G. B. Pirelli - Diario di un viaggio all'estero - 1870-71

" 6 novembre, Coira. Una piccola filatura di cotone diretta dal Sig.Hoffeman, di nessuna importanza. Ho visitato con Paladini l'officina di riparazione della Stazione. Si aggiustano e si fanno vagoni. Non vidi far altra operazione fuor che tornire delle ruote. Credo non vi si faccia altro."

Così inizia il diario che il neoingegnere Giovanni Battista Pirelli tenne durante il suo "viaggio di istruzione all'estero" tra il novembre del 1870 e il novembre del 1871.

Scritto a mano su un quaderno a quadretti, il Diario fu ritrovato da un'operaia Pirelli tra le macerie dello stabilimento di via Ponte Seveso, bombardato nel 1943.

Alla sua morte, l'anziana signora lasciò i proprio pochi averi, compreso il manoscritto, in eredità al Duomo di Monza, nella cui Biblioteca Capitolina è conservato tuttora.

Nel 2003, il diario è stato pubblicato in un bel volume curato da Francesca Polese e edito da Marsilio.

Il " Viaggio di istruzione all'estero" è la minuziosa raccolta di informazioni che Pirelli raccolse durante il lungo percorso che, nell'arco di un anno, lo portò tra Germania e Svizzera, Belgio e Francia per studiare il fenomeno nascente dell'industria in Europa, e cercare di capire quale via intraprendere "da grande".

Quel viaggio, il giovane ingegnere potè compierlo grazie a una delle borse di studio da 3.000 lire istituite su consiglio di Giuseppe Mazzini dalla signora Teresa Berra, sposata al tedesco Kramer. Borse che avevano lo scopo di permettere soggiorni di perfezionamento all'estero a giovani ingegneri che si proponessero di "studiare un'industria nuova o poco conosciuta in Italia".

Laureatosi al Politecnico -ingegneria industriale, massimo dei voti- il 10 settembre 1870, già il giorno successivo Giovanni Battista Pirelli entrava in possesso del "Premio Kramer".

A novembre la partenza, seguendo un programma studiato assieme al suo professore di meccanica generale al Politecnico, Giuseppe Colombo.

E un obiettivo, peraltro non esclusivo nè obbligato: studiare la giovane industria della gomma, ancora sconosciuta in Italia...

Un anno tra Coira a Mulhouse

Le pagine del Diario scorrono così lungo un'Europa che si sta affacciando alla Rivoluzione Industriale ma che ancora non sa staccarsi da un Risorgimento contadino e artigianale.

La Svizzera, così simile alla Lombardia ed esempio da imitare "per riuscire a fare dell'Italia una nazione industrialmente avanzata".

E poi quattro mesi attraverso il neocostituito Reich tedesco, dalla Baviera alla Renania alla Sassonia sulle tracce dell'industria meccanica.

E poi il Belgio, prima della Francia, ad attendere la fine della guerra franco-prussiana e l'attenuarsi della Comune parigina. E sempre alla ricerca del misterioso caoutchouc...

" Dopo averle fatto la corte in tutti i modi possibili -scriverà Giovanni Battista all'amico Ettore Paladini- son finalmente riuscito a farmi presentare a quella ritrosa madamigella che è l'industria del caoutchouc. Ciò è successo a Mannheim. Presentazione -quattro parole- un giro nelle sale, e poi la m'è scappata; tanto che più in là dell'acconciatura del capo non son arrivato colle mie osservazioni. Spero rivederla a Berlino."

La lettera in questione fa parte del fitto carteggio che per tutta la durata del viaggio Giovanni Battista Pirelli mantenne con varie personalità, dallo stesso professor Giuseppe Colombo alla benefattrice Teresa Kramer, ai vari compagni di università, molti dei quali a loro volta in viaggio di studio per l'Europa.

Custodite nell'archivio personale del figlio Alberto, le lettere ricevute da Giovanni Battista furono poi riunite e pubblicate dal professor Bruno Bezza nel 1985, negli "Annali di storia dell'impresa" editi da Franco Angeli.

Sono lettere che, distribuite su un arco di tempo parallelo al Diario, spesso svelano anche il lato umano, a volte divertente e divertito, di questi ragazzi in giro per l'Europa, attratti sì dalle meraviglie industriali ma anche non insensibili al fascino delle " 4600 cocottes ginevrine: capelli rossi, occhi azzurri... Ve ne ha di magnifiche, assolutamente superbe di quel tipo eccentrico, speciale, che tanto ammiriamo nelle vetrine dei litografi di Milano..."

Monsieur Goulard, l'uomo del destino...

L'incontro approfondito invece con la "ritrosa madamigella caoutchouch" non avverrà tanto a Berlino -dove tuttavia l'ingegnere potè visitare la fabbrica Voight e Winde- quanto a Parigi, nell'agosto del 1871.

E il tutto grazie ai buoni uffici di un uomo destinato a segnare profondamente il destino professionale del giovane Pirelli: Antoine-Aimé Goulard. Viaggiatore-fabbricante di tubi in gomma, il parigino Goulard s'era trovato al posto giusto -il molo di Falconara- qualche tempo prima, quando la Regia Marina italiana abbe bisogno proprio dei suoi preziosissimi tubi in gomma per recuperare lo scafo dell'Affondatore, che a dispetto del nome s'era inabissato poco dopo la battaglia di Lissa.

I tubi di Goulard impressionarono tal ingegner Rougier, per caso in viaggio verso Ancona. E Rougier ne parlò a Colombo, e Colombo si fece l'idea che produrre caoutchouc sarebbe stata un'ottima idea imprenditoriale per il suo giovane allievo Pirelli...

In quell'agosto del 1871, Giovanni Battista non potè comunque visitare la fabbrica del vulcanico Goulard, rasa al suolo dai prussiani.

Ma Antoine-Aimé fece di meglio: presentò il giovane ingegnere all'amico François Casassa, anche lui promettente fabbricante di articoli in gomma a Charenton " E' una piccola fabbrica -scrive Pirelli nel Diario- Il Sig. Casassa da operajo abile potè in poco tempo montarsi una piccola officina, la quale a poco a poco divenne quello che è oggi, guadagnando in una dozzina d'anni una mezza fortuna..."

Goulard e Casassa torneranno presto nella vita di Giovanni Battista Pirelli. Il primo già nel 1872, come direttore tecnico dello stabilimento di Milano: esperienza peraltro breve e alquanto deludente.

Ben diverso il ruolo che Casassa avrà nella Pirelli & C cinque anni dopo, al momento del suo ingresso come socio nella direzione dell'impresa: l'esperienza del francese nel campo degli articoli sanitari e di merceria in gomma permise all'azienda milanese di fare un grande passo in avanti sulla strada della diversificazione produttiva.

Il 31 agosto 1871 Giovanni Battista Pirelli lascia Mulhouse per tornare in Italia.

Il viaggio è finito.

E' ora di fare un po' di conti, e di vedere come fare a raccogliere un capitale adeguato a far partire quell'idea di produrre caoutchouc in Italia...

Il 29 gennaio del 1872, il notaio Allocchio di Milano firma l'atto di nascita della "G.B.Pirelli & C."....

Inghilterra? Ciapenn un alter...

Se la già generosa donazione Berra-Kramer fosse stata ancora un tantino più consistente, probabilmente il Diario del Viaggio di Istruzione all'Estero avrebbe avuto qualche pagina in più.

Giuseppe Colombo infatti aveva fatto forti pressioni sul giovane Pirelli perchè estendesse il viaggio anche all'Inghilterra, che dell'industria della gomma era la patria riconosciuta.

E invece Inghilterra non fu, a causa della "leggerezza delle saccocce" e delle "ferite toccate alla borsa". Insomma, i soldi erano finiti.

In una lettera all'amico Paladini, parlando del maestro e del suo spingere per varcare la Manica, Giovanni Battista scrive: " ...egli mi dice tante belle cose, ma non se ne dà per inteso che il pecunia è un po' scarso. Anzi mi domanda se conto d'andare in Inghilterra! Sì, ciappen un alter!!! Io non so se gli altri sappiano viaggiare più convenientemente di me, ma io posso loro dimostrare che coll'itinerario che vado sviluppando non 10 ma 15 lire non basterebbero. Sa tu vedessi come sanguina la mia borsa!".

Ultima revisione: 29 2010