo Emanueli - che ne erano stati gli artefici - potevano andarne, giustamente, fieri".

Per inciso, l'ingegner Leopoldo Emanueli aveva in quel tempo un figlioletto di cinque anni, Luigi. Forse sapeva che Luigi sarebbe un giorno diventato un luminare nella scienza dell'elettricità...

Poco dopo, nel 1890, la Pirelli si assicurava per il governo spagnolo anche la fornitura e la posa di cavi sottomarini colleganti la Spagna (Javea) con Ibiza, e poi il cavo Napoli-Ustica-Palermo posato a una profondità record di 3.770 metri, e ancora il cavo Spagna-Tangeri-Marocco.


Su e giù tra Mediterraneo e Mar Rosso

La''Città di Milano'' al largo dell'isola di PonzaUn Bilancio societario del 1893 ci dà alcune pennellate -ancorchè in linguaggio legalese- di quella che doveva essere la vita sulla nave, con gli uomini " obbligati di portare, quando sono a bordo, la divisa degli equipaggi della règia Marina", si chiamino essi Giovanni Battista Pirelli, o Ettore Pinelli, direttore dello stabilimento di La Spezia, o Emanuele Jona.

Non sappiamo quante persone fossero a bordo, ma sicuramente non poche: dai " capi operai elettricisti agli impiegati mandati da Milano appositamente a bordo per il disimpegno dei servizi di contabilità e corrispondenza durante le campagne", ai " sorveglianti, guardafili e guardaapprodi". E poi, " cuochi, sottocuochi, sguatteri, camerieri, domestici".

L'elenco fornito dal Bilancio 1893 cita anche la presenza di un "postino"...

Dopo i frenetici periodi dedicati alla posa dei nuovi collegamenti, gli ultimi anni del Secolo vedono la "Città di Milano" impegnata perlopiù -come da contratto- nell'attività di manutenzione di cavi già posati -anche da altri- siano essi immersi nel Mar Rosso, nell'Adriatico o nel Mediterraneo.

La 'Citta di Milano' entra nel porto di Taranto" La nostra Società partecipò largamente alla posa dei cavi che collegarono Genova ad Anzio e con Malaga, e di là con l'America del Nord e del Sud -prosegue Alberto Pirelli in "Vita di un'Azienda Industriale"- L'invenzione meravigliosa delle radio comunicazioni non ha rallentato lo sviluppo dei cavi telegrafici e telefonici sottomarini che hanno continuato con ritmo accelerato ad essere posati nei mari di tutto il mondo.

Nelle guerre, a cominciare da quella italo-turca del 1911/1912, la ‘Città di Milano' è stata chiamata più volte, e con essa il personale della Ditta, a compiere operazioni rischiose per riparazione di cavi o per la posa di nuove linee strategiche, o per il taglio di cavi nemici: tra queste ultime imprese ricordo il taglio tra mine nemiche di cavi telegrafici all'imboccatura dei Dardanelli sotto il fuoco delle batterie turche.

Nell'occasione di tagli di cavi nemici, il cavo, rampinato e portato a bordo, veniva tagliato e seguivano curiosi dialoghi col telegrafista nemico, operante all'altro estremo del cavo stesso...
".


1919: il naufragio di Filicudi

La ''Città di Milano'' in porto nel 1890La vita avventurosa della "Citta di Milano" –settantatrè campagne in mare e 6.000 chilometri di cavi posati - terminò contro uno scoglio del mare di Sicilia, al largo dell'isola di Filicudi, il 16 giugno del 1919. Nell'incidente morirono 26 persone.

Racconta Alberto Pirelli: " Perì in quel tragico incidente l'ing. Emanuele Jona, esimio elettrotecnico, specializzatosi fin da principio nel ramo dei cavi sottomarini e nella loro posa e che del servizio relativo era diventato il Capo. Perì l'ing. Pinelli, suo ottimo collaboratore, e l'ing. Vitali, e vari nostri operai specializzati oltre ad ufficiali e marinai della Marina.

Alla loro memoria andò il commosso saluto di tutta la grande famiglia Pirelli e noi ricordiamo ancor oggi con reverenza queste vittime del lavoro
".

Posa cavi sottomariniMa già al momento del naufragio, da tempo era in servizio la nave tedesca "Grossherzog von Oldenburg", costruita nel 1905 presso i cantieri Shichau & Co. di Danzica per conto della Norddeutsche Seekabelwerke.

Nel 1919 l'unità venne assegnata come preda di guerra alla règia Marina Italiana in riparazione dei danni subiti durante il conflitto.

Tornerà in servizio nel 1921, ribattezzata "Città di Milano II".

Di proprietà della règia Marina ma con personale tecnico della Pirelli a bordo, la "Città di Milano II" fece innumerevoli campagne di posa e di manutenzione di cavi telegrafici e poi anche telefonici, oltre ad essere utilizzata dalla Marina per operazioni staordinarie e delicate: fu la "Città di Milano II" a salvare nel 1928 i naufraghi della Tenda Rossa, dopo aver scortato il Dirigibile Italia nel suo viaggio artico.

Il 18 settembre del 1943 la "Città di Milano II" fu "autoaffondata" nel porto di Savona, perchè non cadesse preda dei tedeschi dopo l'armistizio.


L'arrivo della "Giulio Verne"

La nave posacavi ''Giulio Verne''Oltre quarant'anni passarono. Quasi mezzo secolo di posa di cavi utilizzando navi "altrui".

Finchè ecco l'annuncio, sul finire del 1988: La "Società Cavi Pirelli" ha acquistato per il settore Impianti del Gruppo Energia una nave posacavi di eccezionale capacità: oltre 7 mila tonnellate di cavo".

Costruita nel 1983 nei cantieri coreani della Hyundai appositamente per la Pirelli General inglese per una posa di cavi nel Canale della Manica, con 124,94 metri di lunghezza, 30,48 di larghezza, 12 mila tonnellate di portata utile e 6,10 metri di pescaggio massimo a pieno carico, la nave -al momento del varo- batte bandiera inglese e si chiama "Northern Venturer".

La Pirelli la acquista dunque nel 1988: una breve sosta al porto di Savona per alcuni interventi sulle dotazioni di bordo, una pitturatina di bianco e azzurro, il tempo di far salire la bandiera italiana...ed ecco la "Giulio Verne". Ha già pronta anche una nuova "casa", lo stabilimento-pilota di Arco Felice, in provincia di Napoli, che da una ventina d'anni ha sostituito La Spezia nella produzione di cavi sottomarini.

E' il 1988. E' passato un secolo esatto dal varo della prima "Città di Milano"...
Ultima revisione: 02 2010