1924: il Cavo Emanueli

" La ricerca e sviluppo per i cavi d'ogni tipo in Pirelli è sempre stata guidata dall'iniziativa e dalla responsabilità dell'ing. Luigi Emanueli (1883-1959) -scrive Filiberto Marocchi nella sua 'Storia dei Cavi Pirelli', pubblicazione interna dei primi anni Ottanta- 
Luigi Emanueli Anche quando, specialmente dal secondo dopoguerra in poi, crebbe sempre più la schiera di valenti collaboratori e continuatori in tale impegnativa attività, mentre egli era chiamato a responsabilità sempre più grandi (da Direttore Generale nel 1944 a VicePresidente nel 1959).

Oggi in quella attività sono occupate, per il Settore Cavi del Gruppo Pirelli, alcune centinaia di persone con ingenti mezzi, ma nei primi tempi -fino alla prima guerra mondiale- la ricerca era fondata quasi solo sulla sua personale abilità di sperimentatore e studioso, e sulla sua instancabile operosità.

Allora l'orario di lavoro per tutti era di 60 ore settimanali, ma egli lavorava spesso molte ore in più – anche manualmente, costruendo i propri apparecchi – perchè le ricerche lo appassionavano
".

Un ampio ritratto del genio di Luigi Emanueli è pubblicato nella sezione " I Personaggi" di Archivi & Futuro, con un bell'articolo di Alberto Cavallari –storia di copertina del numero di marzo della Rivista Pirelli 1953- dedicato a questo vero e proprio luminare dell'elettricità che parlava in milanese, e se abbandonava il laboratorio elettrico di Bicocca era per andare a giocare a golf.

 

Emanueli: brevetto cavo olio fluidoMa qui, in questi primi anni del Novecento, attorno al 1908, l'Ing. Emanueli ci interessa nella veste di giovane studioso delle 'perdite nel dielettrico', fenomeno per cui una certa quantità di energia viene dissipata nel materiale isolante quando questo è sottoposto a una tensione elettrica alternata.

Non è il caso qui di inerpicarsi tra tangendelta e gradiente di tensione, tra 'coefficiente ro' e cavi saltaleone: seguiamo qua e là Filiberto Marocchi nel suo racconto sulle esperienze di Emanueli.

" Fino al tempo della Prima Guerra Mondiale le misure di perdita nel dielettrico venivano fatte a tensioni piuttosto basse, anche perché col metodo allora in uso c'era pericolo che in caso di scarica elettrica nel provino restassero colpiti pure l'apparecchiatura e lo stesso operatore.

Più tardi l'Ing. Emanueli decise, con opportuni provvedimenti antinfortunistici, di elevare le tensioni di prova fino al triplo...

Egli aveva osservato che nell'isolante dei cavi c'erano residui di gas; aveva anzi fatto una lunga ricerca per determinarne la specie, usando pericolosamente un suo spettroscopio a visione diretta, poichè i metodi chimici allora in uso non erano sufficienti... E tale dissipazione era dovuta alla ionizzazione di veli o bollicine d'aria nella carta impregnata... Ma la ionizzazione era anche una potente causa di deterioramento che portava progressivamente alla precoce morte del cavo...

Per realizzare cavi ad alta tensione duraturi, bisognava eliminare o ridurre drasticamente la ionizzazione stessa... Non si poteva far altro che ridurre il più possibile le quantità di gas residui e riempire bene gli interstizi e i pori della carta con miscela degasificata...

Tuttavia l'impregnamento peggiorava inevitabilmente in seguito al raffreddamento... lasciando quindi diffusi spazi vuoti...

La battaglia contro la ionizzazione non poteva avere che scarso successo con il tipo di cavo tradizionale..."



 

Il cavo a olio fluidoProvando e riprovando, Luigi Emanueli arrivò alla soluzione: un conduttore tubolare –con un foro passante- che riempito di miscela permettesse di impregnare l'isolante dall'esterno verso l'interno, eliminando gli spazi ionizzabili in vicinanza del conduttore stesso.

E quando poi quella miscela diventò olio fluido, il rivoluzionario Cavo Emanueli (o Cavo Pirelli, o Cavo OF) era nato.

Per il trasporto di energia si apriva una nuova era.

In allegato l'articolo "Il cavo respira olio", che P.E.Gennarini pubblicò sul primo numero -novembre 1948- della Rivista Pirelli dedicandolo proprio al Cavo Emanueli. Nel testo, si cita il commento del periodico scientifico inglese Electric Review: " il cavo a olio fluido per altissime tensioni è nato così perfetto che a vent'anni di distanza non c'è nulla da mutare".


Da Brugherio in poi

Il primo impianto sperimentale di cavo a olio fluido (OF) fu installato nel 1923 in una stazione di trasformazione della Società Elettrica Cisalpina a Brugherio, vicino a Milano, e fatto funzionare fino al 1925 a 132 Kv.

I risultati diedero il via libera all'industrializzazione del Cavo Emanueli: prima fornitura, quella del 1927 per le città di New York e Chicago. L'Italia forniva tecnologia agli Stati Uniti...

Del 1931 è la fornitura di circa 100 km di cavo OF per il collegamento fra Buenos Aires e La Plata. Per la prima volta viene fornito, tra gli accessori, anche un giunto di alimentazione aperto per un collegamento ai serbatoi lungo il percorso della linea.

Cavo a olio fluido installato a Parigi nel 1935Del 1932 è poi l'installazione sperimentale di cavi a olio fluido per 220 Kv nella sottostazione di Cislago della Società Idroelettrica Piemonte.

Tra il 1934 e il 1936, poi, 55 chilometri di cavo OF da 220 K -forniti da quattro aziende francesi su licenza e progetto Pirelli- vengono installati nella cintura di Parigi.

In Italia, dal 1931 alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Pirelli installa diversi cavi a olio fluido: nel 1935 in una galleria della ferrovia Bologna-Firenze, nel 1937 per la Centrale Idroelettrica di Stazzona dell'AEM di Milano, a Genova nel 1943 per alimentare lo stabilimento SIAC.
Ultima revisione: 29 2010