Leopoldo Pirelli, 1925-2007

Di Leopoldo Pirelli, scomparso il 23 gennaio 2007, molto si è scritto e molto si scriverà. Qui ne vogliamo solo dare un ritratto da un'angolatura particolare: una biografia costruita sulle pagine del "suo" giornale, il periodico aziendale "Fatti e Notizie"...

Alberto e Leopoldo Pirelli" Il Consiglio di Amministrazione della Pirelli S.p.A. ha accolto il mio desiderio di dimettermi da Presidente della Società. Il Consiglio stesso ha deliberato di conferirmi il titolo di Presidente Onorario ed io gliene sono particolarmente grato, perchè ciò mi consentirà di mantenere ancora un legame con l'andamento del nostro Gruppo. A succedermi nella Presidenza è stato chiamato mio figlio, Ing. Leopoldo".

E' il 3 marzo 1965: Alberto Pirelli consegna formalmente la carica di Presidente al figlio Leopoldo -già Vicepresidente- dando il via alla terza generazione della dinastia industriale della gomma.

In riunione con gli amministratori delegatiLeopoldo Pirelli nasce il 27 agosto del 1925 a Velate, in provincia di Varese, quartogenito di Alberto e Ludovica Zambeletti: prima di lui sono nati Maria Giovanna, Elena e Giovanni.

Finita la Guerra -che lo vede anche impegnato sul fronte partigiano- a venticinque anni si laurea in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Milano.

Entra subito nell'azienda, ricoprendo i primi incarichi prima in Belgio e poi in Inghilterra.

Nel 1954 diventa Consigliere d'Amministrazione della Pirelli S.p.A.

La scomparsa dell'allora Presidente Piero Pirelli -il 7 agosto del 1956 -porta alla successione alla presidenza del fratello Alberto.

E' l'11 ottobre del 1956: contestualmente, Leopoldo Pirelli viene nominato vicepresidente accanto all'Ingegner Luigi Emanueli.

Amministratori delegati sono Franco Brambilla, Emanuele Dubini e Luigi Rossari.

" L'Ing. Leopoldo Pirelli rappresenta la terza generazione che dedica alla Società il proprio lavoro -commenta nell'occasione il Signor Alberto- Egli sa che il nome che porta costituisce non un privilegio ma una responsabilità".

La vocazione all'internazionalizzazione

Continuando sulla via già tracciata da Giovanni Battista fin dalla fondazione, la presidenza di Leopoldo Pirelli vede il Gruppo ancora sistematicamente impegnato nell'internazionalizzazione e nei rapporti con i paesi emergenti.

Con Kossighin, 1962Già il 20 agosto del 1962 c'era stato l'incontro a Bicocca con il vicepremier russo Kossighin: probabilmente il primo incontro ufficiale di Leopoldo Pirelli con una personalità politica internazionale.

E il fatto che l'illustre ospite fosse la seconda carica dell'Unione Sovietica lasciava intendere che verso Mosca si stava aprendo una importantissima via di colloquio.

E' infatti il 19 settembre del 1967 quando l'Ingegner Pirelli -ormai diventato Presidente- e il russo Germen Gvishani, Vicepresidente del Comitato Statale del Consiglio dei Ministri per la Scienza e la Tecnica, firmano a Mosca "un accordo di collaborazione tecnico-scientifica" inizialmente focalizzato nel campo dei pneumatici ma denso di potenzialità anche verso altri campi dell'industria della gomma.

" Ora il protocollo è firmato, dobbiamo metterci al lavoro al più presto -commenta l'Ingegner Pirelli nell'occasione- Il successo di questo accordo dipende soprattutto dalla buona volontà degli uomini: ci auguriamo di trovare sempre anche in futuro lo stesso entusiasmo di oggi".

Inaugurazione dello stabilimento di Patrasso E sempre nel 1962, nelle vesti ancora di vicepresidente, troviamo Pirelli assieme a re Paolo di Grecia in occasione dell'inaugurazione -il 30 novembre- del nuovo impianto produttivo di pneumatici a Patrasso.

Pochi giorni dopo -15 dicembre- è la volta di Izmit, in Turchia: anche qui il vicepresidente inaugura un sito produttivo destinato a diventare una vera e propria colonna portante nella geografia del Gruppo.

Sono gli anni in cui il 30° piano del Grattacielo vede sfilare i capi di stato italiani e stranieri, ministri, personalità politiche, oltre a cardinali e arcivescovi.

Sempre più spesso le delegazioni della Repubblica Popolare Cinese e dei paesi dell'Europa dell'Est visitano gli stabilimenti di Bicocca: sotto la guida di Leopoldo, la Pirelli vive forse il suo più importante momento di espansione.

Un'etica di vita che siamo orgogliosi di ereditare

Da qualche anno, intanto, il periodico aziendale "Fatti e Notizie" ospita sul numero di dicembre il testo del discorso che il Presidente pronuncia in occasione delle "Medaglie d'Oro", cioè la premiazione dei dipendenti con oltre 40 anni di servizio nel Gruppo. 

Al "Medaglie d'Oro" del 14 novembre 1959, tenutosi al 25° piano del nuovo Centro Pirelli (come veniva chiamato il Grattacielo) interviene per la prima volta, accanto al Presidente Alberto Pirelli, anche il vicepresidente Leopoldo.

Il testo è già una certificazione di impegno etico: " Anzitutto voglio dirvi che è con profonda emozione che prendo la parola per la prima volta davanti agli anziani nel giorno della loro festa. Emozione di figlio che succede al padre, emozione di giovane che si presenta agli anziani...".

Leopoldo e Alberto Pirelli sul GrattacieloIl 12 aprile del 1965, pochi giorni dopo la salita alla Presidenza, spetta a Leopoldo Pirelli pronunciare il saluto ufficiale della Società al Convegno dei Dirigenti del Gruppo.

Ed è naturalmente un discorso che ancora una volta parte dalla lezione del padre Alberto: " ...la sua figura si ingigantisce ancor più se pensiamo all'impronta di costume che egli, insieme al fondatore ed al signor Piero, ha dato alla nostra azienda. Io desidero oggi prendere, anche a nome dei colleghi, l'impegno di mantenere viva questa impronta di costume, e di seguire nello sviluppo della nostra azione la strada additata da un'etica di vita che siamo orgogliosi di ereditare...".

Leopoldo PirelliMa nello stesso discorso, il nuovo Presidente avverte che tale strada sarà seguita " anche se questa dovesse essere differenziata in funzione dei tempi, delle mentalità, delle strutture e delle dimensioni di mercato".

E qui sta tutto il senso della modernità con cui Leopoldo Pirelli concepisce il senso della gestione di un'impresa, del sistema di valori cui un imprenditore deve far riferimento quando è alla guida di un Gruppo che è parte dell'ossatura stessa dell'economia italiana.

Nella storia di Leopoldo Pirelli come modernizzatore del concetto di imprenditore c'è una data importante: il 20 luglio 1966, quando viene pubblicata la sua prima " Lettera agli Azionisti".

Riportandone integralmente il testo, "Fatti e Notizie" commenta: " siamo lieti di portare alla conoscenza dei dipendenti il testo della lettera che l'ing. Leopoldo, in qualità di Presidente della Società, ha inviato agli azionisti, introducendo così un nuovo canale di informazione che mira a far conoscere, nel corso dell'anno di gestione e in aggiunta alle forme tradizionali, i problemi che la società sta vivendo e la situazione che sta attraversando. E' un passo importante nell'attuazione di quelle tecniche di informazione che rappresentano una esigenza sempre più sentita nella nostra moderna società".

D'altra parte, già un paio d'anni prima, in un'intervista all'Europeo, parlando del rapporto tra "giovani" e "vecchi" imprenditori, Leopoldo Pirelli aveva avuto modo di dire: " Noi giovani sentiamo la necessità di tenere informato il più diffusamente possibile l'azionariato, direi di renderlo partecipe alla vita aziendale. Gli anziani invece si mostrano talvolta riluttanti: sono attaccati alla tradizione del ‘non è prudente dire troppo'".

Il "Rapporto Pirelli"

La lucidità e il contenuto innovativo dell'analisi di Leopoldo Pirelli sul ruolo dell'imprenditore viene immediatamente riconosciuta anche a livello istituzionale: già a partire dall'aprile del 1969 Pirelli guida in Confindustria –nella cui Giunta  era entrato nel 1957- quella "Commissione Pirelli" il cui compito sarà proprio quello di rivedere e ammodernare lo statuto dell'Associazione.

I lavori della Commissione produrranno, nel febbraio del 1970, quel "Rapporto Pirelli" che avrebbe gettato le basi per disegnare una figura di imprenditore totalmente nuovo.

Leopoldo Pirelli in Confindustria" In particolare, tre furono le soluzioni indicate nel suo rapporto -ricorderà lo storico Valerio Castronovo in un articolo dedicato a Leopoldo Pirelli il giorno dopo la sua scomparsa- L'assunzione in prima persona della responsabilità associativa da parte degli imprenditori; il coordinamento degli interventi sul versante dei rapporti con i sindacati e con le istituzioni pubbliche; la promozione di adeguate iniziative e forme organizzative che consentissero di stabilire più ampi raccordi con i vari strati della società civile".

Alle vicepresidenza di Confindustria, Leopoldo Pirelli verrà chiamato il 30 maggio 1974 assieme a Eugenio Cefis, presidente della Montedison, Giuseppe Locatelli vicepresidente delle Accaierie Redaelli e Bruno Visentini presidente della Olivetti.

Il nuovo Presidente è Giovanni Agnelli. Pirelli manterrà la vicepresidenza di Confindustria fino al 1980 e vi resterà poi come membro del Consiglio fino al 1982, quando sarà nominato membro a vita.

Proprio la sua profonda esperienza nello studio della figura dell'imprenditore moderno produrrà nel 1986 un altro famoso documento: " Le 10 Regole dell'Imprenditore", un decalogo che sintetizza i suoi trent'anni di responsabilità alla guida di uno dei più grandi gruppi industriali italiani.

Il 19 ottobre 1971 scompare Alberto Pirelli, Presidente Onorario, e nel messaggio ai dipendenti del Gruppo l'ingegner Pirelli scrive: " ...io penso che Egli abbia saputo essere un protagonista dei Suoi tempi, affrontandone i grandi temi non solo con straordinaria intelligenza, responsabilità e sensibilità, ma anche con la capacità di cogliere il senso generale dei mutamenti in atto, di esserne anticipatore ed interprete".

Nel 1973, a seguito di un incidente stradale, perde la vita il fratello Giovanni, famoso scrittore e intellettuale.

Sul versante della vita della Società, sono questi gli anni della Union con il costruttore inglese di pneumatici Dunlop. Un esperimento forse troppo innovativo per l'epoca, capace di anticipare di oltre un decennio un tema destinato poi a diventare di fondamentale importanza nel mondo dei pneumatici qual è quello della dimensione industriale.

La Union resiste fino al 1981, e il senso di quell'esperienza l'Ingner Pirelli lo ricorderà qualche anno dopo proprio nell'ottava delle 10 Regole dell'Imprenditore: " È mia opinione che l'imprenditore non debba rimpiangere decisioni prese nella convinzione di essere nel giusto...".

Le vicende successive, con Firestone prima e Continental poi, terranno aperta una questione che ancora oggi è d'attualità a livello mondiale.

Dal 1999 Presidente Onorario

Ma attorno alla metà degli anni Ottanta, nella vita imprenditoriale di Leopoldo Pirelli si va profilando una nuova sfida: dare un senso alla deindustrializzazione che colpisce strutturalmente tutta Europa, reinterpretandola in chiave di recupero del territorio.

" La creazione di un polo tecnologico in un'area urbana è un momento di un più generale processo di trasformazione dei grandi insediamenti industriali di tipo tradizionale -annuncia in una conferenza stampa il 26 settembre 1985- Questa trasformazione è caratterizzata dalla sostituzione nelle aree urbane delle attività industriali di tipo tradizionale con le nuove attività degli anni novanta...".

Presidente Onorario dal 1999È l'atto di nascita di Progetto Bicocca: un anno dopo, nel giugno del 1986, nella prefazione al catalogo che presenta i plastici dei 18 architetti che hanno partecipato al concorso internazionale lanciato dalla Pirelli per ridisegnare la citadella industriale di Bicocca, il Presidente già può parlare di "un'area dove le nuove tecnologie parleranno il linguaggio degli uomini restituendo una valenza urbana alla vecchia città fabbrica".

E ancora due anni dopo, alla presentazione del cosiddetto "Rapporto Colombo" -uno studio curato dal Presidente dell'Enea su " Scienza e Tecnologia del XXI Secolo"- Leopoldo Pirelli potrà commentare: " questa società del ventunesimo secolo sarà una società più libera, aperta e creativa. La corsa verso il cambiamento porterà l'uomo a cercare sempre nuovi equilibri con se stesso, con la società, con la natura, a inventare nuove forme di organizzazione, a stabilire nuovi modelli culturali".

Nel 1996, Leopoldo Pirelli lascia la Presidenza di Pirelli S.p.A. e nel maggio del 1999 anche quella di Pirelli & C., di cui è nominato Presidente Onorario, trentacinque anni dopo il padre. Intanto, fin dal 1985 è entrato nel Consiglio di Amministrazione della Pirelli S.p.A il figlio Alberto, che il 21 giugno 1991 assume la carica di vicepresindente della Società. Anche lui, trentacinque anni dopo il padre.

Leopoldo Pirelli muore nella sua casa di Portofino il 23 gennaio 2007.

Ultima revisione: 29 2010